1919 – 2019: un anniversario impossibile da dimenticare

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Pietro Cappellari, con il suo «Fiume trincea d’Italia», ci aiuta a comprendere l’importanza storica degli eventi che caratterizzarono la Penisola un secolo fa.

 

 

Stiamo avviandoci alla conclusione di questo 2019, che è l’anno centenario di una serie di eventi storici determinanti per le sorti della nostra Patria: dalla vittoria sull’Impero Austro-Ungarico, alla fondazione del Fascismo, all’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume. Per comprenderne l’importanza è di sicuro giovamento il lavoro, da poco pubblicato, di un ancor giovane e validissimo ricercatore storico, Pietro Cappellari, dal titolo “Fiume trincea d’Italia. La questione adriatica dalla protesta nazionale all’insurrezione fascista 1918-1922”.

Direttore del prestigioso periodico “L’Ultima Crociata”, Pietro Cappellari è accademico e responsabile per la regione Etruria (Italia Centrale) dell’ «Accademia Delia» di Padova, Ufficiale riservista dell’Esercito Italiano, Comandante sezione Carri semoventi, laureato in Scienze Politiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma, “master” dell’Istituto “Enrico Mattei” di alti studi sul Vicino e Medio Oriente, vincitore di vari premi di Scienze storiche, nonché collaboratore della West Virgina University (USA).

Il volume, che si inserisce nel pieno delle manifestazioni per il centenario della fondazione dell’Associazione fra gli Arditi d’Italia, consiste in 680 pagine, con 1600 note al testo e 1400 personalità citate. Eccezionalmente documentato, indicando fonti di archivio, fatti e nomi precisi, pone una parola definitiva su quell’anno fondamentale per la storia d’Italia del Novecento. Ma sentiamo l’autore.

«Nel corso di quest’anno», ha dichiarato Cappellari, «ricorre una serie di centenari fondamentali per la storia della nostra Nazione: dalla fondazione dei Fasci all’Impresa di Fiume. Davanti a questi eventi ci è parso giusto ripercorrere la storia di quegli anni, cercando di riportare l’analisi dell’impresa dannunziana al centro di una nostra riflessione, superando schemi preconfezionati o interpretazioni cristallizzatesi nel duello “pro” o “contro”. Soprattutto, presentando il fiumanesimo – l’espressione politica di quell’esperienza rivoluzionaria – come una delle più originali componenti di quel complesso mondo che fu il “diciannovismo”. Il diciannovismo – da non confondere con il nazionalismo propriamente detto – fu l’evoluzione politica dell’interventismo di sinistra come sviluppatosi nel 1915. Repubblicani, socialisti, anarco-interventisti, sindacalisti rivoluzionari, all’indomani della Grande Guerra si trovarono proiettati in una nuova dimensione politica in cui il valore della Nazione si elevò a “mito”, fondendosi con la tradizionale rivendicazione di una più vera ed alta giustizia sociale. Questa eterogenea galassia della sinistra nazionale – repubblicana, anticlericale ed antisocialista – produsse quattro movimenti caratteristici del diciannovismo: il futurismo politico, l’arditismo, il fascismo e, per l’appunto, il fiumanesimo».

Quale fu, in questa prospettiva, il ruolo e il peso di un gigante della cultura e del patriottismo come Gabriele D’Annunzio? «D’Annunzio – è la risposta di Cappellari – nell’estate 1919 fu colui che riuscì a tramutare in atto concreto quella “tentazione golpista” che si era sempre più diffusa nelle sfere militari e di cui si facevano propagandisti i nazionalisti. Riuscì a far convergere sulla sua persona anche tutti quei diciannovisti che si proponevano, da sinistra, l’abbattimento del Governo e – in molti casi – anche della Monarchia. La sintesi dei due estremi (nazionalismo e diciannovismo) fu trovata nella rivendicazione di Fiume italiana come progetto eversivo antigovernativo».

Come si inquadra, in questa prospettiva, la nascita del fascismo?

«Essendo il fiumanesimo finito con la caduta della reggenza (Natale di Sangue del 1920), fu il fascismo – ed in particolar modo lo squadrismo – ad ereditare quella visione del mondo e quel modo d’agire proprio di quella esperienza. Il 28 ottobre 1922, i propositi eversivi ereditati dall’esperienza fiumana ed assimilati dallo squadrismo, porteranno le camicie nere al potere».

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