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Con le donne si fa lo stesso inganno sessantottino di sempre: se ne prende un buon numero, si inquadrano militarmente nel corteo e nella manifestazione, si urlano slogan più o meno decotti da ripetere in coro, non di rado conditi con punte di volgarità, e poi si dice che “le donne hanno manifestato…”, “le donne hanno protestato…”, eccetera, così come nel sessantotto gli studenti inquadrati militarmente erano “gli studenti”. Nossignori: le donne che si sono fatte inquadrare sono un gruppo di donne, punto e basta, così come gli studenti inquadrati erano un gruppo di studenti, punto e basta. Né quest’ultimi né le prime possono vantare una “rappresentanza” che nessuno ha a loro conferito.

Scusate la puntualizzazione, ma mi è sembrata utile per sottolineare una cosa importante, ossia che, grazie al Cielo, e a prescindere dai falsi storici su cui si basa la “Festa della Donna”, ci sono ancora tante donne che sanno essere donne e anche amano esserlo. Ma hanno da occuparsi di troppe cose serie per avere il tempo e la voglia di intrupparsi in piazzate tanto inutili quanto noiose e sempre uguali.

E anzitutto a queste donne vorrei fare gli auguri più sinceri: alle donne che quotidianamente, con fatica e sacrifici, assolvono i loro doveri di madri e di spose. Ce ne sono ancora e a queste deve anzitutto andare la nostra gratitudine, perché sono le colonne delle famiglie che ancora resistono al disastro dilagante. Perdonatemi se per un attimo apro una parentesi personale, ma vorrei ricordare la mia mamma che, laureata in Medicina, scelse di stare a casa per badare alla famiglia e ai figli (eravamo in tre, nati nei primi quattro anni di matrimonio) e il daffare non mancava. Fece una scelta di sacrificio, senza dubbio, ma anche, attenzione, una scelta di amore. E lei e il mio papà, che col suo lavoro ci consentì una vita decorosa e ci fu di grande esempio, erano la nostra sicurezza assoluta, erano la famiglia.

Grazie alle mamme, alle mogli, alle donne che sanno essere donne, con tutta la dolcezza e l’importanza straordinaria di questo ruolo.

E alle solite infelici che ieri hanno riempito un po’ di piazze per urlacchiare gli slogan preparati dall’alto, vorrei dire:

  • Riconquistate la vostra libertà, ricordandovi magari che essere inquadrate è l’esatto contrario della libertà.
  • Ogni manifestazione, corteo, eccetera, ha dei costi: chiedetevi chi “investe” danaro per mandarvi in piazza, e perché lo fa, tenendo conto che di sicuro non lo fa gratis.
  • Riflettete sui “diritti” che vi hanno inculcato in testa, e anzitutto sull’aborto: siete davvero felici che la legge voluta da una società malata vi trasformi in assassine? Prima o poi la coscienza si risveglierà e allora capirete la mostruosità di un tale “diritto”.
  • Riflettete sulla “libertà sessuale”, l’ottimo inganno per coprire con una teoria il fatto che siete state ridotte a oggetto.
  • Riflettete sullo sfascio della famiglia, contrabbandato come “libertà”, che prepara la vostra solitudine inevitabile col passare degli anni.
  • Riflettete sul “lavoro”, che non potete scegliere, che dovete scegliere, perché una società materialista e impazzita spinge ai consumi frenetici e richiede sempre più risorse economiche, da spendere subito dopo. È proprio vero che il lavoro vi “realizza”?

Insomma, a tutte le donne vorrei dire che spero e prego che si possa tornare a una società sana, cioè cristiana, in cui la scala dei valori veri sia finalmente ripristinata e consenta a ognuno di vivere il suo ruolo serenamente. Consenta alla donna che vuole lavorare di farlo, ma come sua libera scelta, consenta alla donna che vuole dedicarsi alla famiglia di farlo, senza sentirsi per questo sminuita.

Un grande Papa, cattolico, Pio XII, disse a proposito della donna: “La donna genera ciò che Dio crea”. Una frase che ho sempre trovato bellissima, perché sintetizza con efficacia il posto privilegiato che la donna ha avuto nella Creazione: collaboratrice di Dio nel grande mistero della Creazione.

Si può immaginare una dignità più grande?

Certo, se non torneremo a una società sana, cioè cristiana, non potremo sperare che alla donna sia finalmente riconosciuto tutto il rispetto che le è dovuto, tutta la dignità che viene da Dio stesso. È ridicolo e ipocrita fare le lamentazioni sui “femminicidi”, uccidendo tra l’altro anche il buon italiano, e intanto proseguire sulla strada della follia di una società scristianizzata, che ha creato miti basati sulla menzogna, che ha legalizzato la violenza, l’omicidio, gli atti contro natura e ora si accorge con stupore che la violenza dilaga. Che altro poteva accadere? E davvero qualcuno crede che le violenze sulle donne possano diminuire urlando slogan decotti o facendo sublimi idiozie piazzaiole tipo “flash mob” et similia? Suvvia. Come avrebbe detto il grande Totò: “Ma mi faccia il piacere…”

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