Coronavirus

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L’epidemia del nuovo virus presentatosi in Cina sta interessando il mondo intero; desta vari sentimenti, varie considerazioni di esperti o presunti tali, e di semplici opinionisti. Le televisioni ne fanno una speculazione con i loro trattenimenti, in cui personaggi che fanno ascolto disputano con maggiore o minore buon senso e cognizione di causa, invariabilmente politicamente schierati; sebbene le contrapposizioni non implichino una antitetica visione del mondo, ossia, in ultima analisi, non escludano la sostanziale dipendenza dalla potentissima Setta mondiale della grande Finanza.

A livello di governo e opposizione è avvenuta l’accusa di quest’ultima d’aver ritardato il blocco degli arrivi di cinesi, talché due turisti sbarcati a Milano sono giunti a Roma affetti da coronavirus, come è risultato dal referto dell’Ospedale dove è avvenuto il loro ricovero. Il capo del governo, difendendosi in un’intervista assai ufficiale, con accorte circonlocuzioni che evitassero certi termini, ha dichiarato che le circostanze impedivano di prendere misure maggiormente preventive, mentre le misure ora in atto sono le più efficaci e approvate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo Giuseppe Conte la stessa OMS (agenzia dell’ONU) avrebbe sconsigliato provvedimenti protettivi prima d’una certa data, e ciò avrebbe comportato il piccolo ritardo dell’Italia e di altri stati.

Nell’agone delle dispute televisive, i rappresentanti dei partiti opposti hanno sostenuto, da un lato (Belpietro direttore de La Verità) che l’OMS (come in genere le agenzie delle Nazioni Unite) non è affatto un organo che dia garanzie di efficienza e di serietà, dati i suoi trascorsi. Dallo stesso lato, alcuni medici hanno detto che le mascherine in commercio sono quasi tutte inefficaci per proteggersi dal contagio, che il contagio è più pericoloso di quanto asserito dai loro antagonisti, i quali combattono e deplorano gli allarmismi, dicendo, dati statistici (sic!) alla mano, che il rischio di morte è inferiore a quello prodotto un’influenza stagionale. I pompieri hanno pure insistito sulla bontà della misura governativa, che ha incaricato il Capo della Protezione Civile, Borrelli, per gestire i previsti sei mesi di stato d’emergenza. I pompieri assicurano (telegiornali inclusi) che nessuno deve preoccuparsi del contagio allo stato attuale delle cose, che con ogni probabilità resta qual è, anzi dovrebbe migliorare sino all’esaurimento del pericolo. I pessimisti hanno obiettato che, se anche il Mondo occidentale e dell’Estremo Oriente faranno fronte al problema, la malattia arriverà tramite immigrati fuori controllo dall’Africa, dove soggiornano molti cinesi provenienti dalla zona infetta, da prima che fosse stata isolata. A questo proposito, in una trasmissione della conformista La7, il conduttore, assecondato dal personaggio di turno, ha ironizzato su Salvini per la sua accusa rivolta ai ministri di lasciare i porti aperti, come se il cinese sceso all’aeroporto fosse un veicolo d’infezione virale equiparabile al povero migrante. Infine, due esperti si sono contraddetti: l’uno asserendo che la trasmissione del virus possa avvenire soltanto da un soggetto malato sintomatico, l’altro asserendo che anche da un soggetto che abbia la malattia in incubazione (una quindicina di giorni) la si possa prendere. Le diatribe promettono di prolungarsi per molto tempo, in attesa di nuovi avvenimenti.

Ma c’era bisogno d’essere un competente della materia e molto informati per trarre le conclusioni risolutive e incontrovertibili? Si parte da un postulato: i gravissimi provvedimenti (sia pure un po’ tardivi) assunti dalla Cina (paese indubbiamente progredito e non autolesionista), per i quali una città più popolosa di Roma è stata messa in quarantena, e in tutto lo Stato vigono disposizioni eccezionali che compromettono l’economia nazionale; d’altronde, l’adeguamento a tale situazione da parti di tutti i paesi evoluti, fino al ritiro dei propri cittadini dal suolo cinese. Stabilito ciò, nessuno è autorizzato a trattare l’epidemia come un evento accettabile, sostenibile alla stregua d’un’influenza cattiva o di qualcosa del genere. Ergo, chi ha mosso critiche al governo di non aver impedito l’arrivo di cinesi provenienti dalla zona incriminata, prospettando bensì l’arrivo del morbo attraverso l’immigrazione incontrollata, ha avuto ogni ragione per farlo. Dovrebbero stare bene attenti quanti minimizzano.

Una seconda deduzione appare importante mettere in rilievo. Visto che qualcuno ha portato il coronavirus in mezzo a noi, ossia in alcuni punti del territorio italiano, è irresponsabile affermare che almeno in alcuni posti e in determinate circostanze non possa trasmettersi (e di lì poi diffondersi) il contagio, per cui è giustificata la paura cinese almeno di chi si trova in quei paraggi. Poiché il morbo ha un’incubazione di quindici giorni (ma si parla di vera quarantena per i nostri connazionali rimpatriati da Wuhan), chi può dire che qualche cinese qui presente non sia portatore del virus? Avrà ragione lo scienziato che sostiene la non trasmissibilità da parte di quanti non abbiano la malattia conclamata? Questo è il dilemma che anzitutto dovrebbe essere risolto, e la sua soluzione dovrebbe essere resa manifesta dalle Autorità, per la pubblica (parziale) rassicurazione o per la debita avvertenza.

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