Abuso dell’ambiguità

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L’errore più seducente, confortato dalle dimostrazioni più sapienti, è meno pestifero dell’ambiguità dottrinale. Infatti l’errore resta tale: confutabile. L’ambiguità, accettabile come vera secondo la buona interpretazione, nelle mani di chi ha modo di sfruttare l’aspetto erroneo della proposizione, introduce all’eresia, talvolta falsamente giustificata con l’autorevolezza di chi compose la proposizione.

Ci sono due generi di ambiguità: quella creata dai maliziosi che intendono farsene un riparo e l’adoprano  per trarre in inganno (famose le ambiguità perpetrate al Concilio Vaticano II) e quella malaccorta o presunta, dovuta a qualche mancanza di chiarezza dell’autore, di cui approfittano gli erranti maliziosi.

Il Vaticano canonizza il cardinale Henry Newman (1801-1890). Teologo insigne, valente letterato, egli ricevette la porpora da Leone XIII e l’approvazione del suo operato da san Pio X. Adesso la corrente progressista (più eretica) del clero storce il naso. Ma quanti sono addentro ai raggiri, recitano soltanto la commedia nella parte degli scontenti. Bergoglio si serve di personalità ortodosse della Chiesa che non è più, le eleva sugli altari profanati per procacciarsi il consenso dei fedeli presunti tradizionalisti (in particolare, anglosassoni), attirati nella massa che fa girare la macina del suo orribile mulino.

Il card. Newman, dapprima presbitero della chiesa anglicana, aveva combattuto il liberalismo religioso, dedicandosi in special modo allo studio del Padri della Chiesa. Da questo terreno, comune all’eresia inglese e al cattolicesimo, era addivenuto alla conversione. Ma il suo apostolato come sacerdote romano e il suo lavoro teologico gli avevano attirato le critiche sia degli anglicani, sia dei cattolici difensori della fede, la cui dura obiezione si riassunse nell’alternativa: “O Newman o S. Tommaso”, intendendo che il porporato inglese avesse contraddetto l’insegnamento del Dottore Angelico.

Ma il peggio venne dopo, quando i modernisti si appropriarono del Newman, ovvero di alcune sue asserzioni, per avvalorare la loro pessima eresia, trasformando in un pregio l’oggetto delle contestazioni mosse al teologo da alcuni studiosi cattolici. In altri termini, secondo i modernisti l’interpretazione che aveva provocato le accuse di eterodossia, era stata giustamente smentita, non perché avesse sbagliato credendo di aver trovato l’errore, ma perché si era sbagliata circa il suo concetto di errore, sicché ciò che aveva considerato essere errore sarebbe stata una verità. L’involontaria ambiguità del Newman aveva dato adito al travisamento modernista. E oggi il clero eretico avrà modo di sguazzare nel travisamento del nuovo santo.

Si badi che questo gioco è già stato  praticato con santi impeccabili e neppure teologi, come san Francesco d’Assisi, spacciato per pacifista, irenista, fautore dell’ecumenismo ante litteram.  Mentre san Francesco fu in prima fila nel combattere le eresie, nel tentare di convertire il musulmano, nel promuovere missioni dedite al proselitismo: iniziative orripilanti agli occhi di Bergoglio traditore.

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