Uno degli aspetti della nostra crisi è proprio la perdita del senso della superiorità dell’uomo sulla natura

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Prendo spunto dalle consuete contestazioni animaliste in occasione della festa saronnese di S. Antonio, durante la quale vengono esposte diverse bestiole delle quali il santo padovano è il protettore, per proporre qualche osservazione di natura generale, ritenendo che i fatti normalmente non si spiegano da se stessi, ma rimandano a questioni di più ampia portata. Nel caso specifico, per esempio, non è appena una accresciuta sensibilità nei confronti del mondo animale che produce questo genere di iniziative: al netto delle buone intenzioni dei singoli c’è ben altro, e precludersene la consapevolezza significa non comprendere le ragioni profonde del fenomeno, e quindi non sapere come collocarsi nei suoi confronti.

Uno degli aspetti della nostra crisi è proprio la perdita del senso della superiorità dell’uomo sulla natura. Questo senso ha la sua origine nel primo Libro dell’Antico Testamento: “E Dio disse: – Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra” (Genesi, 26). Il Nuovo Testamento conferma in diversi passi l’Antico, fra l’altro con le seguenti parole del Cristo: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?” (Mt., 6, 26). Questa visione gerarchica della realtà penetra in Occidente con il Cristianesimo, ma vi trova un terreno già fertile, perché il pensiero greco-romano era nel frattempo pervenuto, per altra strada, ad analoga concezione. Su questo punto mi piace citare, piuttosto che il riferimento d’obbligo Aristotele,  l’episodio del cane Argo, che riconosce il suo padrone dopo la ventennale assenza da Itaca. Riconosce il padrone benché sia travestito ma, vecchio e malandato e infestato dalle zecche, non gli si può avvicinare. “E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda e lasciò ricadere le orecchie, ma ora non poteva accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo volse altrove lo sguardo e si asciugò una lacrima senza farsi vedere da Eumeo (Odissea, Libro XVII)”. Questo è il rapporto che l’Occidente istituisce tra uomo e animale di compagnia: vicinanza ed affetto, ma nella distinzione dei destini e delle funzioni. Con gli altri animali il legame emotivo è naturalmente più tenue, e l’animale viene considerato soprattutto per la sua funzione in relazione alla specie-uomo, secondo le categorie utile/nocivo. È il saggio mondo contadino ad indicarci la strada: nessuna inutile crudeltà – che ove vi sia va giustamente perseguita –  ma anche nessuna idolatria. In effetti l’animalismo è un’ideologia da città. Pur rientrando come sottospecie nel naturalismo, è la sua una natura contemplata dalla finestra della casa di vacanza.

In proposito mi permetto di pensare che la mancata chiarezza su questa distinzione non indica un rapporto trasparente con la realtà delle cose, e che una cultura che ammette tali confusioni non ha scampo – nel medio-lungo termine – entrando in contatto con un pensiero forte come per esempio quello islamico. Il quale, per tornare ad Argo abbandonato e troppo tardi  ritrovato, considera il cane come un essere impuro, più ancora del maiale. Qualora l’Islam dovesse imporsi, come nei quartieri londinesi o nelle città scandinave in cui si applica la sharia, sapranno i contestatori di S. Antonio difendere i loro amici? O li tradiranno, in nome di un altro articolo del supermercato del pensiero debole, il multiculturalismo? Il silenzio delle associazioni animaliste in occasione  degli sgozzamenti rituali durante la Festa del Sacrificio ha, in verità, l’odore di una resa preventiva e incondizionata.

Detto tutto questo e tornando alla sagra saronnese, il lugubre stand del maiale appeso e squartato poteva essere evitato. Non per le ragioni appartenenti all’armamentario ideologico degli animalisti, ma per una mera questione di buon gusto e di attenzione ai molti bambini di passaggio.

 

(Alfonso Indelicato – Consigliere comunale eletto a Saronno)

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