Comunisti, ex comunisti, cripto-comunisti…

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Ma sempre arroganti e intolleranti. Riflessioni a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino

 

Premetto che non scrivo mai di politica e tanto meno amo parlarne in salotto con gli amici, perché so bene che questo delicato argomento a volte può riscaldare talmente gli animi da provocare incomprensioni e fratture anche tra persone che, pur conoscendosi fin dall’infanzia, sono di idee politiche diverse. Leggo i giornali, questo sì, per non sentirmi completamente fuori dal mondo, ma non seguo neppure i telegiornali, né le trasmissioni televisive di cosiddetto “approfondimento politico”, perché mi sembrano progettati soprattutto per lusingare il narcisismo dei conduttori e l’eleganza delle conduttrici. Infatti le rare volte che li ho seguiti, queste trasmissioni  mi hanno lasciato le idee più confuse di prima, facendomi ricordare un’affermazione di Indro Montanelli: “Quando il lettore non capisce quello che legge, la colpa non è sua ma nostra”. Ovviamente qualche preferenza politica ce l’ho, se non altro perché in questo nostro povero paese, “sinistrato” non solo moralmente, ma anche politicamente, ogni tanto bisogna andare a votare, anche se confesso di aver provato  in questi ultimi anni la tentazione fortissima di restarmene in casa.

Perché allora questa volta sento il desiderio di addentrarmi un po’ in quello che ritengo un terreno minato? Perché trent’anni fa crollava il muro di Berlino trascinandosi dietro il comunismo nei paesi dell’Europa orientale, grazie a Dio senza spargimento di sangue, mentre invece, nei 28 anni precedenti, molto sangue era stato sparso da parte della “Vopo” della zona orientale per impedire ai berlinesi dell’Est di raggiungere la libertà che sapevano esistere all’Ovest. Io ricollego questo evento all’azione di Dio e al sacrificio di un vero Santo, P. Tomas Tyn, il giovane frate domenicano ceco che, al momento della sua ordinazione sacerdotale, offrì a Dio la sua vita per la liberazione del suo paese dall’oppressione comunista. Perciò esso è  di tale importanza storica che esige un commento anche da parte di una semplice cattolica “bambina” che non si è mai occupata di politica pur ritenendo che avesse ragione Paolo VI nel definirla “il più nobile contributo alla realizzazione del Bene comune”. Almeno così dovrebbe essere, anche se in realtà assistiamo ogni giorno, nei fatti politici concreti, ad esempi non esattamente edificanti.  .

Ma la mia “preferenza”, di cui parlavo poc’anzi, si manifesta in forma molto sfumata, perché anche i partiti politici che appaiono meno lontani dalla mia visione del mondo, totalmente cristiana, mi sembrano incarnare più il Male minore che il Bene, e questo non mi piace affatto perché il Male (maggiore o minore che sia) è sempre il Male e non dovrebbe mai essere assecondato, anche quando si presenta, come disse Gesù, vestito da agnello. Tuttavia, pur avendo io succhiato un viscerale anticomunismo con il latte materno, non credo che il comunismo sia stato il Male Assoluto, “metastorico e incomprensibile” come i comunisti militanti hanno spesso definito il fascismo, perché Male Assoluto è solo il demonio. Definirei piuttosto questi due totalitarismi del XX secolo, sicuramente nefasti, semplicemente come “mali storici”, assurdi e colpevoli allo stesso tempo, non certo modelli di cultura politica e civile da presentare alle nuove generazioni.

Tuttavia io credo – anche se, confessandolo, probabilmente susciterò un vespaio di polemiche – che un sia pur piccolo punto di vantaggio sul comunismo lo abbia segnato  l’ideologia fascista, se non altro perché, durante il “famigerato ventennio” i cattolici hanno potuto praticare tranquillamente la propria fede mentre ciò non è affatto avvenuto per i cristiani dei paesi dell’Europa orientale, che hanno dovuto subire la persecuzione imposta dall’ “ateismo di stato” di impronta marxista. Perciò ritengo che abbia un po’ esagerato (ma non tanto) il leader di quello che allora era il partito di estrema destra il quale – per salvarsi la carriera che sentiva in declino e accattivarsi la simpatia degli avversari politici –  vari anni fa fece una radicale autocritica,arrivando proprio a definire Male Assoluto il ventennio fascista. Fece, secondo me, un colossale flop anzitutto perché, come ho già detto, ritengo che il Male Assoluto sia solo il demonio, e poi perché questo riconoscimento non salvò la sua carriera politica ormai giunta al termine. Tutto ciò mi dette molto da pensare e le conclusioni cui sono giunta hanno trovato una conferma in un chiarissimo articolo di Antonio Socci [1].

Infatti, da molto tempo io mi domandavo: come mai, ora che il comunismo è stato sconfitto, grazie a Dio non dalle armi, ma dalla storia, gli ex comunisti nostrani (ma in realtà non so quanti di essi siano diventati davvero “ex”) non accettano  lealmente e onestamente la lezione impartita loro dalla storia e non dichiarano di essersi sbagliati sostenendo il PCI per 40 anni? Ribadisco che non pretenderei affatto che parlassero di  Male Assoluto – perché (non mi stancherò mai di ripetere) solo il diavolo lo è, e loro al diavolo neppure credono – ma che deponessero una buona volta quell’arroganza politica, culturale, antropologica e intellettuale – insegnata loro da Antonio Gramsci, ma sconfessata dalla caduta del muro di Berlino – che li fa credere superiori a tutti gli altri comuni mortali che non sono disposti a farsi  illuminare dal verbo marxista.

Nulla di tutto questo è accaduto. Come sottolinea Socci, quei comunisti nostrani, captato il mutamento di clima in atto in tutto il mondo occidentale, si sono affrettati ad adeguarsi, cambiando rapidamente “maquillage” e casacca. Però nessuno degli antichi comunisti italiani ha rinnegato pubblicamente il comunismo e il suo sviluppo storico nei vari paesi in cui esso ha dominato. Qualcuno (e taccio i nomi per cercare di essere caritatevole) ha addirittura dichiarato “dopo” di non essere mai stato comunista, ma di essere sempre stato un ammiratore del “kennedismo” americano negli anni più bui della guerra fredda. Mentivano allora ai loro stessi compagni? O mentono adesso?

Per non fare una figuraccia di fronte a tutti gli elettori e mantenere l’influenza politica e culturale raggiunta, hanno inventato piuttosto un nuovo partito, quel PD diverso solo apparentemente, perché del vecchio PCI hanno mantenuto lo stile arrogante e intollerante, la “propensione pedagogica” (come dice Socci) a voler insegnare tutto a tutti, la demonizzazione dell’avversario impersonato dalle destre. Di nuovo, invece, hanno adottato la filosofia della “political correctness”, facendosi tappeto sotto i piedi europei preferendo assecondare l’indirizzo imposto dalla globalizzazione imperante e dall’interesse delle grandi banche occidentali, piuttosto che il Bene comune, ritenuto da molti un’espressione troppo confessionale.

Ma quel che è più triste, a mio umile avviso, è che sono riusciti ad affascinare, attraendoli a sé, anche molti elettori cristiani, di mentalità genericamente progressista, che in passato non avrebbero mai votato per il PCI a causa del noto ateismo irradiato dall’Unione Sovietica. Non hanno pensato costoro che il nuovo partito cui hanno aderito è il più strenuo propugnatore di quanto c’è di più anticristiano, come il divorzio, l’aborto, la procreazione con metodi artificiali, l’eutanasia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, contrabbandati con l’ipocrita giustificazione della solidarietà per i problemi altrui che non ha nulla in comune con l’Amore insegnato da Cristo? Che faranno costoro quando, per la disciplina imposta dal partito, dovranno adeguarsi a direttive anticristiane? Ma forse il peggio deve ancora venire, perché il PD è riuscito ad affascinare anche molti sacerdoti e vescovi diventati suoi sostenitori.

Insomma, sono d’accordo con Antonio Socci che definisce paradossale la vicenda di un partito che sarebbe dovuto rimanere seppellito sotto le macerie del muro di Berlino e invece, grazie al trasformismo dei suoi dirigenti, autentici contorsionisti ideologici e smaniosi di potere, è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda e tornare a occupare posti chiave della pubblica amministrazione e a fare i “maitres à penser”, nonostante lo scarso successo riportato alle elezioni.

Non si creda però che, affermando tutto questo, io pensi che i partiti di destra siano il Bene, non certo “assoluto”, perché “Bene assoluto” è solo Dio, ma neppure quello “relativo”. Infatti anche in essi allignano coloro che, pur non professandosi atei, come i comunisti vecchio stampo, vivono tuttavia come se Dio non esistesse. Molti di loro, pur professandosi cattolici e difensori dei valori familiari, vivono in unioni che di cattolico non hanno nulla. La vera “destra” che io spero si realizzi prima o poi e per la quale voterei senza dovermi turare il naso (come disse il grande Indro Montanelli) è quella che incarna i valori della vera, buona borghesia di una volta; quella che ha fede in Dio e si sforza di osservare sempre i Suoi comandamenti, che rispetta l’Autorità (perché, come dice S. Paolo, non c’è autorità che non derivi da Dio) i genitori, i superiori, le buone leggi scritte e consuetudinarie, che ama la Patria, che apprezza il valore dello studio, del lavoro, della buona educazione, della moderazione nei gesti, nel linguaggio, nei comportamenti, nello stile di vita. Esisterà prima o poi una simile destra, o dovremo ricadere sempre nel male minore?

.

[1] Cfr LIBERO, 27.10.2019  e sul suo BLOG, 29,10,2019.

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3 commenti su “Comunisti, ex comunisti, cripto-comunisti…”

  1. PAOLO DI GENOVA

    Paragonare il comunismo al Fascismo mi sembra molto improprio ed errato. Se vogliamo paragonare il comunismo al nazismo va bene, si possono considerare entrambi regimi anticristiani e pagani che rasentarono il male assoluto e furono indubbiamente ispirati da satana, il quale si è servito di queste due ideologie per scatenare ogni male nel XX secolo. Ma il Fascismo mussoliniano è stato tutt’altra cosa: è stata, se mai, la reazione al pericolo di una rivoluzione bolscevica anche in Italia…il Fascismo ha salvato l’Italia dal comunismo sia nel 1922 sia nel 1943-45 col sacrificio dei centomila caduti della R.S.I.

  2. Gaetano Fratangelo

    Ritengo utile rilevare due aspetti dell’articolo, ove fascismo e comunismo sono definiti regimi totali. Il primo è che non viene citato il nazismo tra i regimi totalitari del XX secolo (è sfuggito alla mia lettura?), il secondo è che il fascismo viene denominato totalitario. Ad onor del vero, lo storico Gentile accomuna, in tal senso, i tre regimi ma la illustre politologa Hannah Arendt, il noto studioso Marcello Veneziani e persino Togliatti evidenziarono differenze tra il regime fascista e i due regimi totalitari (nazismo e comunismo)dimostrando le loro asserzioni.

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Non ho citato il nazismo perché volevo solo fare un raffronto tra il comunismo italiano, decisamente servo totale dell’URSS, e il fascismo, dato che i comunisti nostrani (o ciò che ne rimane) davano, e danno ancora, del fascista a chi non la pensa come loro. Il primo si ispirava a un’ideologia decisamente atea e, se avesse potuto, avrebbe senz’altro proibito ai suoi simpatizzanti ed elettori di dare un’educazione cristiana ai propri figli, mentre il secondo preferiva servirsi della religione cattolica per i suoi fini politici. Ma almeno chi voleva andare a Messa la domenica ed educare cristianamente i suoi figli poteva farlo. Consiglio di leggere “Mussolini, ateo devoto” di Giovanni Sale S.I. su “La Civiltà Cattolica” 19 ott./2 nov. 2019.
      Forse non ho espresso bene il mio pensiero, grazie comunque per avermi letto.

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