Coronavirus, castighi divini e misericordia

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

.

Per quanto tempo dovremo ancora occuparci del coronavirus? Per molto tempo ancora, temo. Questo potente nemico, invisibile a occhio nudo, ha invaso le nostre vite in un momento in cui la presuntuosa umanità credeva di essere sulla buona strada per debellare molti nemici della salute, come è avvenuto per molti virus e pare stia avvenendo (Dio lo voglia …!) sia pure lentamente, per lo stesso cancro. Invece non è andata così, malgrado si speri di trovare un vaccino anche per il Covid19, il che però, se avverrà, avverrà ancora al prezzo di molte vite umane in tutto il mondo.

La riflessione sulle cause e gli esiti di questa tragedia planetaria che ha colpito il nostro tempo, se fatta coscienziosamente, ci porta molto lontano perché investe i più disparati campi di interesse dell’uomo: dalla biologia alla virologia, dalla filosofia alla medicina, dalla psicologia ai più banali comportamenti umani, dalla politica e dall’economia alla vita quotidiana, dalle leggi positive alle relative sanzioni, dalla teologia alla prassi pastorale, e potrei continuare ancora, perché non c’è ambito della nostra vita che non sia stato coinvolto in questo terribile problema. Ma come può un’umile cattolica “bambina” scendere sul terreno dei più famosi scienziati e intellettuali che hanno tentato di assumere, nei confronti del Covid19, un atteggiamento proattivo, vale a dire capace di guardare in faccia il problema per trovarne la soluzione senza lasciarsi travolgere dall’ideologia?  A quanto pare, ancora non tutti ci sono riusciti, ma pare anche che un buon inizio sia stare attenti a non prestare fede alle fake news diffuse dai più frequentati media, perché possono aumentare l’ansia o dare adito a false illusioni[1].

È certo invece che con la diffusione del Covid19 qualcosa è andato storto e non è chiaro se ciò sia dovuto all’inefficienza dei vari governi o a una generale decadenza dei tempi che si rivela drammaticamente in ambito sanitario. Ancora più certo invece è che l’Italia, inizialmente paese maggiormente colpito dal virus, stia attraversando una durissima crisi sociale, religiosa umana, economica, ricattata da un sistema fiscale inflessibile.

Ma poiché la vostra amica ha una visione totalmente cristiana della nostra esistenza, penso che il miglior modo per convivere col virus, parandone i colpi e in attesa che esso venga definitivamente sconfitto, sia affidarsi alla Parola di Dio, pensando e agendo conformemente ad essa.

E allora ecco che il primo spunto di riflessione l’ho trovato aprendo a caso l’Antico Testamento. Il Salmo 144 presenta l’uomo come “un soffio e i suoi giorni come ombra che passa” (v. 4) facendoci capire quanto siamo fragili e transitori. Tornando a caso all’indietro trovo, nel secondo racconto della Creazione (Gen 2, 7) che Dio modella l’uomo “dalla polvere del suolo” come un vaso di creta che, pur avendo ricevuto da Lui il soffio vitale, nondimeno può spezzarsi al minimo urto. Il dolore, la malattia, la morte, provocati dal Coronavirus, possono aggredire in ogni momento l’uomo più integro e retto. Vado avanti e trovo Giobbe, per l’appunto uomo integro e onesto, colpito “da una piaga maligna dalla punta dei piedi alla cima dei capelli” (Gb 2, 7). Non è accaduto proprio questo anche a noi nei primi mesi del 2020? Ma un momento: gli amici di Giobbe gli fanno visita e non trovano niente di meglio da fare per consolarlo delle sue disgrazie che colpevolizzarlo, come se ne fosse stato lui la causa, nonostante il poveretto cerchi in ogni modo di professarsi innocente. Nell’epilogo però il Signore dice addirittura a uno dei tre saccenti personaggi, Elifaz il Temanita: “La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto cose rette come il mio servo Giobbe” (Gb 42, 7) e, per punirli, impone loro un sacrificio di riparazione.

Allora è inevitabile, a questo punto, che la riflessione tenti di spostarsi a quel livello più alto e molto più difficile da accettare, che non ha mai smesso di interessare i filosofi e i teologi di tutti i tempi. Gli interrogativi sono innumerevoli. Dio voleva davvero punire i tre “amici” di Giobbe per le loro affermazioni blasfeme? E ora vuole forse punire noi per le nostre numerose infedeltà alla Sua Parola? Perché esiste il Male, sia morale che fisico? E perché Dio, che è Padre molto più amorevole di qualunque padre terreno, ha consentito che tanti moderni Giobbe, persone rette e oneste, siano state colpite a tradimento da quel nemico sconosciuto? E soprattutto, a causa dell’inefficienza e dell’impreparazione umane, siano morte sole, senza aver avuto il conforto dei familiari accanto a loro e (per chi ha fede) senza aver potuto ricevere i Sacramenti? Che rapporto c’è tra le azioni dell’uomo, buone o cattive, e il dolore e la morte? La domanda che sorge istintivamente nel cuore e nella mente di chiunque sia colpito da una grave malattia o da una disgrazia è: “Che ho fatto di male perché Dio mi colpisca così duramente?” Lo stesso Gesù, morente, ha chiesto al Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46; Sal 22, 2) sottolineando così, Lui che era Dio, la Sua volontà di condividere totalmente il dolore umano.

Ma in precedenza Gesù aveva rifiutato il legame tra peccato, dolore e malattia. Quando i discepoli gli chiedono se il cieco nato era stato punito per i suoi peccati o per quelli dei suoi genitori, Egli risponde facendoli riflettere sull’azione di Dio nella vita di quel poveretto: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è così perché in lui si manifestassero le opere di Dio” (Gv 9, 3). Gesù non colpevolizza nessuno, ma invita a confidare in Dio, capace di trarre il Bene anche dal Male: infatti dalla cecità congenita di quell’uomo, scaturisce poi la sua conversione. Riecheggia il meraviglioso episodio veterotestamentario di Giuseppe, il quale perdona i suoi fratelli che gli avevano fatto del male. Quando essi si gettano ai suoi piedi per chiedergli perdono, egli dice loro: “Sono forse io al posto di Dio? Se voi avevate pensato male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso” (Gen 50, 19 – 20).

Gesù percorreva la Galilea curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (Mt  4, 20); guarisce un lebbroso escluso dalla comunità perché ritenuto “impuro” (Mt 8, 1 – 4); guarisce il servo del centurione (Mt 8,5) e il figlio del funzionario di Cafarnao (Gv 4, 46 ss) con la sola forza della Sua Parola; guarisce la suocera di Simone, che si trovava a letto con la febbre e che, poi, “si alzò e si mise a servirlo” (Mt 8, 14), dimostrando con questo gesto, la sua gratitudine e la lode a Dio[2]. Poi Gesù guarisce molti indemoniati e l‘evangelista Matteo (8, 16) commenta la Sua opera con il passo del profeta Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità / e si è addossato le nostre malattie” (Is 53, 4). Infatti, le guarigioni non avvengono per opera di magia, ma sono una liberazione dal Male che, secondo le parole di S. Paolo, è avvenuta “a caro prezzo” (1Cor 6, 20; 7, 23), cioè con la morte in croce di Gesù.

Allora cosa dovremmo rispondere a chi si domanda se possiamo definire castighi di Dio le pandemie, i terremoti, i cataclismi come gli tzunami, le malattie genetiche che colpiscono i più innocenti di tutti, e cioè i bambini? Gesù era venuto a conoscenza di due “fatti di cronaca”, del Suo tempo, citati da Luca (1, 13) ma sconosciuti ad altre fonti: Pilato aveva profanato il Tempio facendovi uccidere alcuni Galilei il cui sangue si era mescolato a quello dei sacrifici; poi, la torre di Siloe era crollata uccidendo diciotto innocenti. Gesù non perde tempo in oziose discussioni in merito alla colpevolezza di quei poveri morti, ma bada al sodo: “… credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?  No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Il suo è un invito pressante alla conversione del cuore rivolto a tutti noi, perché disgrazie simili, conseguenze del peccato originale, possono capitare a chiunque e in qualunque momento.

Dopotutto, però, l’Atto di Dolore che fu insegnato alla mia generazione in occasione della preparazione alla Prima Comunione non recita forse: “Dio mio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i vostri castighi e molto più perché ho offeso Voi, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”? Dobbiamo forse pensare che questa formula, accettata dal Catechismo di S. Pio X, fosse sbagliata e anche quel santo Pontefice abbia commesso un errore? Il mio parroco, interpellato da me, ha risposto: “Nessuno di noi vuole contestare un grande Santo come Pio X, ma è vero del pari che certe espressioni linguistiche in uso nella Chiesa del passato non sono più adatte ai tempi moderni”. Forse è per questo che l’Atto di Dolore non è più richiesto ai penitenti nella Confessione sacramentale. Ma tutto ciò non contribuisce ad alimentare la tremenda confusione che regna ora nella Chiesa?[3]

Ci sono però alcuni passi biblici che sembrano dare ragione a coloro che definiscono il Coronavirus la punizione di Dio per i nostri peccati. Tutti sappiamo che nell’Antico Testamento, come nel Nuovo e in molte preghiere della Chiesa, Dio è presentato come Colui che si adira ma si commuove anche fino alla misericordia. Basti pensare a Tobia (13, 5): “(Dio) vi castiga per le vostre ingiustizie / ma userà misericordia a tutti voi”. Oppure a Davide, il grande Re di Israele, antenato e prefigurazione del Cristo: egli aveva adottato un provvedimento politico contrario alla Legge di Dio, e allora “La collera del Signore si accese di nuovo contro Israele” (2 Sam 24, 1) e “Così il Signore mandò la peste in Israele … “(2 Sam 24, 15). Solo quando Davide, pentito, chiese perdono al Signore e offrì i sacrifici richiesti, “il Signore si mostrò placato verso il paese e il flagello cessò di colpire il popolo” (2 Sam 24, 25). Oppure pensiamo al Cap. 25 del Vangelo secondo Matteo, quando Gesù, nel Giudizio Universale, caccerà i “maledetti” nel fuoco eterno. Come può il pensiero non correre alle innumerevoli leggi degli Stati moderni che consentono l’aborto, l’eutanasia, la procreazione umana artificiale, il matrimonio tra omosessuali? Mi torna in mente anche il Cap. 16 dell’Apocalisse che esordisce (v. 1) con la voce celeste che ordina a sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio”. Le immagini sono terrificanti: il mare “diventò sangue come quello di un morto”; al sole “fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco”; le tenebre avvolgono il mondo; il grande fiume Eufrate è prosciugato. Non sembra una maledizione, una condanna definitiva e irrevocabile di tutta l’umanità peccatrice?

È chiaro che gli Autori biblici hanno “antropomorfizzato” il Signore e la Sua opera per rendere, per quanto possibile, comprensibile all’uomo ciò che non può essere spiegato in termini umani. Nell’Antico Testamento dovevano venire i Profeti successivi, come ad esempio Ezechiele, a “correggere” il rigore di quei testi e alcuni secoli più tardi, doveva venire Gesù con gli episodi del cieco nato e della torre di Siloe. Gli esegeti moderni tendono a interpretare le pestilenze, i cataclismi biblici, e ora anche il Coronavirus, non come punizione divina, ma come esortazione ai popoli ad assumersi le proprie responsabilità negli eventi storici che li riguardano, a rispettare il diritto naturale espresso nel Decalogo. Questa è forse la spiegazione più esatta, se pensiamo che l’Apocalisse, l’ultimo libro del Canone cristiano, non vuole essere una cupa profezia di sventura perché ci promette “un nuovo cielo e una nuova terra”, invita costantemente a confidare che Cristo ha già vinto la battaglia e alla fine sconfiggerà anche il Male in tutte le sue forme.

Ovviamente io, la più bruttina e spelacchiata delle pecorelle di Cristo, non ho una risposta ai tremendi interrogativi che ho osato affrontare. Ma di una cosa sono assolutamente certa: Cristo ci ha insegnato che quel Dio “totalmente altro” ci ama tutti, belli o brutti, intelligenti o stupidi, ricchi o poveri, santi o peccatori, fortunati o sfortunati, di un amore infinitamente superiore alle capacità di comprensione umane. Noi siamo grandi peccatori perché portiamo nel nostro essere lo stigma del peccato originale, ma certamente non è Dio, quel medesimo “Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola” a mandarci, il dolore, la malattia, la morte. Non è Lui a volere l’umiliazione, la distruzione, l’annichilimento dell’Uomo, il capolavoro della Sua creazione; Egli ha fatto all’umanità due doni immensi: la libertà e la capacità di giudizio e solo col saggio uso di questi due doni, e con la fiducia nello Spirito Santo, l’uomo, redento dal sacrificio di Cristo, potrà godere un giorno di quel “nuovo cielo” e di quella “nuova terra”.

.

[1] Dopo che, alcuni giorni fa, il premier indiano Narendra Modi, fervente induista, aveva citato le pratiche yoga come efficaci difese immunitarie contro il virus, il CORRIERE DELLA SERA del 25.6.2020 (pag. 2), giornale certamente non “baciapile” in senso cattolico, ha citato come fake new un ex guru indiano di nome Baba Ramdev, divenuto uomo d’affari perché molto più remunerativo, il quale starebbe diffondendo, contro il virus e con grande successo sui social, vari prodotti di medicina ayurvedica come saponi e shampoo venduti ovunque in India con il marchio Pantajali. Ne avrebbe parlato anche Businessweek.

[2] L’Evangelista vuole sottolineare che per chi riceve da Dio l’incommensurabile grazia della guarigione, la vita non potrà più essere uguale a quella di prima. Dei numerosi malati guariti a Lourdes, della cui guarigione la Chiesa ha riconosciuto il carattere miracoloso, nessuno è tornato alla vita di prima, anche se era persona onesta e retta. Tutti hanno riconosciuto che, se Dio li aveva guariti, ciò era dovuto al progetto che Egli aveva in serbo per loro e a questo hanno uniformato la loro vita successiva.

[3] Il mio parroco ritiene obsoleta anche l’espressione “soldato di Cristo” riferita al Sacramento della Confermazione.

Condividi questo articolo:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Print

Lascia un commento:

2 commenti su “Coronavirus, castighi divini e misericordia”

  1. Sinceramente che il “castigo” debba essere inteso solo come corresponsabilità per certi eventi storici non mi convince molto.
    Rispettando la legge naturale siamo certi che non si verificherebbe nulla di spiacevole? Si potrebbe derubricare il tutto come errore politico.
    Qual’è, ad esempio, il nesso tra il peccato di Sodoma e la sua distruzione?
    Non mi risulta che quando due uomini fanno sesso come diretta conseguenza piove fuoco dal cielo.
    Se non una punizione (senza virgolette) divina cos’è?
    Francamente non credo nemmeno che Ezechiele abbia “corretto” un Geremia, tanto per citare un grande profeta, che per altro sto leggendo proprio in questi giorni. Il castigo ridonda in ogni pagina della Bibbia.
    In tempi moderni é la Madonna, vedi Fatima, che ci viene a parlare di punizione divina.
    Antropomorfismo anche questo?
    Riguardo a Gesù penso che abbia solo voluto evitare un rozzo e meccanico rapporto di causa ed effetto, non il nesso tra peccato e male fisico.
    Il…

  2. RATZINGER quando era ancora Cardinale combatté molto contro il RELATIVISMO,
    pericolosissimo.
    Ma purtroppo TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO E STA ACCADENDO NEL MONDO ha fatto crescere e abbondare il relativismo, tanto da farlo diventare la GRANDE APOSTASIA prevista da San Paolo.
    Ormai gran parte dell’umanità e quasi tutti i giovani NON SANNO PIU’ COSA E’ IL BENE E COSA E’ IL MALE!!!!
    E GESU’ dice a S. Faustina (leggete il suo Diario: ci sono varie profezie già avverate e che si stanno avverando..): “”GUAI A CHI NON SI ACCORGE DEI SEGNI DELLA MIA ULTIMA VENUTA!””

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra newsletter

Ogni settimana riceverai i nostri aggiornamenti e nulla di più.

Torna su