La Mimep Docete, la casa editrice di Pessano con Bornago (Milano) fondata e gestita dalle suore loretane, ha appena pubblicato un libro di sicuro interesse storico che ricostruisce e ripropone la funzione altamente umanitaria svolta dagli ambienti cattolici milanesi negli anni drammatici della Prima guerra mondiale. Il titolo del libro è «Milano e la Grande Guerra» (232 pagine, 12 euro), gli autori sono i fratelli gemelli Luca e Paolo Tanduo, apprezzati ingegneri elettronici con la passione per la storia, cofondatori del Centro culturale cattolico «San Benedetto», già autori e coautori di vari libri, tra cui «Unità d’Italia. Una storia di persone e di idee» e «La Grande Guerra: politica, chiesa, nazioni». Ben nota ed apprezzata, dunque, la loro competenza nella materia specifica, competenza che trova conferma nel nuovo libro.

Protagonista nel dibattito politico e nel fronte interno, Milano svolse un ruolo di primaria importanza, durante la Prima guerra mondiale, in primo luogo nell’accoglienza e nell’assistenza ai profughi fuggiti dalle terre invase dagli austro-ungarici. Durante il conflitto fu anche la città che contribuì in maniera significativa alla sottoscrizione del debito di guerra. Il libro dei fratelli Tanduo illustra le difficoltà che i profughi dovettero affrontare nella vita quotidiana e l’adesione che fu data dall’amministrazione di allora e dalla città intera, comprese le diverse categorie produttive, al bene comune della gente.

Milano fu centrale anche dal punto di vista politico. Il dibattito sull’interventismo e il neutralismo fu ampio e diffuso. Cosi, attraverso diversi episodi che avvennero a Milano, gli autori raccontano la politica nazionale di quegli anni.

Il testo approfondisce, in particolare, il ruolo che ebbero i cattolici: da Milano proveniva una delle figure più importanti del cattolicesimo politico di quei tempi, Filippo Meda, convinto neutralista ma che in modo pragmatico, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, ne sostenne gli sforzi e la causa divenendo il primo cattolico deputato a entrare nel governo dopo la rottura tra Stato e Chiesa che era avvenuta con il processo risorgimentale dell’unità d’Italia.

La Chiesa in occasione della guerra svolse un ruolo di mediazione politica importante e cercò di porre fine all’«inutile strage» (così definita nel 1917 dal regnante Pontefice), sempre fedele ad un impegno che la portò ad adoperarsi per i prigionieri di guerra, per i profughi e per le popolazioni colpite dalla guerra in tutta Europa. A Milano protagonista di questo impegno fu il cardinale Ferrari.

Gli autori Luca e Paolo Tanduo sono anche i curatori della mostra «Grande Guerra: Politica, Chiesa, Nazioni», visitabile dal 16 al 26 maggio presso la parrocchia di San Gioachino a Milano (ingresso da via Gustavo Fara, 2 – zona Stazione Centrale).

1 commento su “Così la Milano cattolica pose un freno all’ “inutile strage””

  1. Alfonso Indelicato

    Caro Luciano grazie per la recensione.
    Cari Luca e Paolo, sono contento di ritrovarvi in questo bel sito. Ci siamo incrociati un paio di volte, forse vi ricorderete.
    Un cordiale saluto

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