Forse è la fine del mondo?

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È strano, sembra che il mondo stia finendo. “Mille non più mille”, si diceva in vista dell’approssimarsi dell’inizio del secondo millennio. Ma poi Rodolfo il Glabro nelle Cronache dell’Anno Mille scriveva che il mondo stava ricoprendosi di un manto bianco di chiese, intendendo le prime chiese romaniche che in realtà, come sappiamo, erano dipinte a colori vivaci.

Sembra che il mondo stia finendo. Lo sento a fine giornata quando mi assale un po’ di angoscia. Anche fisica. Un brivido o un po’ di freddo mi fanno pensare al contagio. La mente corre all’anno 1576 quando a Milano scoppiò l’epidemia che fu poi chiamata “peste di San Carlo”. La mente corre poi subito all’oggi e ai 50 sacerdoti morti in questi giorni in Italia. E ancora ritorna a quel quadro dalle tinte fosche di Giulio Procaccini che descrive San Carlo in processione con la Croce e il Santo Chiodo, la più importante reliquia che abbiamo a Milano, appesa nella cupola all’interno del Duomo. Pochi metri sopra, dal tetto della cattedrale, il nostro arcivescovo, Mario Delpini, ha chiesto alla “bela Madunina tuta dora” di aiutarci.

San Carlo durante la peste organizzava processioni, cioè assembramenti di fedeli. E invitava le autorità a pregare Dio, cosa che oggi non sento fare più da nessuno. E potrebbe farlo a pieno diritto il presidente Mattarella. San Carlo faceva mettere nelle piazze di Milano e della diocesi colonne di pietra con una croce di ferro. Sotto quelle colonne crociate il clero celebrava la Messa cui i fedeli assistevano dalle finestre delle case. Un po’ come avviene in questi giorni a Napoli dove un sacerdote coraggioso celebra la Santa Messa sui tetti delle case. La verità gridata dai tetti. Là il morbo non arriva, come non arriva in cima al Duomo.

Occorrerebbero altri gesti coraggiosi come questi per dare la forza di andare avanti al popolo cristiano. San Carlo considerava la peste una punizione divina. Questo morbo è capitato in Quaresima, lo sappiamo, ma forse facciamo finta di niente. Di coronavirus si muore a tutte le età, basta che ti becchi. Dà fastidio anche solo scriverlo, nominarlo. Nessuno vorrebbe avere a che farci. Di coronavirus si muore. Ci hanno avvisato tardi. Non ce l’hanno detto finché non ce ne siamo accorti da soli. Non ci hanno preparati alla guerra. La politica è fragile. La Chiesa è fragile. L’uomo di Chiesa e l’uomo che fa politica è fragile. Siamo tutti fragili e bisognosi di aiuto e finché non lo imploreremo, dall’alto potrebbe anche non arrivare. Non è scontato. Ma le chiese dell’anno Mille e le croci di San Carlo e l’Arcivescovo sul Duomo sono qui a dirci che la Grazia non abbandona l’Italia. Basta imparare a implorarla.

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