Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E l’inganno continua

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Libertà sessuale, divorzio, aborto, hanno da decenni devastato la Società. Ora si raccolgono i frutti avvelenati.

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Domani, lunedì 25 novembre, si celebra la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Che bello. Di sicuro, con le suggestive liturgie laiche costituite da cortei, slogan, scarpette rosse, proclami, eccetera, d’incanto, oplà, nessuno più una donna ammazzerà.

Per inciso, mi si consenta di notare che la Società che mena vanto della sua “laicità”, crea di continuo para-liturgie che non risolvono ovviamente nulla, però danno l’occasione a un po’ di gregge pilotato di mettersi in pace la coscienza e di poter dire alle amiche in salotto, per il thè dopo il corteo: “Oggi abbiamo lottato”. La società “laica”, che si autoproclama razionalista e scevra da superstizioni e dagli opprimenti vincoli che un tempo erano imposti dalla Chiesa (vi ricordate? Anni fa esisteva la Chiesa cattolica, ed era una cosa in gamba…), ora non trova altre soluzioni che scimmiottare le cerimonie, ma, poiché si è felicemente liberata dell’ingombrante peso di Dio, fa cerimonie rivolte a non si sa chi, a un Grande Nulla che, probabilmente, è l’esito naturale di ogni società “razionale”.

Fine dell’inciso e torniamo al nostro argomento.

Anzitutto, dopo aver espresso il doveroso rammarico per lo stupro continuo della lingua italiana (solo dei deficienti o delle persone che odiano l’italiano possono aver coniato la parola “femminicidio”), guardiamo un attimo la realtà e, per farlo, usiamo dati assolutamente neutrali, quelli costituiti dalle aride cifre fornite dall’ISTAT. In calce riportiamo le prime quattro pagine del Rapporto ISTAT sugli omicidi in Italia. Sono dati istruttivi. Chi vuole leggere l’intero rapporto, può andare sul sito istituzionale dell’ISTAT, cliccando su https://www.istat.it/it/files/2018/11/Report_Vittime-omicidi.pdf .

Dalle statistiche (i dati sono a tutto il 2017) incominciamo a vedere un dato interessante: le vittime di sesso femminile sono un terzo sul totale degli omicidi commessi in Italia.

Visto che almeno sulla matematica non si possono elaborare deliri ideologici, se ne deduce che le vittime di sesso maschile sono i due terzi, ovvero il 66,6%, mentre le vittime di sesso femminile sono pari a un terzo, ovvero il 33,3%.

Ma allora, scusate tanto ,il cosiddetto “allarme” non dovrebbe esserci per le vittime di sesso maschile, le quali peraltro si accontentano delle vecchie parole in uso quando si parlava ancora italiano e quindi sono vittime di “omicidio”?

E infine, c’è proprio da parlare tanto di allarme, quando leggiamo (dati ISTAT) che gli omicidi (vittime di ambo i sessi) sono in diminuzione? E perché non confrontiamo i dati italiani con quelli di diversi Paesi esteri? Magari scopriremo che da noi si accoppa molto di meno che in tante altre parti del mondo.

Ma capisco che mi sono messo a fare discorsi inutili, perché “l’allarme femminicidio” e “l’allarme violenza sulle donne” non è un fatto statistico, ma un fatto isterico e l’isteria non ammette obiezioni.

Però, non avendo rinunciato a ragionare, qualche considerazione vorrei farla.

Anzitutto, è semplicemente grottesco parlare di una Società che opprimerebbe le donne. Se questi discorsi venissero fatti con riferimento ai Paesi islamici, li capirei, ma chiunque è in grado di vedere la realtà, in Italia e nel resto del mondo occidentale, vede bene che le donne ormai fanno assolutamente tutto ciò che fanno gli uomini, hanno assolutamente gli stessi diritti. E ci sono state e ci sono donne a capo di governi, di Stati, di grandi organizzazioni internazionali, di grandi industrie e così via.

Perciò, per favore, agitate signore e signorine, siate un po’ più oneste e guardate la realtà, dove, al più, vediamo uomini sempre più smarriti e incapaci di mantenere il loro ruolo da uomini.

Già, perché la vera fregatura per voi, care signore e signorine che domani “lotterete” in piazza, è proprio quella: la perdita dei ruoli. Come l’hanno perso gli uomini, lo avete perso anche voi, e con effetti devastanti.

Chiarisco: io considero inaccettabile anche solo mancare di rispetto a una donna. Che volete, sono un uomo all’antica, e anche un po’ antico. Quando leggo di violenze su donne, o di omicidi con vittime femminili, mi prudono davvero le mani. Ma anche le isterie e le menzogne non sono una bella cosa.

Anzitutto eliminiamo un “allarme” che non esiste. ma riflettiamo su una faccenda: si cammina ancora con in piedi immersi nel liquame ammorbante del “sessantotto” , che diede alle donne la splendida occasione di poter fare tutte le fesserie che già facevano gli uomini. Però le donne restavano donne. La “conquista” della cosiddetta “libertà sessuale” iniziò a costringere le donne a comportarsi da prostitute, anche se non ne avevano la vocazione, e senza nemmeno il vantaggio economico che la prostituta trae dalla sua attività.

Ho detto “costringere” e lo confermo. Quante giovani venivano emarginate dal “gruppo” se rifiutavano la laida corte dei caporioni della “contestazione”. Una delle frasi più oscene, in quell’oscenità generale che fu il sessantotto, era (la ricordo perfettamente): “Se non ci stai sei fascista”. Ovviamente la “libertà sessuale” comporta anche qualche rischio, e quindi la successiva lotta fu per l’aborto. Ci vollero un po’ di anni, ma alla fine ci fu la trionfale conquista di questo spaventoso “diritto”. E la donna fu costretta a trasformarsi anche in assassina.

Assassina ripeto. Perché l’uccisione di un essere umano è assassinio. Con l’aborto poi non si uccide solo il bimbo, ma si uccide anche la coscienza della madre che, quando si rende conto di ciò che ha fatto, può cadere (e capita molto spesso) nel disastro psichico.

Lo sfascio della famiglia, che, piaccia o meno, è la base della società sana, era già stato “conquistato” con la legge sul divorzio.

Alla donna il pudore, la sicurezza e la naturale vocazione materna sono stati strappati da decenni, in base a quelle ideologie perverse che furono la base del “movimento”. Ora i seguaci di quelle stesse ideologie perverse, nipotini dei caporioni del sessantotto, da piromani si vogliono trasformare in pompieri, per arginare una violenza (seppur davvero poco rilevante sul piano statistico) che è loro figlia.

Lo è perché le ideologie perverse, che hanno come comune denominatore la convinzione di poter fare a meno di Dio, hanno creato una società intrisa di violenza, in cui la vita umana è sempre più minacciata: lo è fin dalla gravidanza, col crimine dell’aborto, e ora, dulcis in fundo, si arriverà anche al crimine dell’eutanasia.

In questo clima di violenza sfrenata, cosa c’è di strano se ci si accoppa un po’? Ma quale differenza c’è tra il criminale che uccide, per rapina o per vendetta o per semplice violenza, lo sciagurato che ammazza la moglie, o l’amante, o la “compagna” e la madre che abortisce e il medico che pratica l’aborto e il radicale di turno che tutto pimpante aiuta qualche infelice squinternato a suicidarsi?

Ma vogliamo uscire, una buona volta, da questo mare di ipocrisia?

Se veramente vogliamo recuperare il rispetto per la donna, incominciamo ad aiutare le donne a essere donne e gli uomini a essere uomini. Recuperiamo i valori cristiani, che sono sempre stati gli unici in grado di costruire una società pacifica e armoniosa.

Domani assisteremo alle solite trite e ritrite liturgie laiche, tanto sceme quanto inutili. Dopodomani ricomincerà tutto come prima, con aborti e famiglie sfasciate, in una società malata di violenza e che ormai è anche malata di cecità e non vede più la strada per salvarsi.

 

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3 commenti su “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E l’inganno continua”

  1. Marcello Giuliano

    A parte il linguaggio eccessivo nella sequela di attributi appioppat a chi cieco, chiaramente, è, condivido pienamente l’analisi e aggiungerei che la Chiesa stessa si aggiunge alla retorica dei telegiornali non contribuendo in ciò alla verità. Ben fatto, grazie.

  2. Gaetano Fratangelo

    Nell’articolo si parla di “aride cifre fornite dall’Istat”. Per fare fronte all’ aridità delle cifre sarebbe necessaria una analisi sociologica e culturale dei dati ove la distinzione di genere è esaminata in contesti diversi. Dai dati del Ministero dell’Interno, emerge che la base per tale analisi sono le aree geografiche e la eventuale relazione tra vittima e carnefice. Nelle regioni ove è maggiore la criminalità organizzata e comune si hanno maggiori vittime maschili, mentre se è presente la suddetta relazione è più alto il numero di vittime femminili; dati da distinguere tra assoluti e percentuali.

  3. Un’unica osservazione di carattere scientifico-statistico:
    Sarebbe più opportuno indicare (se c’è) la numerosità degli omicidi perpetrati da donne nei confronti di uomini
    perpetrati da donne su donne
    La numersità per specie (passionale, rapina, guerre tra malavitosi)
    Riterrei queste precisazione un buon paracadute verso coloro che risponderanno attaccando (sappiamo che ce ne sono che non vedono l’ora di gridare allo scivolone)

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