recensione di Annamaria Maraffa

Edito da La Fontana di Siloe, è in distribuzione il libro Gli angeli di San Giovanni Bosco , di Don Marcello Stanzione.

 

Nella società salesiana di vita apostolica, l’amicizia con gli angeli, specialmente con l’angelo custode, profondamente radicata nell’animo del fondatore, san Giovanni Bosco (1818 – 1888), sembra trasmettersi con ritmo continuato, quasi carisma particolare, nei membri dell’Istituto fino ai più recenti aderenti. San Giovanni Bosco compose un opuscolo di carattere divulgativo dal titolo “Il devoto dell’Angelo Custode”. (Cfr. “Memorie biografiche di S. Giovanni Bosco”, raccolte da G. B. Lemoyne, II, Scuola Tipografica Salesiana, 1901) che è presente in appendice in questo testo. Nella introduzione all’operetta, don Bosco sottolineava l’importanza della custodia angelica quale prova della grande dignità dell’uomo, superiore a tutte le altre creature. Solo per lui, infatti, il Creatore aveva disposto che “un celeste Spirito se ne prendesse cura”. Da ciò “l’incalzante dovere per noi” di corrispondere fedelmente a questa grazia elargitaci dalla “grande bontà di Dio”. Il santo educatore torinese diffondeva la devozione all’angelo custode tra i giovani del suo oratorio. Uno di essi, san Domenico Savio, la viveva nella pratica quotidiana, nella vita spicciola; convinto di avere sempre vicino il compagno celeste, ricorreva a lui con fiducia e ne riceveva – come si narra – favori ed aiuti speciali.

Una considerazione a parte merita la misteriosa custodia angelica di cui don Giovanni Bosco beneficiò per vari anni della sua vita. Si tratta del “Grigio”, “un grosso cane”, che non mangiava, non beveva; compariva all’improvviso per soccorrere il Santo nei pericoli e misteriosamente scompariva. Ne parla egli stesso nelle sue Memorie (san Giovanni Bosco, “Memorie”, Ed. Elle Di Ci, Torino, 1985, n. 23) volendo “esporre ciò che è la pura verità riguardo a questo cane divenuto oggetto di molte discussioni e di varie supposizioni”. I ragazzi dell’oratorio l’avevano “visto e accarezzato più volte”; tra questi il beato Michele Rua, che sarà il primo successore di don Giovanni Bosco nel governo della congregazione salesiana. Il santo torinese, sempre nelle Memorie, racconta sorprendenti episodi, di cui il Grigio era stato protagonista. Una sera “piovosa e nebbiosa”, mentre ritornava solo da Torino al suo Oratorio, san Giovanni Bosco fu assalito da due uomini malintenzionati. In quel momento di panico il Santo  vide comparire il Grigio che “urlando si lanciò con le zampe contro la faccia del primo, poi azzannò l’altro…continuava ad urlare come un lupo arrabbiato…”. I due malviventi si dileguarono subito, e il Grigio accompagnò per un buon tratto di strada il suo protetto che aveva salvato. Il desiderio di don Giovanni Bosco di scoprire qualcosa di quel cane non fu mai soddisfatto. Interrogato una volta egli rispose: “Dire che sia un angelo, farebbe ridere. Ma neppure si può dire che sia un cane ordinario”.

Il libro di Don Marcello Stanzione presenta le fonti della devozione agli angeli di don Bosco analizzando l’angelologia biblica e quella di san Francesco di Sales, alla cui spiritualità il santo torinese si ispira, ma pure considerando l’ambiente culturale e religioso dei secoli diciottesimo e diciannovesimo, dove si sviluppa la devozione cattolica agli spiriti celesti fino ad arrivare a come oggi tale devozione è vissuta negli ambienti salesiani.

Don Marcello Stanzione, sacerdote, è parroco di Santa Maria La Nova nel Comune di Campagna (SA). Ha rifondato l’8 maggio 2002 l’Associazione Cattolica Milizia di San Michele Arcangelo – www.miliziadisanmichelearcangelo.org , per la retta diffusione della devozione cattolica ai Santi Angeli. Ha scritto oltre 200 libri di spiritualità per 30 diverse case editrici europee, sia cattoliche che laiche, tradotti in polacco, sloveno, portoghese, francese, spagnolo e inglese.

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