Guerra al contante: chi lo difende rischia di fare un brutta fine

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Lincoln, e poi Kennedy e poi Moro… vicende che fanno riflettere

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E’ una mattina di fine novembre ‘19. Sto sfogliando il Corsera (“Corriere della sera”). Come sempre, ogni due o tre pagine di testo mi si pianta sotto gli occhi una paginata pubblicitaria. Per lo più automobili, o abbigliamento, o grande distribuzione. Ma, da un po’ di tempo a questa parte, sono in forte crescita gli spazi acquisiti dalle banche. Ma attenzione: quali banche? Quelle ultranote, i cui nomi abbiamo tutti in mente? Che so io? BPM, Intesa San Paolo, Unicredit, Mediolanum?

Neanche per sogno. Sono tutti nomi sconosciuti, o quanto meno in attività da non molto tempo. Il messaggio è chiaro: venite da noi, portate da noi i vostri risparmi, vi tratteremo sicuramente meglio delle banche che vi stanno spolpando. Ma vediamo cosa promettono, con quale linguaggio sperano di sedurre il risparmiatore. Una banca con un nome nuovo, che mai ho sentito prima, si presenta con l’immagine, a piena pagina, di un affascinante ed elegante signore di mezza età che esclama: «Certezza! Un investimento: il mio», E prosegue: «Il mercato immobiliare di Berlino è molto vivace: per questo ho scelto la grande capitale europea, e, grazie alla mia banca, ho trasformato questa scoperta in un investimento».

Non è che l’inizio. Sfoglio due o tre pagine ed ecco la rassicurante immagine di una gallina che cova un uovo. E la promettente scritta: «Dal 1936 continuiamo a puntare sulla vicinanza e sull’ascolto diretto del cliente. La scelta più sicura per proteggere e far crescere il vostro patrimonio, per covare le vostre ambizioni».

Continuo a sfogliare. Pagina 18: sul fondo scuro, l’affascinante volto di una bella bionda ventenne. La scritta è un po’ complessa: «Ci sono sguardi che ci aiutano a dare forma al nostro potenziale». Sulle prime non capisci cosa vogliano dirti. Ma poi vai in fondo pagina, a sinistra, ed ecco il nome del nuovo istituto bancario con lo slogan: «Banca oltre la forma». Seguìto, ovviamente, dall’indirizzo web: www.nomedellabanca.com.

Vi sono altre mezze pagine pubblicitarie. Ma non vale la pena riportarle. E’ di tutta evidenza che il mercato sta rivelando la crisi delle banche classiche, i cui depositari non se la sentono più di lasciare i loro risparmi in mani di cui non si fidano perché è una continua mangiatoia e non rendono niente; anzi, a poco a poco, si assottigliano sempre di più.

Questo il quadro di una crisi che va facendosi sempre più grave per le banche. Per porvi rimedio, è iniziata la “guerra al contante”, che però non è gradita dalla massa dei cittadini, per cui si incominciano ad ipotizzare iniziative politiche capaci di contrastare e porre un freno alla supremazia bancaria.

Ed è a questo punto che viene istintivo rievocare eventi del passato che fanno riflettere. E in molti casi fanno venire i brividi. Incominciamo con Abraham Lincoln, il presidente degli Stati Uniti d’America che, nella seconda metà del 1800, fece emettere i “greenback”, le banconote che miravano a togliere ai banchieri privati il monopolio sulla moneta. Guarda caso, poco dopo aver adottato quel provvedimento, Lincoln fu assassinato. Qualcosa di analogo accadde anche in Italia, durante il ventennio fascista, allorché il Ministero del Tesoro emise direttamente biglietti di Stato a corso legale con cui si finanziarono tutte le opere pubbliche realizzate in quel periodo storico. Ma qui non mi pare il caso di associare a quel provvedimento la triste fine di Mussolini a piazzale Loreto.

Torniamo invece in America. Il 4 giugno del 1963, il presidente John Fitzgerald Kennedy firmò l’«ordine esecutivo numero 11110», con la finalità di restituire al governo degli Stati Uniti il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve Bank. Quell’ordine dava al Ministero del Tesoro il potere di creare banconote basate sulle riserve d’argento. Kennedy mise così in circolazione 4,3 miliardi di dollari e la Federal Reserve Bank temette di essere messa fuori gioco. Purtroppo, anche Kennedy, stranamente, poco tempo dopo, morì assassinato. Guarda caso, dopo appena cinque mesi dalla sua morte ebbe termine l’emissione dei dollari garantiti dall’argento.

Anche in Italia abbiamo avuto un esempio di moneta libera dall’usura bancaria. Accadde negli anni ’60 e ’70, quando Aldo Moro, copiando l’emissione monetaria del periodo fascista, finanziò con le banconote da 500 lire tutta la spesa pubblica statale. Quelle banconote portavano scritto in alto «Repubblica Italiana», e non «Banca d’Italia», e, in basso, «Biglietto di Stato a corso legale», a testimonianza di cosa sia la vera sovranità monetaria. Non è il caso di soffermarsi sulla tragica fine di Moro. E soprattutto sulle motivazioni dei suoi assassini. Mai chiarite. Storie che fanno riflettere.

 

Biglietti di Stato italiani, periodo fascista e anni sessanta/settanta. Emissioni del Tesoro (non della Banca d’Italia)

Biglietti di Stato USA. Emissioni del Tesoro (non della Federal Reserve), garantiti in argento

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