I discepoli non si lavavano le mani…

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E che dire del Cristo, l’Unto, igienista? Lo so, lo so: sembrerà, in tempi di coronavirus, troppo provocatorio, troppo politicamente scorretto. Ma è così, non posso farci niente. Polemizzate, semmai, con la cara, vecchia liturgia anteriore al concilio ecumenico Blateràno II; con la tridentina sancta Missa sacrificale e annessi e connessi, cioè quanto del divinum officium le fa da “corona”.

Anche lo scrivente s’è trovato il macigno tra capo e collo, un mercoledì recente, feria quarta infra hebdomadam III in Quadragesima, e gli è toccato prenderne atto, masticare l’amara pietra d’inciampo, inghiottirla come fosse pane fresco croccante e digerirla lungamente nella meditazione. Perché la lettura evangelica di quel giorno aveva il Matteo del 15, nei venti versetti d’apertura, e faceva proprio balzare dall’inginocchiatoio casalingo, proponendo mani sporche di apostoli e il Maestro a giustificarli, ad annunciare cos’è lurido veramente, dove l’infezione realmente alligna.

La traduzione è dal latino della Vulgata, non dell’aggiornatissima Cei.

«In quel tempo si presentarono a Gesù Scribi e Farisei di Gerusalemme e gli dissero: “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti non si lavano le mani quando mangiano”. Egli rispose loro: “Come va che pur voi trasgredite il comandamento di Dio per la vostra tradizione? Dio infatti ha detto: ‘Onora il padre e la madre, e chi maledirà il padre e la madre, sia punito di morte’; voi invece dite: ‘Chiunque abbia detto al padre o alla madre: è sacra offerta il sussidio che dovrei darti, non è tenuto ad onorare il padre e la madre’; e così in nome della vostra tradizione avete annullata la legge di Dio. Ipocriti! Ben profetò di voi Isaia, quando disse: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuore è lontano da me; perciò mi onorano invano, insegnando dottrine e comandamenti d’uomo'”. E chiamata a sé la folla, disse: “Ascoltate e intendete: non quello che entra per la bocca contamina l’uomo; ma quello che esce dalla bocca, quello sì che contamina l’uomo”. Allora i suoi discepoli, accostatisi, gli dissero: “Sai che i Farisei, udite le tue parole, ne son restati scandalizzati?”. Ed egli rispose loro: “Ogni pianta non piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! son ciechi che guidano dei ciechi: e se un cieco ne guida un altro, tutti e due vanno a finire in una fossa”. Pietro allora gli disse: “Spiegaci questa parabola”. Ed egli rispose: “Ora anche voi siete senza intelletto? Non capite che quanto entra per la bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? Ma quel che esce dalla bocca viene dal cuore e questo sì che contamina l’uomo. Ché dal cuore vengono i cattivi pensieri, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze e bestemmie. Queste cose contaminano l’uomo, ma il mangiare senza essersi lavate le mani non contamina l’uomo”».

A questa drammaticità liturgica già mi aveva introdotto il Mattutino, con la prima breve Lectio delle tre a citare un’Omelia di san Girolamo: «Le mani, cioè le opere, che bisogna purificare, non sono quelle del corpo, ma quelle dell’anima, affinché si adempia in esse la parola di Dio». E un’antifona di Vespri ancora mi ripeteva quel «non lotis manibus manducare, non coinquinat hominem», a reiterare il concetto, a insistere che il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l’uomo.

Non è questione di sapone, o di igienizzante, o di soluzioni alcoliche. Le norme igieniche, le regole sanitarie, le giuste distanze sono opportune e necessarie in periodi di “pestilenze”. Né il Signore pretende che gli si riconoscano titoli da componente dell’Istituto superiore di sanità, da dottore neolaureato subito abilitato, da infermiere professionale. Sa bene, però, che le “contaminazioni” stanno altrove per chi si occupa o dovrebbe occuparsi di rianimazioni religiose, di terapie intensive spirituali, di medicina dell’anima, più che di fragili membra soggette alla malattia, alla vecchiaia, alla transitorietà. Lo ricorda anche a tutti coloro che lo dimenticano, nella sua Chiesa, dispersi nel Mondo, nella Natura, nell’Oggi, nelle Messe sospese come il caffè.

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