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Ormai è come una tassa da pagare: ogni anno a Natale dobbiamo assistere alla corsa alla dissacrazione del presepe, in nome del dialogo, dell’apertura, dell’accoglienza, eccetera eccetera. In nome di tutto, salvo in nome di ciò che il presepe è.

Il presepe è la rappresentazione della nascita di Cristo, il Dio incarnato, il Salvatore, venuto sulla terra a portare la Buona Novella della Salvezza, a sacrificarsi, lui totalmente esente da peccato, per i nostri peccati. Repetita iuvant: Gesù Cristo è il Figlio di Dio, è il Verbo Incarnato.

Insomma, il presepe è la rappresentazione del più formidabile evento nella storia umana, che ha dato nuovo corso a tutto, tant’è che gli anni si contano, come già altri amici hanno fatto notare su Il Nuovo Arengario, dalla nascita di Cristo. Un evento che trascende ogni ragionamento terreno e ogni logica materiale.

E invece ogni anno ormai dobbiamo assistere a una specie di strana gara a chi è più cretino. Chi mette il Bambino anziché nella mangiatoia, in una imbarcazione, ovviamente abbastanza scassata per essere pronta a inabissarsi, chi organizza un presepe vivente fatto solo da negri, chi fa il presepe in mezzo ai rifiuti e così via. Se quest’anno per i professionisti delle “lotte” c’è la novità di “lottare” anche contro Salvini, il sanguinario e iper-razzista Ministro dell’Interno, di fatto però non cambia nulla. È sempre il presepe a dover pagare il conto del superconformismo di chi vuole a tutti i costi dimostrare di essere allineato e obbediente al “politicamente corretto”.

Insomma, la nostra Italia si conferma come il Paese in cui il sessantotto non muore mai. La ripetitività delle stracche liturgie, dei luoghi comuni, della “lotta”, fa pensare a una cosa molto triste. Già, perché se di certo è grave in sé l’oltraggio al presepe, è sconsolante constatare che molti di questi contestatori sono convinti di fare, con questi oltraggi, chissà quale “azione politica”. Sono talmente abituati ad allinearsi con il pensiero dominante (che NON è il pensiero della gran parte del popolo), talmente abituati a non usare il cervello, che si gettano voluttuosamente in queste cretinate, come i loro padri e nonni, spirituali o carnali, erano tragicamente convinti di fare chissà cosa di grande allineandosi nelle manifestazioni di piazza a ripetere come pappagalli slogan preconfezionati o a romperer la testa al “fascista” di turno.

Francamente, l’oltraggio al presepe non scandalizza quasi più. È solo deprimente, con la sua immancabile ripetitività. Deprimente come era vedere la massificazione portata dal sessantotto, la rivoluzione dei ricchi annoiati.

Vorremmo quindi dare solo un consiglio agli oltraggiatori del presepe: per favore, per non fare proprio completamente la figura dei cretini, almeno cambiate obiettivo. Smettetela con il presepe, ormai la vostra “azione di lotta” è una minestra riscaldata troppe volte e diventata acida e immangiabile. Suvvia, se proprio non volete usare il cervello, almeno siate cretini con un po’ di dignità…

Sapete in quante case la famiglia si è raccolta davanti al presepe di sempre, quello con Gesù Bambino, Maria e Giuseppe, i pastori, l’asino e il bue? Sapete che delle vostre scemenze non gliene frega più niente a nessuno?

Ma che succede? Qualcuno da lontano ci sta gridando “fascisti, fascisti”… Insomma, abbiamo ragione. E Buon Natale anche agli stracchi ripetitori di stracche “liturgie laiche”… che Gesù Bambino li illumini.

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