Il Coronavirus che sta sconvolgendo l’Italia è stato scatenato da qualcuno? E perché?

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Il giornalista e storico Mirko Molteni è autore di una inchiesta/studio appena pubblicata su “Analisi Difesa”. “Il Nuovo Arengario” lo ha intervistato

 

Natura, incidente o arma?” Questo il titolo dello studio-indagine sulle origini del coronavirus che ha sconvolto l’Italia e sta sconvolgendo il mondo, studio scritto dal ricercatore, giornalista e storico Mirko Molteni e appena pubblicato su «Analisi Difesa», il periodico on line diretto da Gianandrea Gaiani, autorevole organo di informazioni su Forze Armate e situazioni militari in Italia e nel mondo.

Molteni è autore di opere importanti come «Storia dei servizi segreti. La verità su chi veramente governa il mondo» (Newton Compton Editori, 820 pagine), dove, per la prima volta in un libro, sono descritte e raccontate tutte le agenzie di spionaggio nel mondo. Altri suoi libri di successo, «Un secolo di battaglie aeree». «Storia dei grandi esploratori», «Dossier Caporetto».

Scrive Molteni nella prefazione: «Il virus Covid-19 viene considerato dai più di origine naturale. E vogliamo comunque pensare che lo sia, anche perché, storicamente, dalla Cina e in genere dall’Asia, si sono sempre diffuse pandemie che hanno raggiunto l’Europa per via di terra o di mare. E’ chiaro però che in sede di riflessioni geopolitiche non ci si può esimere perlomeno dal rilevare alcuni fatti quantomeno curiosi, lasciando il beneficio del dubbio. E del mistero».

 

Vediamo allora, con l’aiuto di Mirko Molteni, di cercare delle risposte ai dubbi che ci assalgono fin dall’inizio di questa pandemia. Ecco l’intervista di Molteni a «Il Nuovo Arengario»

– Circa le origini di questa epidemia, si sono fatte varie ipotesi, apparentemente piuttosto fantasiose, come quella secondo cui tutto avrebbe avuto inizio da un pipistrello mangiato da alcuni pescatori cinesi, e contenente il micidiale virus. Secondo te è credibile?

 

Il passaggio da un qualche mammifero, ancora non ben determinato, all’uomo, sarebbe avvenuto, secondo quanto si dice, al mercato alimentare di Wuhan nel novembre 2019. Alla fine di dicembre gli approfonditi esami sui gravi casi di questa nuova polmonite portarono alla scoperta del nuovo virus, chiamato SARS-CoV-2 e poi sintetizzato in Covid-19, che è, più esattamente, il nome della malattia, non della specie virologica. Subito è emersa la parentela genetica del nuovo virus con quello della SARS, che aveva suscitato paure fra il 2002 e il 2003, per poi essere arginato. Anche la vecchia SARS (iniziali in inglese di sindrome respiratoria acuta grave) apparteneva infatti ai malanni causati dal coronavirus. Per fortuna la mortalità di questo odierno virus è relativamente limitata, a confronto con le drammatiche epidemie dei secoli passati. A seconda dei Paesi, la mortalità del Covid-19 oscilla attualmente fra il 2,5 e il 4 per cento dei colpiti. Non è poco, specie considerando categorie più deboli della media, come anziani o immunodepressi, ma siamo lontani dalle stragi delle antiche pestilenze.

 

– Quale fu il prezzo che l’umanità dovette pagare a quelle lontane pandemie?

 

La Peste Nera del XIV secolo uccise nella sola Europa un terzo degli abitanti in appena tre anni, dal 1347 al 1350, mietendo secondo le stime degli storici 25 milioni di morti su un totale di circa 75 milioni di persone che allora vivevano nel nostro continente. Bilancio terribile fu anche quello, in tempi più recenti, della celebre “influenza spagnola”, quella che furoreggiò dal 1918 al 1920 e che prese il nome non dalla sua origine, in realtà localizzata negli Stati Uniti, ma dal semplice fatto che a darne notizia per prima fu la stampa della Spagna neutrale, non soggetta a censura bellica. Nel caso della spagnola, che essendo dovuta a un virus influenzale è simile nelle modalità di trasmissione all’odierna epidemia, i morti furono almeno 50 milioni in tutto il mondo, di cui 600.000 in Italia (pari suppergiù al numero dei militari caduti al fronte!), anche se c’è chi propende per i 100 milioni. Al momento attuale il problema maggiore del Covid-19 in Italia deriva dal congestionamento del sistema sanitario nazionale per carenza di posti letto di terapia intensiva, complici gli assurdi tagli alla sanità pubblica degli ultimi anni.

 

– Torniamo alle origini dell’epidemia. E’ da considerarsi davvero plausibile che tale epidemia sia stata trasmessa all’uomo da altri animali?

 

Nella storia è stato molto frequente il passaggio di virus o batteri da una specie animale all’altra, detto anche “zoonosi”. Prendendo ancora ad esempio la Peste Nera, essa arrivò in Europa nel 1347 dopo essere scoppiata in Asia Centrale e trasmessa ai genovesi della base di Caffa, in Crimea, dai cavalieri mongoli che l’assediavano. Responsabile della peste non fu un virus, ma un batterio, lo Yersinia Pestis, che era in origine endemico nei roditori della steppa chiamati dai tartari “tarabagan” e che Marco Polo, nella sua opera «Il Milione», chiamava “ratti del faraone”. Si tratta della specie oggi classificata Marmota Sibirica, una specie di marmotta delle steppe cacciata e mangiata dai cavalieri nomadi, oltre che infestata di pulci che potevano contaminare gli esseri umani col loro morso. La trasmissione di quella malattia fu favorita dal fatto che fin dal 1206, quando Gengis Khan cominciò ad espandere l’Impero Mongolo, l’Asia fu unificata da nuove vie carovaniere. Il batterio Yersinia Pestis iniziò a trasmettersi all’uomo sia perchè i mongoli mangiavano quelle marmotte, sia perché le pulci delle marmotte saltavano sulle persone e le pungevano. In un secondo tempo la peste assunse una forma polmonare per cui si trasmetteva anche da uomo a uomo in modo simile a quello influenzale. Da un focolaio di Peste Nera avutosi nel 1339 nella comunità di tartari nestoriani del lago Issyk Kul, il morbo arrivò in Cina e colpì anche i mongoli che assediavano l’emporio genovese di Caffa, sul Mar Nero. Peraltro, i mongoli catapultarono anche cadaveri infetti oltre le mura come una vera “arma biologica”. Secondo la ricostruzione più accreditata, i genovesi fuggiaschi da Caffa sulle loro galee diffusero poi la peste fra l’estate e l’autunno del 1347 a Costantinopoli e in Sicilia, da dove dilagò in tutta Europa. Più in generale moltissime epidemie sono sempre venute dall’Oriente. Il colera partì dall’India nel 1816 e si diffuse nel mondo soprattutto dal 1840 al 1870, quando la comparsa della navigazione a vapore e delle prime ferrovie aumentò la velocità dei trasporti, facilitando la diffusione delle malattie esattamente come oggi accade grazie ai trasporti aerei. Dalla Cina, poi, arrivarono molte famose ondate di influenza, come la “asiatica” del 1957 e quella “di Hong Kong” del 1968, che arrivò in Italia nel 1969.

 

– E veniamo alla seconda ipotesi. Secondo te, è attendibile che tutto abbia avuto inizio per colpa di un virus sfuggito per errore dai laboratori cinesi di Wuhan?

 

Questa ipotesi nasce dal fatto che proprio la città di Wuhan, dove è comparsa la malattia, ospita, da oltre 60 anni, uno dei principali centri di ricerca biologica della Cina. Si tratta dell’Istituto di Virologia, fondato nel 1956, cioè all’epoca di Mao. Tuttavia questo centro di ricerca è stato dotato nel 2015 di laboratori con misure di sicurezza d’avanguardia, che in gergo tecnico sono al livello BSL-4, il più alto livello di sicurezza di cui si fregiano solo una cinquantina di laboratori in tutto il mondo. Alcuni scienziati del laboratorio di Wuhan, fra l’altro, avevano partecipato nel 2015 a esperimenti internazionali su un coronavirus simile a quello odierno, tratto da un pipistrello, ma modificato artificialmente per fargli infettare cellule umane coltivate in vitro a scopo di studio. Del team internazionale facevano però parte scienziati di molti altri Paesi, anche americani e ciò contrasta con l’ipotesi di una responsabilità cinese. E’ vero che i cinesi, nelle prime settimane dell’attuale epidemia hanno minimizzato e che il presidente Xi Jinping, che ha ammesso pubblicamente la gravità dell’epidemia solo il 20 gennaio 2020, in realtà già il 7 gennaio aveva affrontato il problema in una riunione a porte chiuse del Politburo del Partito Comunista Cinese. I ritardi cinesi nel dare un adeguato allarme hanno corroborato il sospetto di un errore verificatosi nei laboratori, ma potrebbe essere stata anche solo una questione di orgoglio nazionale. Le accuse sono state respinte con vigore dalla dottoressa Shi Zhengli, vicedirettrice del laboratorio di Wuhan, in un articolo uscito il 3 febbraio 2020 su “Nature”.

 

– Eccoci allora alla terza ipotesi, la più sconvolgente, in un certo senso: quella secondo cui l’esplosione dell’epidemia a Wuhan, in Cina, potrebbe essere dovuta ad un attacco biologico americano lanciato alla Cina (che ormai, nel campo dei computer, cellulari, web, informatica, è la prima al mondo) per volontà delle aziende americane in via di fallimento proprio a causa della concorrenza cinese.

 

Il sospetto che il virus sia stato propagato in Cina dagli americani come una sorta di arma biologica, a bassa mortalità, giusto per creare problemi all’economia, è stata rilanciata il 12 marzo 2020 da un alto funzionario del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, che ha dichiarato pubblicamente su Twitter: «Il virus potrebbe essere stato portato a Wuhan da un soldato americano durante i Giochi Militari». Infatti lo scorso autunno, dal 18 al 27 ottobre 2019, si è tenuta proprio a Wuhan la settima edizione dei Military World Games, una specie di olimpiade per atleti delle forze armate di tutto il mondo. In quei giorni arrivarono in città 9300 atleti militari da 140 nazioni diverse. Per inciso, anche le Forze Armate italiane vi hanno partecipato, con una squadra che ha totalizzato buoni risultati, con un bottino di 28 medaglie, fra cui 4 ori, 12 argenti e 12 bronzi. La squadra americana era di quasi 300 elementi, fra i quali, sospettano i cinesi, potrebbe esserci stato qualche agente sotto copertura che potrebbe aver rilasciato il virus. E’ probabile inoltre che i servizi segreti cinesi avessero avuto qualche avvertimento perché proprio un mese esatto prima dei giochi, il 18 settembre 2019, tennero nell’aeroporto Tianhe di Wuhan una esercitazione biomedica riguardante, come ipotesi di lavoro, “l’arrivo di un passeggero affetto da coronavirus”. Un resoconto di Hubei TV narra: «Nel pomeriggio del 18 settembre le dogane del Wuhan Tianhe Airport hanno ricevuto un rapporto da una linea aerea secondo cui un passeggero non si sentiva bene, avendo difficoltà a respirare, e i suoi parametri vitali erano instabili. Immediatamente, le dogane dell’aeroporto hanno iniziato un piano di contenimento e hanno provveduto a trasferire il passeggero in ospedale. Due ore più tardi, il Centro Medico di Wuhan ha reso noto che al passeggero è stata clinicamente diagnosticata una infezione da coronavirus».

 

– E come giudicare un’altra ipotesi che sta circolando, secondo la quale tutto avrebbe avuto inizio a causa di un “attacco biologico” americano alla Cina nell’ambito della rivalità aeronavale tra le due potenze nei mari asiatici?

 

Non sembra impossibile. Per i cinesi, cercare di far finta di nulla nei primi tempi del contagio potrebbe essere stato un modo di lasciare gli americani nell’incertezza circa l’esito di un’operazione segreta. E il riserbo potrebbe anche essere dovuto alla cautela necessaria a non dare indizi che porterebbero allo scoperto preziosi informatori negli USA. Del resto, già nel 2004 un esperto indiano di armi biologiche, Sharad S. Chauhan, aveva scritto: «Anche quando sono molto inefficaci, con pochi morti, come nel caso delle lettere all’antrace negli USA, le armi biologiche sono considerabili come armi di ‘rottura’ di massa poiché possono gettare un’intera nazione nel caos. Le armi biologiche influenzeranno molti aspetti della nostra vita di routine, mandandoli fuori schema. Porteranno il terrorismo sulla soglia di casa di ognuno di noi». Significa che, come vediamo noi stessi in questi giorni, anche senza ricorrere ad armi di sterminio totale, una polmonite grave è già sufficiente per gettare grandi nazioni nel caos. Che poi l’epidemia sia dilagata in Europa e negli stessi USA, potrebbe essere un effetto collaterale che Washington non  si aspettava, pensando che sarebbe stato sufficiente spaventare un po’ i cinesi i quali alla fine l’avrebbero arginata come la SARS 17 anni fa.

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