Il dominio americano nel mondo. “Libertà”, “democrazia”, guerre, massacri, usura

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Prima parte: l’epoca coloniale e l’indipendenza

 

L’epoca coloniale

 

La colonizzazione del Nordamerica si compì con una massiccia ondata migratoria dall’Europa centro-settentrionale nei secc. XVII e XVIII. L’imperialismo britannico si assicurò la supremazia sugli immensi territori del continente e la lingua inglese finì per imporvisi. Nel nuovo ambiente, nessuna delle varie popolazioni europee immigrate riuscì a mantenere completamente intatta la propria cultura, finendo per amalgamarsi, fino ad un certo punto, nel cosiddetto “crogiolo” (melting pot). In realtà la fusione fu tutt’altro che completa e diede luogo a distinte unità culturali e regionali (Zelinsky 1973).

 

 

Nella Nuova Inghilterra, centrata su Boston, prevalevano i cupi puritani calvinisti, più a sud lungo la costa atlantica la più rilassata cultura olandese aveva lasciato la sua traccia a Nuova Amsterdam, ribattezzata dagli inglesi Nuova York. Ancor più a sud si diffusero le piantagioni di cotone coltivate con la manodopera degli schiavi importati dall’Africa, il cui commercio divenne una delle voci fondamentali dell’economia coloniale e sul quale vennero costruite enormi fortune. Nelle colonie settentrionali si radicarono fin dall’inizio cospicue comunità ebraiche e diedero un significativo contributo allo sviluppo mercantile e industriale, mentre il Sud rimase fondamentalmente agricolo.

 

 

I rapporti con gli “indiani” furono all’inizio circospetti e spesso amichevoli, finché i coloni erano ancora pochi e si sentivano deboli. Poi, man mano che le tribù venivano decimate dalle malattie portate dagli europei, mentre questi ultimi aumentavano e si rafforzavano costantemente, gli scontri divennero più frequenti e le tribù furono respinte sempre più indietro per far posto ai coloni che si appropriavano della terra. Non si trattò soltanto di un’invasione europea, ma specificamente di un’invasione protestante.

Le prove generali dell’invasione protestante del Nordamerica furono compiute in Irlanda, ai danni dei cattolici irlandesi, mediante cruente campagne di conquista seguite da appropriazione di terre, riduzione degli indigeni “papisti” a paria al servizio dei dominatori anglosassoni, e con la fondazione di città per il controllo del territorio (Smyth 1978, Biagini 1992, 1996).

Esattamente le medesime tecniche di aggressione furono poi messe in pratica nel Nordamerica a danno degli indiani, i quali, essendo più sparsi e meno numerosi degli irlandesi, finirono per soccombere ancor più disastrosamente di questi ultimi. In entrambi i casi, comunque, l’invasione diede luogo ad una sempre più forte presenza protestante, che sconvolse l’Irlanda e infranse il predominio cattolico nelle Americhe. Scoperto da Cristoforo Colombo nel 1492 per conto della cattolica Spagna e suddiviso con la mediazione del Papa Alessandro VI, fra Spagna e Portogallo col trattato di Tordesillas (Harrisse 1897), il Nuovo Mondo sembrava destinato ad entrare per intero nell’orbita cattolica. Perfino nei territori che sarebbero diventati il Sud-Ovest dei futuri Stati Uniti, i missionari cattolici, a prezzo di grandi sacrifici, compirono una grande opera di evangelizzazione e di civilizzazione fra gli indiani. Un’opera oggi vilipesa dal circo mediatico politicamente corretto, come “distruttrice delle culture tradizionali”.

Ben diversi erano i rapporti tra indiani ed europei cattolici. Travestita da “storia”, la delirante propaganda anglosassone, piena di immaginari orrori dell’Inquisizione (per una prospettiva più equilibrata vedi Cardini 1994, 1999, Firpo 1992, Guiraud 1974), ha creato la “leggenda nera” dei Conquistadores, ma è un fatto incontestabile che gli spagnoli posero fine alle atroci pratiche barbariche dei sacrifici umani degli aztechi e delle altre popolazioni messicane, e crearono una società in cui gli indigeni erano realmente protetti, grazie alla Corona di Spagna. Anche in Brasile gli indios furono relativamente protetti, certo più che nel Nordamerica.

Analogamente, i francesi nel Canada furono capaci di stabilire buoni rapporti con gli indiani (Cole Harris & Warkentin 1974, Cole Harris 1966, Diamond 1964, Wallot 1969, 1971). I trappers (cacciatori di pellicce) francesi sposavano donne indigene, generando una popolazione mista (métis) capace di mediare tra i due mondi, europeo e amerindio. Dopo che gli inglesi, nella loro incessante furia di conquista globale, si impadronirono della capitale franco-canadese di Quebec e dell’intero Canada, i métis francofoni si ribellarono, purtroppo invano, ai “civilizzatori” anglosassoni.

Queste brevi osservazioni dovrebbero bastare ad illustrare il carattere totalmente diverso dei contatti con gli indigeni da parte dei coloni cattolici in confronto all’esclusivismo protestante, generatore della mentalità da “popolo eletto” (Herrenvolk) che raggiungerà le sue più squisite altezze con Adolf Hitler, odiato e combattuto dai superuomini anglosassoni sia perché un Herrenvolk non tollera l’esistenza di un altro Herrenvolk, sia perché una potenza economica come quella tedesca dava fastidio alle analoghe potenze angloamericane, e soprattutto perché la Germania si era liberata dalla tutela del sistema usuraio bancario facente capo alle “grandi famiglie” ebraiche le quali controllavano (e controllano) Wall Street.

 

L’indipendenza

 

Nei paesi di origine degli invasori europei si era sviluppata la massoneria (Grande Loggia di Londra, 1717), e, a partire dal 1730 circa, nuove logge non tardarono a spuntare come funghi nelle colonie nordamericane. La massoneria ha numerosi livelli di iniziazione, solitamente trentatre: dall’uno all’altro si passa dopo aver dimostrato provata “fede” e assimilato il “catechismo” di quel livello. Al primo livello il “catechismo” parla solo di benevolenza e amore fraterno e appare assolutamente conciliabile coi migliori sentimenti e col Cristianesimo. Man mano che si sale di livello, il quadro cambia, finché al vertice la massoneria rivela il suo vero volto gnostico e satanico di odio senza limiti (Abad-Gallardo 2019, Mariani 2005).

Massoni di vertice furono tutti i personaggi prominenti della società civile coloniale nei futuri Stati Uniti: politici e intellettuali influenti che lasciarono scritte le più graffianti derisioni dei miracoli e della Chiesa cattolica. Su iniziativa di tali personaggi, venne maturando l’idea del distacco delle colonie dalla ‘madrepatria’ inglese. Personaggi ‘illuminati’ circolavano da un insediamento all’altro, diffondendo il verbo sui vantaggi che sarebbero derivati dal sottrarsi all’altrettanto massonico controllo del governo di Londra, il quale, come ogni governo che si rispetti, aveva una sola preoccupazione: spremere tasse.

Secondo la propaganda destinata ai ‘profani’, cioè ai non massoni, propaganda che la fa da padrona nelle paludi universitarie, la massoneria sarebbe “apolitica” e dedita ad “opere di pace”. È vero esattamente il contrario: i massoni americani non esitarono a sparare neppure su quelli inglesi non appena lo ritennero utile ai loro interessi. Ottenuta l’agognata indipendenza, i medesimi personaggi che avevano coltivato lo spirito di ribellione, si adoperarono, per i reciproci interessi commerciali e di alleanze politiche, a riconciliare le colonie ormai indipendenti con la madrepatria. Le leve del potere, anche dopo l’indipendenza e fino ad oggi, sono sempre rimaste in mani massoniche.

I libri di testo politicamente corretti sottolineano l’anelito alla libertà che avrebbe trovato ampio respiro grazie alle “illimitate opportunità” offerte dalla mitica “frontiera”, essendo sempre possibile ai coloni spostarsi in avanti per sottrarsi ad un governo sgradito: è la classica tesi del Turner (1961). Ma i movimenti rivoluzionari non nacquero affatto negli sparsi nuclei di popolamento della frontiera, ma piuttosto nelle città costiere tra i ceti mercantili colpiti dalle tasse inglesi, anzitutto Boston.

Un’altra concezione sbagliata è che il movimento rivoluzionario sarebbe stato ispirato a principi cristiani, dato che la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 fa esplicita menzione della Divinità largitrice dei “diritti umani”: nulla di più falso, perché il Dio cristiano Creatore del Cielo e della Terra non c’entra per nulla; si tratta piuttosto del “Dio della Natura”, il Grande Architetto massonico, l’essere luciferino che secondo i massoni governerebbe il mondo. L’esempio americano ebbe una profonda eco nella triste genìa dei ‘philosophes’ e contribuì allo scatenarsi della Rivoluzione francese.

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(fine della prima parte – continua sabato 14 settembre)

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