Il punto della situazione in Italia

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Ma si può sempre tornare indietro… guardiamo la Storia del Portogallo del secolo scorso

 

Oggi nessuno che intervenga in un dibattito televisivo, nessuno che scriva su un giornale di discreta tiratura, dice le cose come stanno e coglie nel segno. Tutti, o per asservimento ai centri di potere, o per paura di incorrere in una sanzione, per timore di messa al bando e di censura, falsano la sostanza dei fatti e dei provvedimenti indispensabili per salvarsi dalla peste, dovuta all’epoca che discende dalla fine della guerra a questi giorni.

La verità esiste accessibile; presumo che sia dato stabilirla con bastante chiarezza e obiettività. Parlo dell’attuale realtà socio-politica e dei rimedi possibili, per quanto difficili, condizionati dai nemici stranieri e dall’attitudine dei capi nostrani.

La situazione dell’Italia in quest’epoca storica è caratterizzata dai seguenti fattori, ad ognuno dei quali occorre attribuire le giuste proporzioni:

1) La stragrande maggioranza della classe politica e dirigente, determinante nel produrre governi e indirizzi socio-economici, è asservita a interessi mondialisti gravemente lesivi del nostro bene comune, ovvero serve a un disegno che mira a rendere la nazione italiana il più possibile disintegrata quanto a identità, tradizioni, Religione cattolica autentica. Il clero e il suo vertice collaborano a questo progetto deleterio.

2) La maggioranza del popolo italiano ha avvertito gli effetti (grave crisi economico-sociale-culturale) della congiura, e ne ha individuato la causa immediata nella suddetta classe politica e dirigente, salvandone soltanto uno o due rappresentanti, che pure dubita siano abbastanza forti per risanare lo Stato. Essi sono rimasti indietro rispetto ai loro elettori e simpatizzanti, che hanno una visione più avanzata del problema.

3) Circa la metà del popolo italiano non ha fiducia nel sistema politico e istituzionale, nei principi di libertà, di giustizia e d’uguaglianza come vengono insegnati e propagandati, è stomacata dalle democratiche lotte intestine, dai dibattiti televisivi e in Internet, sente la puzza della cultura imperante, vede nell’Unione Europea un’usurpazione della sovranità nazionale, un complice della cosmopolita finanza egemone e dell’industria senza Patria. Questo popolo disprezza i cosiddetti mercati, disprezza i politici che hanno permesso che l’economia italiana ne debba subire l’arbitrio, intuisce come il debito pubblico sia ampiamente coperto delle sostanze dei cittadini, ossia come lo Stato potrebbe riscattare il debito in mano straniera e sottrarsi alla speculazione, anche mediante una moneta nazionale, una Banca nazionale, il controllo delle banche italiane. Per conseguire il buon risultato, atteso invano da troppo tempo, e fare piazza pulita dei parassiti, degli inetti e dei venduti, questo popolo vorrebbe che un uomo forte prendesse il potere.

L’avvento di un potere risanatore non sarebbe in grado di proteggere i nostri sacrosanti interessi e diritti dall’offesa del grande nemico apolide. Tuttavia l’alleanza con una o più potenze ideologicamente compatibili, potrebbe darci l’indipendenza sufficiente e il necessario benessere. Una forte e saggia diplomazia, in altri termini: il far pesare le proprie scelte autonome a dispetto di trattati e servitù risalenti agli anni Quaranta, potrebbe ottenere il risultato.

La Gran Bretagna, che oggidì è soltanto una minore potenza mondiale, per giunta recante la zavorra democratica, sta affrancandosi dalla palla al piede dell’UE, e avrà mano libera nel condursi in mezzo alla concorrenza dei più grandi paesi, disponendo di una propria moneta, di una Banca autonoma, del governo dei dazi doganali e delle concessioni alle multinazionali. Questo esempio è tutt’altro che trascurabile.

Non è escluso che un capo, un gruppo, un movimento animato, a Dio piacendo, da coraggio, da schiena diritta, da idee lungimiranti, vigorose, irresistibili, possa dare inizio nel Bel Paese a un’inversione di rotta, a un certo riscatto.

 

In Europa è già accaduto. Guardiamo al Portogallo dello scorso secolo:

 Enciclopedia Cattolica (1953) vol. IX, coll. 1796-1797, voce PORTOGALLO:

 “Storia ecclesiastica.

 “[…] Con l’avvento del dispotismo illuminato, la Compagnia di Gesù riceve in P.[…], come in tutta l’Europa, un colpo assai duro. Le conseguenze non si fanno attendere soprattutto nelle colonie. Lo spirito laico e liberale contamina la struttura delle forze più pure della nazione (ma prima di allora era ancora una volta fiorita l’opera d’un martire della Compagnia di Gesù, S. Giovanni de Brito [missionario martirizzato in India nel 1693]). Il laicismo non tarda però ad annullare i frutti di tanto lavoro secolare. All’inizio del nuovo secolo, con l’avvento del liberalismo, si estinguono nel P. continentale gli Ordini religiosi, i monasteri, i conventi, e gli ospedali ecclesiastici in seguito alla legge del 30 maggio 1834. I beni della Chiesa vengono in gran parte incamerati nel patrimonio dello Stato. L’opera liberale è completata dalle misure antireligiose della nuova Repubblica [proclamata il 5 ott. 1910, con la cacciata in esilio del Re].

Portogallo Contemporaneo:

“I primi quindici anni della nuova Repubblica hanno una ben triste storia: rivoluzioni ad ogni momento, disordini, lotte di partito, attentati, assassini, persecuzioni contro i rappresentanti della Chiesa, ministeri che si susseguono nell’impotenza di amministrare la giustizia, mantenere l’ordine pubblico e l’equilibrio delle finanze. La “Patria è ammalata”, afferma lo stesso pubblico ministero, generale Carmona, durante il processo ai rivoluzionari del 18 apr. 1925. Il 28 maggio 1926 sorge a Barga il movimento del generale Gomes da Costa e si inizia una ripresa della vita politica nazionale, nell’ordine, nella legalità, nel rispetto per la Chiesa e per le idee sane della tradizione. Il 25 marzo 1928 il generale Oscar Carmona è eletto presidente della Repubblica. Il 27 apr. dello stesso anno il professor Oliveira Salazar, dell’Università di Coimbra, diviene ministro delle finanze e primo ministro. La Costituzione e l’Atto coloniale portoghese, la nuova magna carta dell’Impero lusitano, riflettono alcuni principi difesi dalle encicliche papali di Leone XIII, Pio X e Pio XI.  Pur continuando la separazione tra Chiesa e Stato proclamata dalla Repubblica, si crea un clima di grande rispetto verso la Chiesa; il Concordato e l’Accordo missionario, firmati a Roma il 7 maggio 1940 con la S. Sede, costituiscono un nuovo passo avanti nella difesa del patrimonio spirituale ereditato dagli avi. Una delle misure più interessanti dell’accordo è quella riguardante il matrimonio, che era stato considerato dalla Repubblica un contratto meramente civile; ora al matrimonio religioso il governo portoghese torna a riconoscere effetti giuridici nella sfera civile. Dal punto di vista della politica internazionale, il governo di Salazar mantenne una politica di neutralità durante l’ultima guerra, conservò l’alleanza con l’Inghilterra e fece un patto di non aggressione e di amicizia con la Spagna. Nel campo della cultura, sotto il ministero del prof. Cordeiro Ramos sono state abolite le ultime istituzioni laiche create contro l’organizzazione ecclesiastica della Repubblica e si procede ad una riforma dell’insegnamento in cui viene rispettata la tradizione morale e spirituale della Chiesa. Il P. ha saputo così trovare e riprendere, come ha detto Pio XII nel suo messaggio del 31 ott. 1942, La strada perduta delle sue più belle tradizioni di Nazione Fedelissima.

 

A completamento, riporto alcuni passi della presentazione del libro di Mircea Eliade (laico esoterista, ma storico obiettivo) Salazar e la rivoluzione in Portogallo (2013), dovuta alla Casa Editrice Bietti:

«Lisbona, 1942. Da quasi un decennio, il professor Salazar è dittatore del Portogallo. La sua è una “rivoluzione spirituale”, scrive Mircea Eliade, addetto stampa presso la Legazione di Romania, nella capitale». Tale cambiamento delle istituzioni è atto «a reintegrare il Paese nella propria tradizione, invertendo di segno le forze che ne hanno retto la storia degli ultimi secoli. Democratismo, liberalismo, massoneria: è contro queste correnti che si è scatenata la controrivoluzione salazariana, nella costruzione di uno Stato cattolico, lusitano e corporativo.»

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