Imparzialità televisiva

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Lo scorso 29 maggio, ore 13.30, il TG1 (chissà perché la gente aggiornata dice adesso “la TG”), massima espressione della statale informazione, ci ha fornito queste notizie per bocca d’una giornalista, giocata da toni e mimica facciale dediti alle sottolineature:

Il primo titolo è “Partita lettera da Bruxelles”.

Apprendiamo che “secondo alcune fonti” la lettera è stata spedita a Roma. Ma l’autorevolezza della testata giornalistica permette che le captate “osservazioni dell’Europa all’Italia sul deficit (di Stato)” si traducano in un affermativo: “La Commissione chiede delucidazioni su ciò che il Governo italiano intende fare per evitare uno sforamento dei conti. Lo scostamento che viene contestato dai tecnici dell’Unione rispetto agli obiettivi prefissati è di circa 11 miliardi”.

Evidentemente l’Assemblea legislativa dell’UE, testé eletta, e le nuove nomine dei membri della Commissione, sarebbero destituite d’importanza. Infatti i giornalisti Rai non mancano di chiosare le informazioni fornite, e a tale riguardo se ne astengono.

Secondo titolo: “A Palazzo Chigi mattinata di incontri, all’indomani del voto che ha ribaltato i rapporti di forza nella maggioranza. Il Premier Conte ha visto prima Salvini poi Di Maio.”

Anche qui manca il commento, ma compare una faccia tesa di Di Maio, che è tutto un programma.

Dei due Vicepresidenti non ci vengono riportate le dichiarazioni. Invece chi parla sono il PD e  FI:

“Il Governo continua a litigare e il Paese è paralizzato, dice Zingaretti dal Pd e avverte: l’incertezza costa e la pagano gli italiani. Forza Italia attacca: la maggioranza è al capolinea. E’ l’ora del Centrodestra.”

Viene il sospetto che, gli argomenti addotti e le previsioni manifestate rasentando la monotonia, languisca la vena immaginifica dell’opposizione.

A questo punto compare il servizio d’una giornalista, dove si riferisce come al Senato qualcuno abbia affermato che “il calo del debito è incerto e incide sulla crescita […] la sua riduzione serve alla stabilità finanziaria”. L’esatto contrario di quanto sostenuto dal Governo che, poveretto, risulta ignorato.

Poteva mancare la sentenza del Quirinale, che ormai si fa sentire giornalmente? Veniamo a sapere che Mattarella si è così di nuovo pronunciato (si capisce: repetita juvant): “Evitare che i cambiamenti economici si trasformino in esclusione”. Con questo titolo il TG1 riassume  la notizia, e prosegue: “Lo scrive il Presidente della Repubblica Mattarella in occasione della presentazione del rapporto sullo stato sociale a Roma. ‘I sussidi non bastano, afferma il Capo dello Stato, va arginata l’emarginazione'”.

Ma il Presidente della Camera poteva tacere e non essere debitamente citato? Giammai! Ecco il testo:

“Al rapporto sullo Stato Sociale, presentato a La Sapienza, c’era il Presidente della Camera Fico. ‘Lo Stato, ha detto, ha il dovere di garantire la serenità alle persone e di non lasciare indietro nessuno. Se non si è dalla parte dei più deboli si alimenta la Paura (P maiuscola nel testo)'”.

Altra stoccata inferta al cattivone Salvini. Ormai si può fare a meno di riferirsi a lui in maniera più esplicita. Nel gergo politico dell’opposizione e dei media il provocare emarginazione e paura è prerogativa di Salvini, tale misfatto viene imputato a lui correntemente.

Ora abbiamo il Segretario di Stato Vaticano Parolin, che così buono come il suo capo in testa, invita al dialogo (trita parola magica per buggerare chicchessia: controparte, fedeli, popolo, che però hanno mangiato la foglia). Ed è evidente che – siccome qualcuno ha trovato da ridire a proposito delle incessanti critiche mosse al Ministro degli Interni – il clero tende la mano anche a Salvini. Ma il prelato coglie l’occasione per ammonire che non si deve abusare dei simboli religiosi per fare politica. Poveraccio lui pure: incorre in una sbadataggine. Dimentica che la Chiesa non ha fatto ammenda (fece tanti mea culpa anche un po’ fuori posto) per aver consentito agli abusi commessi dal Partito dello Scudo Crociato.

L’ex Presidente dell’Associazione nazionale Magistrati è indagato dalla Procura di Perugia per corruzione. Ci vuole del riguardo. E allora il titolo è questo: “Corruzione, indagato Palamara. ‘Reato grave interrogatemi'”. Dunque si dà la parola anzitutto all’indagato indignato. Ci mancherebbe…

La notizia del giorno (data dal TG2, forse per inavvertenza) era che la produzione industriale è cresciuta. Ma vogliamo essere così fiscali da non ammettere una svista del TG1 sempre puntuale? Inoltre bisogna anche compatire che la principale novità passi in sottordine. Si tratta di un colpo inferto al cuore della ‘ndrangheta, in Calabria. O ci siamo ormai abituati alle battaglie vinte negli ultimi tempi dallo Stato nella guerra contro i mafiosi?

Viene il momento della cronaca nera assai atroce. Se ne approfitta per una pratica della virtù: quella della misericordia (laica beninteso) verso i più sfortunati. Assassini, seviziatori, violentatori, va bene, ma sono stranieri e migranti magari arrivati sui barconi. Ammirevole la dolce fugacità con cui vengono nominati, con cui si fa riferimento al loro stato e ai loro trascorsi.

Siccome si è fatta intervenire la voce del Vaticano, conforta vedere la par condicio per la quale giunge la commemorazione di un anniversario relativo all’incredulo Leopardi. L’occasione un pochino pretestuosa è data dall’Infinito, che compie i 200 anni, con la folta partecipazione delle scolaresche a Recanati.

Tuttavia la celebrazione del paganesimo trova compimento con la sfilata di moda dovuta a una prestigiosa Casa di creazioni d’abbigliamento. La rassegna è avvenuta nel Museo Capitolino. Singolare concessione, singolarmente giustificata con “l’accostamento di arte ad arte”. Abituati ai forti contrasti e alle trovate pour épater le bourgeois, la stravaganza di prammatica degli abbigliamenti, nel buio catacombale delle gallerie museali, è apparsa divertente soprattutto a noi che ci siamo armati di filosofico senso dell’umorismo.

Ringraziamo il cielo di non aver dovuto assistere al lodatissimo inserimento di stranieri, benissimo integrati, in una squadra sportiva o in maestranze specializzate, e che il Vertice della Rai sia stato nominato dal presente Governo, altrimenti lo spasso avrebbe finito per essere eccessivo, forse sarebbe girato in un deplorevole attacco di bile.

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1 commento su “Imparzialità televisiva”

  1. Gaetano Fratangelo

    Il cambiamento dei vertici della Rai non è sufficiente, dato che i giornalisti e le redazioni rivendicano la loro autonomia e la loro dignità di fronte ad ingerenze esterne.
    Tutto bene se non ci fosse la discriminazione (la scelta) tra le varie ingerenze!
    L’ unica salvezza, di fronte a tanta disonestà intellettuale, sono internet ed i “social”.
    Ma è già pronto un argine contro le “fake news” (unilaterali) ed anche magistrati attrezzati per combattere il reato di pensiero, salvo che non faccia parte del “pensiero unico”.

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