Commento di Sant’Agostino al Salmo 138, 3-6

 

 

Riflessioni sul ” Figliol prodigo “.

5.[vv 3.4.]Intendi i miei pensieri da lontano; il mio cammino e il mio giacere tu scruti, e tutte le mie vie ti son note. Che significa: Da lontano? Tu hai conosciuto il mio pensiero mentre io mi trovo ancora nell’esilio, prima che raggiunga quella patria. Ripensa a quel figlio più giovane. Anche lui divenne corpo di Cristo: è la Chiesa proveniente dal mondo pagano. E veramente era andato lontano quel figlio più giovane! Ecco un padre di famiglia che ha due figli: il più grande non si allontana ma resta a lavorare nel campo. Rappresenta i santi che vivono nella legge e della legge compiono le opere e osservano i precetti 23. In opposta direzione era andata quella porzione dell’umanità che s’era abbandonata all’idolatria: s’era inoltrata per un lungo tratto nella strada dell’esilio. Cosa c’è infatti tanto lontano dal tuo Creatore quanto un idolo che tu stesso ti sei costruito? Ecco dunque il figlio minore. È partito per una terra lontana recando con sé la porzione del suo patrimonio, che, come sappiamo dal Vangelo, consumò rapidamente conducendo una vita spendereccia insieme con le prostitute. Ridotto alla fame, si pose alle dipendenze di un notabile di quel paese, il quale lo incaricò di pascere i porci. Come quei porci egli voleva saziarsi di ghiande ma non gli era consentito. Soffrì gli stenti, fu nella tribolazione e nell’indigenza, e in quello stato gli tornò in mente il padre: ebbe voglia di tornare a casa. Disse: Mi alzerò e andrò dal padre mio. Disse: Mi alzerò, poiché stava seduto, sicché nelle parole di lui puoi riconoscere le parole di colui che nel nostro salmo dice: Tu mi hai conosciuto quando siedo e quando sorgo. Mi sono assiso cadendo in miseria, sono risorto desiderando il tuo pane. Intendi i miei pensieri da lontano. Ero partito per un luogo lontano, ma c’è forse un luogo dove non si trovi colui che avevo abbandonato? Intendi i miei pensieri da lontano. Per questo dice il Signore nel Vangelo che il padre gli andò incontro mentre l’altro tornava 24Certo! quand’era ancora lontano ne aveva penetrato i pensieri. La mia via e il mio confine tu hai scandagliato. Dice: La mia via. Qual via, se non la via cattiva che egli aveva battuta abbandonando il padre, quasi che potesse nascondersi all’occhio di colui che l’avrebbe castigato? Ovvero: gli sarebbe forse capitata quella miseria che lo annientò al segno di ridurlo a pascolare i porci, se non l’avesse voluto il Padre, il quale fino a tanto sferzò chi s’era allontanato finché non l’ebbe recuperato vicino? Si tratta dunque di un fuggitivo scoperto e perseguitato dal giusto castigo di Dio. Dio infatti si prende la rivalsa su tutti i moti del nostro cuore, in qualsiasi direzione ci muoviamo allontanandoci [da lui]. Ecco ora questo fuggiasco, in un certo qual modo scoperto, parlare e dire: Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine. Cos’è la mia via? La direzione in cui mi ero avviato. Cos’è il mio confine? Il punto dov’ero arrivato. Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine. Il confine da me raggiunto, per quanto avanzato, non era lontano ai tuoi occhi: avevo fatto molta strada ma [là dov’ero arrivato] tu c’eri ancora. Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine.

6.Tu hai preveduto tutte le mie vie. Non dice: Tu hai veduto, ma: Tuhai preveduto. Tu le hai previste prima che io le percorressi, prima che ci camminassi; e hai permesso che io mi inoltrassi fra gli stenti per quelle mie vie, suggerendomi insieme, però, che, se mi fosse piaciuto essere esente da fatica, tornassi a percorrere le vie tue. Poiché non vi è inganno nella mia lingua. Qual è il motivo di queste parole? È una confessione che ti faccio: percorrendo la mia via io mi sono allontanato da te; ti ho abbandonato mentre sarebbe stata mia felicità restare con te. Per fortuna però ho avvertito quale sventura sia stata la mia lontananza da te. Se infatti mi fossi trovato bene senza di te, forse avrei ricusato di tornare a te. Chi pertanto confessa in questa maniera i suoi peccati, chi parla [così] è il corpo di Cristo dopo che ha conseguito la giustizia, non per le proprie risorse ma per la grazia di lui. Eccolo [quindi] dire: Non vi è inganno nella mia lingua.

La condizione dell’uomo mortale.

7.[v 5.] Ecco, o Signore, tu sai [già] tutto, le cose piùrecenti e le più  Tu conoscesti la mia condizione finale, quando stavo pascendo i porci; avevi anche conosciuto la mia condizione di prima, quando venni a chiederti la porzione della mia eredità. Le vicende iniziali furono l’origine dei mali successivi. Vicenda iniziale fu il peccato che ci fece decadere; sorte conclusiva è la pena, per la quale ci troviamo nel presente stato di mortalità penosa e pericolosa. E volesse il cielo che sia questa la nostra condizione estrema! Lo sarà se noi, da questo stato di miseria, ci decidiamo a tornare sui nostri passi. Altrimenti ci sarà un’altra meta ancor più remota: quella estrema miseria riservata agli empi ai quali sarà detto: Andate nel fuoco eterno che è preparato per il diavolo e i suoi angeli 25. Quanto a noi, fratelli, è vero che fino ad un certo limite abbiamo abbandonato Dio. Ci bastino però gli stenti che soffriamo per la mortalità della nostra vita. Ricordiamoci del pane [che abbonda] presso il Padre nostro; ripensiamo alla felicità che regna nella casa del nostro Padre. Non ci deliziamo delle ghiande dei porci, delle dottrine dei demoni. Ecco, o Signore, tu sai tutto, le cose più recenti e le più antiche. Le condizioni finali in cui mi son ridotto; le condizioni iniziali, cioè del tempo in cui ti offesi. Tu mi hai modellato e hai posto su di me la tua mano. Quando mi hai modellato? Quando mi collocasti nella presente condizione mortale destinandomi agli stenti tra i quali tutti nasciamo. È vero infatti che nessun uomo nasce senza che Dio lo plasmi nel grembo di sua madre e che non c’è alcuna creatura di cui egli non sia l’artefice. Tuttavia [qui] Mi hai modellato [siriferisce] al presente affanno, e hai posato su di me la tua mano  detto del] la mano punitrice che grava sui superbi. Dio infatti ha voluto in questa maniera abbattere l’orgoglioso per sollevare l’umile. Tu mi hai modellato e hai posto su di me la tua mano.

Ciechi durante la Passione, illuminati a Pentecoste.

8.[v 6.]È diventata sorprendente nei miei riguardi la tua sapienza; è troppo forte: non riuscirò a raggiungerla. Ecco ora una cosa in se stessa alquanto oscura ma che, quando la si è compresa, reca non poca dolcezza. Aprite la mente e ascoltatemi. Mosè fu un santo servo di Dio e Dio parlava con lui dalla nube; poiché, per esprimersi in un linguaggio creato, doveva necessariamente parlare col suo servo assumendo una creatura 26. Non poteva parlare, cioè, direttamente con la sua sostanza ma doveva assumere un qualche essere corporale attraverso il quale emettere quelle voci ed indirizzarle ad orecchi umani e mortali. In questa maniera Dio parlava a quei tempi: non parlava comunicandosi attraverso la sua sostanza. In che senso si dice che Dio parla mediante la sua propria sostanza? Parola di Dio è il Verbo di Dio, e Verbo di Dio è Cristo. Ora questo Verbo non risuona un istante e poi passa; al contrario, rimane sempre e immutabilmente Verbo: quel Verbo mediante il quale tutte le cose sono state create 27. A questo Verbo (che poi è la stessa Sapienza di Dio) viene detto: Tu le muterai ed esse saranno mutate; tu viceversa sei sempre lo stesso 28. E in un altro passo scritturale, riferito ancora alla Sapienza, si dice: Restando immobile in se stessa, rinnova tutte le cose 29C’è dunque una Sapienza stabile (se pure è ben detto questo ” stabile “), intendendo il termine nel senso di immutabile, non nel senso di immobile. È una Sapienza che rimane sempre la stessa, che non cambia per variare né di luogo né di tempo: mai si presenta in un modo qui e in un modo là, mai in un modo adesso, in un altro modo in passato. Questa è la [vera] Parola di Dio. Quanto alla parola indirizzata a Mosè, era una parola destinata a un uomo, e risultava di sillabe, di suoni transeunti: cosa impossibile se Dio non avesse assunto un essere creato capace di emettere tali accenti e così parlare. Mosè, uomo santo, conosceva che il linguaggio rivoltogli da Dio avveniva con la mediazione di creature corporee assunte da Dio; per questo, desideroso, anzi smanioso, di vedere Dio di persona, rivolgendosi allo stesso Dio che gli parlava, disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mostrami te stesso 30. Il suo desiderio era acuto. Facendo leva su quella specie di intimità familiare – se è lecito così esprimersi – di cui era stato favorito, voleva strappare a Dio [la grazia] di vedere la maestà del suo volto, se di volto di Dio può parlarsi. Ma Dio gli rispose: Non puoi vedere il mio volto, perché nessun uomo mi vedrà e poi rimarrà vivo. Quando passerà la mia gloria, ti metterò in una spaccatura della roccia e ti proteggerò con la mia destra; quando invece sarò passato tu vedrai il mio dorso 31Da queste parole sorge [per noi] un altro ” enigma “, cioè una designazione di cose figurata e oscura. Dio gli dice: Quando sarò passato vedrai il mio dorso, quasi che Dio abbia da una parte la faccia, dall’altra il dorso. Lungi da noi un simile concetto della maestà divina! Chi pensasse in questa maniera, cosa gli gioverebbe l’essere i templi ormai chiusi? Si costruirebbe in cuore un idolo. In quelle parole, dunque, si racchiudono profondi misteri. L’ho già detto: Dio parlava col suo servo servendosi d’una creatura, secondo un piano della sua volontà, e in quel caso specifico poteva ben comprendersi [che si trattava] della persona del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. In effetti, è vero che Cristo nella natura divina nella quale è uguale al Padre 32 è, allo stesso modo del Padre, invisibile all’occhio umano. Difatti, se sfugge all’occhio carnale la sapienza dell’uomo, potrà quello stesso occhio carnale vedere la Potenza e la Sapienza di Dio? A suo tempo, però; il Signore avrebbe assunto la carne e sarebbe apparso visibile anche agli occhi del corpo, al fine di guarire e portare a salute l’interno dell’uomo, cioè l’anima, cosa che esigeva appunto anche la manifestazione esterna. Ebbene, predicendo a Mosé questo evento, gli disse: Non ti è lecito vedere il mio volto; vedrai il mio dorso, ma quando sarò passato 33Affinché poi tu non vegga il mio volto, ti coprirò con la mia mano. Per il Signore, in che cosa è consistito il suo ” passare “? Lo precisa l’Evangelista: Gesù sapendo giunta l’ora sua, di passare da questo mondo al Padre 34E la parola ” Pasqua ” significa appunto passaggio: ciò che con parola ebraica si dice Pasqua in latino si deve tradurre ” passaggio “. Ebbene, cosa significa: Non vedrai il mio volto, ma vedrai il mio dorso? Chi rappresentava in quell’occasione Mosè, quando gli fu detto: Non vedrai il mio volto, ma vedrai il mio dorso, e questo quando sarò passato?e inoltre: Affinché poi tu non vegga il mio volto porrò sopra di te la mia mano? Chiama suo volto le sue gesta iniziali e, per così dire, suo dorso il passaggio da questo mondo avvenuto nella sua passione. Apparve ai giudei, ma essi non lo riconobbero. E proprio costoro rappresentava Mosè quando gli si diceva: Tu non sei in grado di vedere il mio volto. Ma perché non videro Dio nascosto nella carne? Perché la mano del Signore si era appesantita su di loro, come appunto aveva detto Isaia: Acceca il cuore a questo popolo e chiudigli gli occhi 35e come essi stessi con loro accenti dicono in quell’altro salmo: S’aggravò su me la tua mano 36. Sta di fatto che essi non riconobbero, allora, la divinità di Cristo; se infatti l’avessero riconosciuta, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria 37, e, se non l’avessero crocifisso, il suo sangue non avrebbe redento l’universo. Cosa fece, pertanto, Iddio se non ricorrere (come dice l’Apostolo) alla profondità della ricchezza della sua sapienza e scienza? Esclama infatti l’Apostolo: O profondità della ricchezza della sapienza e della scienza di Dio! Come imperscrutabili sono i suoi giudizi, e non rintracciabili le sue vie! Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi gli fu consigliere? O chi diede a lui per primo, sì da averne il contraccambio? Poiché da lui e per lui e a lui ogni cosa; a lui la gloria nei secoli dei secoli 38Così parla l’Apostolo, che poco sopra ha detto: È avvenuto un accecamento in una parte d’Israele, e ciò fino a che non sia entrata la totalità dei gentili; allora tutto Israele si salverà 39In realtà un parziale accecamento s’è avverato nei giudei per colpa della loro superbia. Si ritenevano giusti e, accecati, crocifissero il Signore. Il Signore poi aveva posto sopra di loro la sua mano affinché non lo vedessero mentre passava, mentre cioè se ne andava da questo mondo al Padre. Osserviamo ora se essi, una volta avvenuto il passaggio, riuscirono a vedere il dorso di lui. Il Signore risorse e apparve ai discepoli e a tutti quelli che avevano creduto in lui. Non apparve, allora, a coloro che l’avevano crocifisso, perché su di loro aveva posto la sua mano finché non fosse passato. Trascorsi quaranta giorni con i discepoli, ascese al cielo, e, compiuto il tempo della Pentecoste, mandò loro lo Spirito Santo. Questo Spirito Santo riempì quegli uomini, che, sebbene nati dove unica era la lingua e sebbene educati a parlare un’unica lingua, cominciarono a parlare la lingua di tutti [i presenti] 40. Quelli che avevano crocifisso il Signore, lì presenti a migliaia, rimasero sbigottiti e spaventati di fronte a un così strepitoso miracolo. Lo stesso miracolo li compunse nel cuore, sicché ricorsero agli Apostoli chiedendo qual decisione dovessero prendere, quale cosa dovessero fare. Questo fecero quegli uomini, dopo che fu loro predicato il Cristo, ancora sbalorditi di come persone ignoranti avessero potuto parlare tutte le lingue. Per bocca dell’apostolo Pietro fu loro annunziato quel Cristo che essi, mentr’era crocifisso, avevano disprezzato e schernito come un uomo mortale. Gli rinfacciavano perché non scendesse dalla croce, mentre fu molto più grande l’opera da lui compiuta risorgendo dal sepolcro che non quella, di scendere dalla croce. Ascoltato l’annunzio di Cristo, chiesero: Cosa dobbiamo fare? 41 Sono gli stessi che poc’anzi s’erano accaniti contro il Signore presente davanti ai loro occhi. Ora chiedono un parere sul come salvarsi e si sentono rispondere: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, a remissione dei vostri peccati 42Ecco come essi non avevano veduto il volto di lui, ma ne videro il dorso. Sopra i loro occhi s’era prima stesa la mano di lui, ma non doveva durare per sempre: era solo finché lui non fosse passato. Difatti, una volta passato, egli scansò la sua mano dai loro occhi, ed essi, scansata appunto questa mano da dinanzi ai loro occhi, dicono ai discepoli: Cosa dobbiamo fare? Avevano infierito, ora son pii; erano stati pieni di rabbia, ora hanno paura; erano stati ostinati, ora si piegano; erano stati ciechi, ora ricevono la luce.

Le vie di Dio impervie all’uomo mortale.

9.Espressioni di questo genere dobbiamo riscontrare, a quanto sembra, anche nel nostro salmo: appartengono di preferenza ai pagani, memori della loro lontananza dalla fede. Dioinfatti racchiuse tutti nell’incredulità per usare misericordia con tutti 43. Tu m’hai fatto e tieni su me la tua mano. [Troppo] meravigliosa è la tua scienza per me; è troppo forte e io non posso [giungere] ad essa. Hai, in certo qual modo, posato la tua mano su di me e mi sei diventato mirabile. Finché ero con te, io non ti comprendevo: mi era così a portata di mano vedere il padre quando [ti] dissi: Dammi la porzione di beni che mi spetta 44Partii allora per una regione lontana e fui sfinito dalla fame. È stato troppo per me; mi si para dinnanzi una difficoltà enorme: non riesco a valutare a dovere quello che ho perduto. Dice: [Troppo] meravigliosa è la tua scienza per me. Per il mio peccato mi si è reso evidente quanto fosse meravigliosa e incomprensibile. Mi era infatti facile contemplarti finché per superbia non ti abbandonai. Meravigliosa è la tua scienza per me; è troppo forte e io non posso [giungere] ad essa, ma, sottintendi, da me. Non riuscirò a raggiungerla da me. Se dunque ci riuscirò, sarà solo per mezzo tuo.

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