La cristalloterapia di Santa Ildegarda. Ce ne parla in un libro Don Marcello Stanzione

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I rimedi di santa Ildegarda. Il potere delle pietre e delle gemme”, di don Marcello Stanzione e di AlbaSali (edito da Gribaudi) è un interessantissimo testo in cui viene presentata sinteticamente la cristalloterapia di Santa Ildegarda.

Il buon senso popolare immediato potrebbe di primo acchito considerare la medicina ildegardiana delle pietre preziose come qualcosa di superstizioso o peggio ancora collegato alla magia e alla stregoneria…Per Ildegarda la medicina delle pietre ha una particolare origine visionaria.  Il grande libro di terapeutica ildegardiana intitolato “ Physica”  descrive la virtù curative secondo la creazione divina. Le piante e gli alberi corrispondono al terzo giorno di creazione; le pietre preziose sono le apparizioni luminose del quarto giorno di creazione. Molte di esse corrispondono ad un momento cosmico, ad una particolare ora del giorno. Anche per quanto riguarda la cristalloterapia ciò che vale per i suoi libri di medicina, vale anche qui. Ciò che si trova in Ildegarda non si trova in nessun altro libro della sua epoca. Infatti nella sua opera si trovano delle conoscenze straordinarie come ad esempio il cristallo di Rocca come pietra che cura la tiroide. Per quanto riguarda la virtù terapeutica di metalli, minerali e pietre preziose, molto apprezzata nell’antichità e nel primo medioevo e giustificata con la mitologia, essa trova riecheggiamenti in formulazioni molto affini della santa benedettina, che attribuisce tale virtù curativa dei cristalli al fatto che unicamente le pietre preziose non avrebbero perso né forza né bellezza a causa del peccato originale del primo uomo. Per tale motivo il diavolo, proprio per queste pietre, si ricorda della bellezza originaria della creazione divina e quindi è fortemente indotto ad odiarle.

Ildegarda non utilizza pietre preziose benedette dai preti perché secondo lei tutte le pietre preziose sono preservate dal male perché ognuna di esse è malvista dal maligno. Con l’accompagnamento di preghiere o di formule di implorazione le pietre preziose vengono impiegate in modo del tutto specifico contro determinate malattie. Ad esempio secondo Ildegarda lo smeraldo viene usato contro i disturbi cardiaci o gastrici. Al topazio, una di quelle pietre che secondo l’Antico Testamento ornano il pettorale del sommo sacerdote, Ildegarda attribuisce potere curativo nell’uremia; ma soprattutto questa pietra, posta tutte le mattine sul petto in corrispondenza del cuore, diventa un mezzo per concentrarsi nella preghiera quando s’implora la benedizione di Dio, la sua protezione  dal maligno. Ecco, testualmente , quanto essa scrive: “Ogni mattina metti  questa pietra sul tuo cuore e pronuncia queste parole: “Dio, che viene esaltato al di sopra di ogni  e in ogni  cosa, non mi respinga pur con tutto il rispetto che merita, ma mi accolga, mi rafforzi e mi sostenga con la benedizione”.  Ogni qual volta  farai  questo, il male starà lontano da te. Questa pietra così potente, infatti, ha da Dio il potere di far allontanare dall’uomo il male che lo sovrasta, perché essa aumenta di forza anche quando il sole si ritira”.

L’argento, riscaldato fino a diventare  incandescente e messo nel vino, giova quando l’uomo soffre di “sovrabbondanza di umori” e quindi è costretto a “sputare spesso”, e quindi per un’accresciuta espettorazione, che potrebbe venire probabilmente dalla regione bronchiale. L’oro invece si raccomanda, aggiunto in polvere agli impiastri, come rimedio contro dolori reumatici, contro infreddature dello stomaco, come corroborante che, usato una volta all’anno, rafforza e conserva la salute.

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