La “giustizia”… elettorale

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Guarda che strano: a pochi giorni da elezioni che fanno tremare la Sinistra, si apre un’inchiesta contro la Lega. 

 

Lo so che dico cose che non hanno nulla di nuovo, ma repetita iuvant, almeno contro il rischio di una assuefazione sempre più profonda allo sfascio generale della nostra società (ex)civile.

Siamo a pochi giorni da elezioni amministrative la cui importanza, sul piano politico, va ben al di là dell’assegnazione di poltrone di Presidente di Regione. Abbiamo il governo più scandalosamente scalcinato della Storia patria, retto da una maggioranza che nel Paese non esiste più; i sondaggi dicono che la Destra si appresta a fare man bassa di consensi… e guarda caso, si apre un’inchiesta per (presunti) affari sporchi in cui sarebbe implicata la Lega, il partito guidato da Matteo Salvini, leader politico popolarissimo e proprio per questo oggetto di un attacco continuo e ossessivo da parte di quei poteri reali che a livello di consenso popolare non valgono nulla, ma che hanno in mano grandissima parte del potere finanziario e dei mezzi di comunicazione.

Certo, tutto può essere vero, potremmo domani scoprire che la Lega è un centro di affari sporchi… tutto è possibile, ma è anche lecito avere dei dubbi, dei grandi dubbi, di fronte a questo ripetersi periodico di giustizia a orologeria.

Sono ormai troppi gli episodi che vedono al centro una magistratura che agisce come potere assoluto e indipendente da tutto, anche dalla legge. Le cose edificanti venute alla luce con il “caso Palamara”, danno un quadro a dir poco inquietante. Il tutto, favorito da un’aggravante non da poco: il magistrato che sbaglia, ma anche quello che addirittura scientemente abusa del proprio potere, sanno che non pagheranno mai per i loro errori o i loro abusi.

Gli infiniti procedimenti penali contro Berlusconi o contro Formigoni, la farsa tragica di Tangentopoli, sono ormai entrati nella Storia. I magistrati che appaiono in televisione, che sparano giudizi politici, che anticipano sentenze, che fanno di tutto per acquistare visibilità e notorietà, non sono più un’eccezione. E la totale inerzia del Consiglio Superiore della Magistratura dimostra come sia stato grave e pericoloso aver creato una categoria i cui componenti, in teoria soggetti alla legge, in pratica applicano la legge in modo selettivo. E solo in rarissime occasioni applicano la legge anche contro i loro colleghi che l’hanno infranta. Tutto è “Cosa loro”. E se qualcuno si azzarda a criticare, si alzano le lamentazioni perché si minaccia “l’indipendenza della magistratura”.

Ripeto: magari domani scopriremo che la Lega è il più lurido covo di cinici affaristi. Ma, chissà perché, viene più naturale pensare che, passata la tornata elettorale, l’inchiesta pian piano si spegnerà da sola… come tante altre. Si spegnerà da sola, ma intanto il generoso tentativo di dare una stampella politica alla nomenklatura segnerà un’altra tappa nel cammino della morte della Giustizia.

Ma infine, a ben considerare, la cosa più grave non è una magistratura che agisce a ruota libera, al di fuori della legge, per favorire interessi non confessabili. La cosa più grave è senza dubbio il fatto che ormai il cittadino dà per scontato il fatto di non potersi più fidare della Giustizia, spinto a ciò anche dal proliferare di sentenze a dir poco bizzarre, che portano alla scarcerazione immediata di spacciatori, stupratori, ladri, o che condannano chi si è difeso, arrivando all’assurdo di imporre un risarcimento da pagare al ladro, rapinatore eccetera che magari si è beccato una pallottola sparata dalla vittima.

Quando finalmente avremo a Roma un governo, e non più la compagnia di clown nemmeno divertenti che attualmente occupano le poltrone ministeriali, la riforma della Giustizia sarà una massima urgenza a cui mettere mano.

Perché se lo Stato non è più in grado di assicurare la Giustizia, perde buona parte della sua ragion d’essere e ci si avvia sulla strada del caos. Sarà una riforma tutt’altro che facile, tanto più in una società decotta dal punto di vista morale, ma una riforma indifferibile.

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