Racconto

Breve premessa della Redazione:

Ma è un  racconto di fantasia o una cronaca di qualcosa che è accaduto…?

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Sulla nave *** si stava vivendo un momento di grande tensione. La Commissione salita a bordo, composta da un medico di Emergency, un mediatore culturale, uno psicologo, un sociologo, un educatore di strada, un prete di Libera, un avvocato, un ufficiale della Capitaneria di porto, un dirigente dell’U.N.A.R., un commissario prefettizio e altri due o tre personaggi di collocazione e competenza incerta, stava esaminando i migranti per verificare chi avesse il diritto di sbarcare nel Belpaese. Il capitano della nave assisteva in piedi, in compagnia di altri due ufficiali.

Seduti su una serie di sedie poste l’una di fianco all’altra, osservavano un folto gruppo di persone – circa duecento – di età, sesso e provenienza diversa, accoccolate sul ponte dinanzi a loro.

– Chi di voi ha meno di diciotto anni? – chiese il commissario in un inglese molto scolastico.

Duecento braccia si alzarono pressoché all’unisono.

– Così non andiamo d’accordo – disse con gravità il Commissario, rivolto al resto della Commissione – portatemi qui quelli che sono evidentemente minorenni – e scandì con enfasi il termine “evidentemente”.

Allora il medico di Emergency e il mediatore culturale si avvicinarono ai migranti, osservandoli con attenzione.

– Tu, tu, tu e tu … venite fuori e mettetevi da parte. E anche tu e tu, e tu … –

In breve si formò, vicino  al parapetto, un gruppo di una trentina di ragazzini e bambini. Alcuni di loro avevano la barba, altri soffrivano di una incipiente calvizie. Ma siete sicuri che siano minorenni? – chiese il commissario prefettizio a tutta la Commissione.

– In Africa le condizioni di vita sono durissime. Alcuni poi vengono da zone di guerra. Gli stenti e lo stress dei combattimenti provocano spesso un invecchiamento precoce. – replicò il medico di Emergency.

– Sarà – disse il Commissario. Vada per questi trenta. –

A questo punto, tutte le donne accovacciate sul ponte, come a un segnale, si misero a piangere e a gridare. Alcune si strappavano i capelli. Altre strappavano i capelli ad altre donne loro vicine.

– Che succede? – chiese il Commissario rivolto alla Commissione.

– Sono le loro mamme – commentò il mediatore.

– Ma che mamme e mamme. Non vede che sono molte di più di trenta? –

Si levò allora dalla sua sedia il sociologo, il quale, paziente, spiegò: – In quasi tutta l’Africa equatoriale la struttura fondamentale della società è il villaggio. Nel villaggio l’educazione è comunitaria. Quasi tutte le donne sono “mamme” dei piccoli, e questi ultimi le percepiscono come tali. –

Si alzò allora dalla sua sedia il prete di Libera, il quale si rivolse al Commissario prefettizio con voce accorata: – Non vorrà mica strappare ai bambini le loro mamme, alle mamme i loro bambini … sarebbe disumano! – A queste toccanti parole, tutti i membri della Commissione, nonché il Capitano della nave e i due ufficiali, si misero a guardare il Commissario con un misto di indignazione e di rimprovero.

– Vada per queste altre cento – replicò il Commissario con aria rassegnata – ma almeno sui settanta che restano non ci sono motivi per sbarcarli, vero? –

Si alzò allora dalla sua sedia il rappresentante dell’U.N.A.R. , che fino a quel momento aveva taciuto.

– Possiamo essere certi che questi migranti non abbiano subito persecuzioni per il loro orientamento sessuale? –

Il Commissario, a questo punto, cominciò a contorcersi sulla sua sedia come se fosse seduto su un formicaio.

– Mediatore, chieda ai migranti se qualcuno li abbia mai … insomma, avete capito. – disse infine spazientito.

Il mediatore parlava ai migranti in lingue esotiche, e gli altri membri della Commissione non comprendevano una parola. A un certo punto, però, si avvidero che, man mano egli parlava, fra gli uomini rimasti seduti sul ponte gli atteggiamenti andavano rapidamente mutandosi. Alcuni abbracciavano le spalle ai loro vicini e sfioravano le teste con le teste. Altri, da seriosi che erano prima, avevano preso a sorridersi con tenerezza e a guardarsi languidamente negli occhi. Altri ancora mormoravano all’orecchio del vicino quelle che, a giudicare dalle reazioni che provocavano, dovevano essere assai dolci parole.

– Vede? – disse allora il mediatore al Commissario – è proprio come le avevo detto. –-

– Ma non è possibile! – gridò allora il Commissario, evidentemente alterato – possibile che questi siano tutti … – e non completò la frase, avendo in quel momento incrociato lo sguardo preventivamente scandalizzato del mediatore, del medico di Emergency, del prete di Libera.

– Del resto, Commissario – qui si era alzato a parlare l’avvocato con tono suadente – nel nostro paese vi è ormai una sensibilità diffusa nei confronti dell’omofobia, non vorrà mica sfidare questa sensibilità … non pensa alle conseguenze? –

– Basta! – gridò il Commissario alzandosi in piedi e gesticolando vigorosamente – volete sbarcare anche questi? E sbarchiamoli! Sbarchiamoli! Sbarchiamoli! –

Nel frattempo, il mediatore si era avvicinato allo psicologo.

– Guarda che ne sono rimasti tre – sussurrò – questi sono affar tuo … –

In effetti sul ponte della nave erano rimasti tre soggetti di sesso maschile. Alzatisi in piedi, si palesarono per alti e membruti, privi di ferite visibili e all’apparenza sanissimi.

– E quelli? – chiese il Commissario con aria rassegnata – cos’hanno, quelli? .-

Lo psicologo si fece avanti, avvicinandosi ai tre marcantoni. Era un ometto magro, con spessi occhiali rotondi e una barbetta pepe e sale che terminava  a punta. Si mise a osservare attentamente il primo, che mormorava fra se e sé parole per lui incomprensibili.

– Questo è schizofrenico – sentenziò.

Poi si avvicinò al secondo, che lo osservava tutto impettito dall’alto in basso.

– Delirio di onnipotenza, una forma classica di paranoia. – fu la diagnosi.

Infine si approssimò al terzo. Questi, che durante le operazioni precedenti aveva manifestato  un umore alquanto lieto, sghignazzando e talora accennando a passi di danze tribali, lo guardava ora serio e silenzioso.

– Classico caso di psicosi maniaco-depressiva in forma acuta. Anche questo, non possiamo rimandarlo indietro. –

I tre colossi si avvicinarono agli altri migranti, che li accolsero vocianti e festanti presso il parapetto.

Il Commissario prefettizio, che aveva capito come sarebbe andata a finire, non era già più sul ponte.

Sì udì allora, proveniente dai membri della Commissione, un sospiro di sollievo accompagnato da liete parole di compiacimento. Anche questa volta le cose erano andate secondo le attese.

Ora la nave ***, dopo una pausa ristoratrice, poteva riprendere il largo, in cerca di altri oppressi da traghettare in Italia.

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Alfonso Indelicato

Consigliere Comunale eletto a Saronno

4 commenti su “La selezione”

  1. Gaetano Fratangelo

    Tale evento, reale o inventato, descrive sostanzialmente la realtà.
    Viene evidenziato il ridicolo in cui siamo precipitati, tale da essere lo zimbello del mondo.
    Ci troviamo in uno Stato senza frontiere, dove si entra come e quando si vuole.
    In Europa, e non solo, tutti hanno chiuso i confini
    Non si tratta di una questione di destra o di sinistra ma di difesa dello Stato.
    Non si tratta di normale immigrazione ma di invasione.
    Anche fossero tutti veri profughi e veri rifugiati c’è sempre un limite fisiologico.
    La cosa peggiore è che molti nostri connazionali sono servi di una ideologia umanitaria e pietismo fuori luogo, con la benedizione della Chiesa, per il colpo finale.
    TRISTE E’ IL TEMPO NEL QUALE SI DOVRA’ LOTTARE PER DIFENDERE L’OVVIO.

  2. Certo, come si può negare a tutti costoro, viste le drammatiche e fisiche e culturali e psichiche condizioi loro, come si poteva negare loro il diritto a un vita umana possibile, il diritto sacrosanto alle migliori famose condizioni di vita? E sul nostro diritto a non avere peggiori condizioni di vita, con l’arrivo di tutti costoro, niente da dire, nessun diritto, non dico a resistere, ma nemmeno a protestare??? ma no, noi dobbiamo – dovere nostro (al diritto altrui corrisponde un dovere nostro, ovvio ) – dobbiamo assimilarci a loro, basta egoismi e pretese di superiorità, e rassegnarci a vivere anche qui- quelli di noi che qui resteranno – la cultura del “villaggio equatoriale”…. E quando questa diverrà insopportabile, via al nuovo flusso migratorio…, verso – non resterà che questo- il circolo polare artico, che stiamo appunto scongelando a ragion veduta col riscaldamento che vi stiamo inducendo, perché sia il teatro della nuova accoglienza. Sempre per il fine di assicurare alle nuove ondate migratorie le sempre doverose migliori condizioni di vita……..

  3. Magnifico raccontino di selezione “inclusiva”. Oh, come mi piace “inclusiva”! Va così tanto di moda….😬

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