La setta: la palla al piede

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Voglio subito prevenire gli increduli, gli scettici che mi accuserebbero di vana dietrologia, quanto meno, di temerarietà nel valutare la portata del fenomeno.

La massoneria fu chiaramente individuata e condannata da Papi dell’Ottocento, i quali, con varie encicliche e condanne, la definirono nemica acerrima della Chiesa e bubbone nel consorzio civile. Ai giorni nostri la neochiesa ha tolto la scomunica ai cattolici aderenti alle sette, ed esse si presentano come associazioni filantropiche: né più e ne meno di come si presentarono in passato. Tuttavia pochi decenni or sono la P2 venne bollata come congrega di malaffare, e non molti giorni fa si è scoperto che una loggia siciliana deviata aveva a che fare con alcuni elementi della mafia.

Ergo, è inutile negare l’esistenza e l’importanza delle società segrete. Del resto, chi potrebbe escludere che un’occasione del genere non venga sfruttata, sia in grande, sia contro il bene comune? Forse che c’è un campo d’attività per l’umana malizia che non possa essere occupato? Però ci sono stati Poteri pubblici che hanno messo al bando ogni setta.

Ora qual è l’essenza della setta? Essa è un’associazione di individui che sono tenuti a svolgere determinate attività  secondo determinati fini, ovvero ubbidendo ai comandi impartiti dal vertice, poiché tale società è gerarchicamente costituita. Essendo per sua natura segreta, i capi non rispondono dei loro atti a nessuno, salvo attenersi, esteriormente, a un accorto rispetto delle leggi. Le loro direttive e i loro ordini devono essere adempiuti dagli affiliati con fedeltà, senza discussione, assai in conformità con un indirizzo ideologico già condiviso. Gli adepti sono tenuti a fare anzitutto gli interessi della setta. Poiché il segreto copre l’organizzazione, nulla vieta che costoro debbano ubbidire a comandi contrastanti con la morale e con la fede dovuta ad altri, sino al puro e semplice tradimento, adonestato o celato. La stessa segretezza dell’appartenenza e del servizio prestato costituiscono una condizione di slealtà nociva al consorzio civile. Tale appartenenza è, per lo meno, paragonabile al possesso d’una doppia nazionalità, che comporta un dovere contrastante da assolvere rispetto a due Patrie, che hanno identità differenti e quindi richiedono adesioni anche contrastanti. Ma la patria della setta vuole la segreta preminenza.

Dunque, il fatto che la setta agisca copertamente, conforme la sua costituzione, implica una illegittima facoltà di operare. Se la setta operasse alla luce del sole non avendo nulla da nascondere, non sarebbe più tale, ma un’associazione il cui statuto palese, legale, sarebbe osservato o trasgredito e non soggetto a falsità.

Le cosiddette trame occulte sono ordite agevolmente dalle sette. E nulla vieta che esse si coalizzino per i loro comuni interessi. In altri termini, le sette hanno una struttura simile a quella delle mafie, organizzate per azioni illegali. A conferma di ciò, vi è pure il rito d’iniziazione per chi diviene membro, che non di rado è inconsapevole strumento d’un gioco a lui ignoto.

Carattere peculiare delle società segrete è quello di avversare la Chiesa Cattolica (quella vera), la quale rimane depositaria d’una verità incompatibile con gli intenti e la filosofia settaria.

Si può opinare che le legislazioni vigenti consentono abusi gravi, legittimano diverse immoralità, delitti  come l’aborto, e perpetrano inganni. Del pari, i governi praticano tutto questo. Ma si tratta ancora di cose visibili o intuibili. La trama occulta costituisce una ben più potente insidia per una Potestà che intenda porre rimedio al male, almeno in parte, così come nel mondo ciò è tuttavia fattibile.

Ne consegue che fintanto che le sette sono lasciate libere di agire, ufficialmente legittime, vi sono scarse possibilità di porre rimedio all’attuale decadenza civile e di raddrizzare lo Stato. I governanti bene intenzionati dovrebbero tenerne il debito conto, o saranno gabbati e travolti dalle macchinazioni settarie nazionali e internazionali, che tendono all’attuazione d’un progressismo rovinoso.

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1 commento su “La setta: la palla al piede”

  1. Gaetano Fratangelo

    Nell’articolo si parla di neochiesa che ha tolto la scomunica ai cattolici aderenti alle sette.
    Sembra un riferimento ad una decisione collegiale. Se, invece, è una decisione “motu proprio” di questo Papa, allora andava fatto il suo nome per dare la possibilità di critica, alla quale non può essere esente neanche il Papa.
    Tutto questo in nome della misericordia (anche senza pentimento!) e del “chi sono io per giudicare” tanto caro a Papa Francesco.

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