L’ANPI, Salvini e gli avvertimenti di stampo mafioso

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Provate a immaginare cosa sarebbe accaduto se una qualsiasi organizzazione di destra avesse invitato un esponente della sinistra a non farsi vedere in una certa occasione, in un certo posto.

Avremmo avuto mobilitazioni di piazza, magari qualche devastazioncella che non ci sta mai male, interrogazioni a Camera e Senato, Mattarella che facendo capolino dal sarcofago invita alla vigilanza, la Commissione Segre che si riunisce in seduta diurna e notturna. E sui principali telegiornali avremmo visto la sfilata dei volti pensosi – perché consci della gravità del momento – dei soliti intellettuali (si fa per dire) e magari anche di qualche chef, che adesso – chissà perché – va molto di moda. Tutti antifascisti di titanio uniti nella difesa della legalità repubblicana.

Accade invece che l’ANPI, la quale, è bene ricordarlo, non è “l’associazione dei partigiani”, bensì “l’associazione dei partigiani comunisti” (quelli, ricordiamo, che ebbero tra le loro fila dei bei pezzi di delinquenti come un Moranino, un Fanciullacci, la coppia Bentivegna & Capponi, un Toffanin, per non citarne che alcuni…), l’ANPI, dicevamo, decide che Matteo Salvini non deve andare domani, domenica 10 novembre, alla Sagra di Santarcangelo di Romagna. E in tal senso rivolge a Salvini un messaggio che è un tipico esempio di avvertimento da mafiosi. Leggere per credere (da ilgiornale.it):

L’annuncio di Salvini, di volere attraversare la piazza nel momento clou della festa assieme alla candidata alla presidenza alla regione un po’ ci inquieta, non fosse altro per la confusione di quei giorni poco compatibile con la passeggiata di personalità che girano con la scorta e per le inevitabili resse di ammiratori e non che si potrebbero creare“…

E poi

Come associazione nazionale partigiani d’Italia vorremmo fare un appello al suo ‘senso di sicurezza’ che tanto ha infuso nelle nostre menti in questo periodo: com’è possibile conciliare la calca delle persone che transitano sotto le corna dell’Arco clementino con la ‘passeggiata’ di un onorevole scortato dalla polizia, che scatena vortici di folla al suo passaggio? Non sarebbe più utile che il momento di passerella politica si svolgesse in un clima di maggiore sicurezza per Lei e per chi La circonda?“.

Ok, la sinistra va capita. È in totale confusione e, dopo la batosta subìta in Umbria, ora vive nel panico al pensiero che sia in arrivo il redde rationem anche in Emilia-Romagna, dove si voterà tra poco più di due mesi.

Va capita, ma la pretesa di decidere chi può esserci e chi non può esserci in una pubblica piazza, durante una pubblica sagra, è un tantino eccessiva anche per chi, come i comunisti in genere, è convinto di essere in eterno un portatore della Verità Assoluta.

Salvini è ormai lo spauracchio per questi poveracci, che si stanno rendendo conto con terrore di essere alla fine della corsa. Quanti di loro, se alle prossime elezioni in Emilia Romagna si ripeterà la batosta di recente rimediata in Umbria, dovranno scendere dall’Empireo e magari, orrore, trovarsi un lavoro per campare?

Sono disperati e perdono la testa. E, per quanta umana comprensione si possa avere, è impossibile non notare lo stile da mafiosi.

Il tono è cortese, addirittura si usano le maiuscole per rivolgersi all’odiato nemico. E si ipotizzano “pericoli” per Salvini. Pericoli? Di sicuro ce ne sono sempre, per un politico in prima linea come Salvini, che infatti è giustamente scortato. E si è vista proprio in questi giorni a Napoli l’utilità della scorta.

Ma se l’ANPI ha tanto a cuore la libertà e la democrazia, dovrebbe essere la prima a rallegrarsi della presenza di un  politico, anche avversario, a una festa che, è bene ricordarlo, non è una festa comunista, ma una festa del Comune di Santarcangelo. Ossia, di tutti.

I comunisti invitano Salvini a pensare alla sua – di Salvini – sicurezza. Non minacciano, assolutamente! Il bravo picciotto, che viene mandato a dare il primo avvertimento – ad esempio – al negoziante che non vuole pagare il pizzo, non minaccia mai. Anzi, è rispettoso, gli dice che gli parla per il suo bene, affinché non gli accadano cose brutte. E conclude il suo rispettosissimo discorso con “Baciamo la mani”. Più di così…

Poi capita che il negoziante tenga duro. Allora gli si può bruciare l’auto, poi distruggere il negozio e, se proprio è testardo, lo si accoppa.

È uno schifo, insomma. Questi rottami della guerra civile, che a settantaquattro anni dalla fine delle ostilità sono ancora impegnati a tenere acceso l’odio tra italiani, ora sentono il vento freddo sulla nuca, ma pretendono ancora di poter dettar legge, usando anche sistemi mafiosi con minacce velate.

A Salvini va tutta la nostra solidarietà e simpatia e, quanto ai quattro mafiosi-comunisti, si preparino alla prossima doccia fredda elettorale. Gliela auguriamo fredda, ma proprio fredda fredda.

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2 commenti su “L’ANPI, Salvini e gli avvertimenti di stampo mafioso”

  1. Giorgio Carcangiu

    Complimenti, davvero un Super Deotto …
    L’accenno al grande Mattarella poi (” Mattarella che facendo capolino dal sarcofago invita alla vigilanza”) è davvero delizioso, soprattutto perché incastonato in un contesto davvero surreale, tragico!

  2. Gaetano Fratangelo

    La Commissione Segre è l’ennesima arma ideologica in mano alla Sinistra. Si strumentalizza un fatto (antisemitismo) ed una persona (Segre) per la lotta contro l’ odio (non solo antisemita). In tal modo, la difesa dei confini ed il “prima gli italiani” possono essere censurati da una farisaica Commissione anti odio generalizzato ma con il paravento ideologico dell’antisemitismo. L’ANPI è lo strumento operativo che adotta il metodo mafioso supportato dai media. La dittatura del pensiero unico sta già mutando alcune coscienze, attraverso il senso di colpa.

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