Le parole magiche della superstizione sarda

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Un nuovo interessante libro di Don Marcello Stanzione e Neria De Giovanni

Recensione di Alessandra Derriu

 

Don Marcello Stanzione e la dottoressa Neria De Giovanni sono gli autori del libro “Sas Paraulas, Le Parole Magiche. Credenze e Superstizioni in Sardegna” edito dalla casa editrice di Alghero NEMAPRESS.  Il pensiero magico fa parte di noi, nasce con l’uomo, è una predisposizione mentale innata che ci caratterizza. La scienza lo attribuisce ai bambini, nella prima infanzia. Infatti esso permette di spiegare fatti inspiegabili, di confrontarsi con una realtà sconosciuta e in qualche modo misteriosa, inafferrabile. Con la scolarizzazione poi il bambino entra in un nuovo mondo, fa sue le dinamiche di ragionamento degli adulti e pian piano, razionalmente, limita il pensiero magico abbracciando quello logico. Ma il pensiero logico, caratteristico della fase adulta, della conoscenza, dello sviluppo dell’intelletto, non sempre riesce a sconfiggere le paure e a realizzare i desideri dell’uomo: è l’atavica lotta tra l’emisfero sinistro, logico, e quello destro, dell’emotività e dell’estro. Il pensiero magico e il pensiero razionale si configurano quindi come due strutture mentali conviventi nella mente adulta, un dualismo di cui l’uomo si nutre. La magia operata dal pensiero nasce dall’illusione che si stabilisce in un individuo che, più o meno inconsapevolmente, si convince, in virtù del suddetto rapporto fittizio, di poter modificare la realtà, nel bene o nel male.

Gli autori, Don Marcello Stanzione e la dottoressa Neria De Giovanni, ci presentano una panoramica divulgativa sulla storia della magia nei secoli, ed il suo rapporto sincretico con la religione, tra oriente ed occidente, tra sacro e profano, che permette di contestualizzare in un panorama molto più vasto credenze, superstizioni e riti ancestrali sardi, animate da figure fantastiche e mitologiche.

E attraverso le parole di Grazia Deledda e di Salvatore Cambosu che ritroviamo a distanza di secoli tradizioni e culti che si sono conservati nel tempo e riviviamo dai loro scritti l’esperienza viva di chi queste usanze le ha trasmesse e condotte fino a noi.

Il potere della parola scritta che ci parla di parole mai scritte, il potere della parola raccontata davanti ad un camino acceso che diventa narrazione nel romanzo, si intreccia con la testimonianza, con il racconto, con la ricostruzione storica ed antropologica. È un tappeto tessuto a più fili, a più mani.

Parola evocativa, parola conservativa, parola che ha la capacità di guarire, di curare, di placare, di liberare, di salvare, di confortare ma anche di condannare, di maledire, di punire ed evocare forze oscure.

L’affascinante pratica della “medicina dell’occhio” è uno degli esempi di religiosità popolare intrecciata ad antiche credenze pagane, un rito antichissimo giunto fino a noi e praticato ancora in tutta l’Isola, basato, come le orazioni e le preghiere, sul potere salvifico e di guarigione della parola. La liberazione dall’influenza negativa dell’altro avviene attraverso il potere della guaritrice, l’intercessione con Dio e con i Santi. È un rituale antico le cui parole di devozione celano il culto pagano legato alla forza della Natura e del Mondo, divinità che prende altre forme, altri significati.

Possiamo porgere l’orecchio e cercare di intuire le parole della guaritrice che prega davanti all’acqua, all’olio, al sale, al grano: bisbiglia, è difficile comprendere le sue parole. Sono suoni che forse non prendono forma di parola, suoni evocativi che non devono diventare parole, le parole, le formule, devono restare segrete, non cadere in mani sbagliate, non essere usate per altri scopi. Il segreto garantisce la conservazione, la cantilena, il mantra della preghiera permette di entrare in un clima sacro di meditazione e preghiera, di rispetto. Con rispetto.

 

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