L’ampia vittoria elettorale del presidente Jair Messias Bolsonaro, con le immani conseguenze politiche e culturali che essa prospetta, in Brasile e in America Latina, continua a spiazzare non pochi italiani. Essendo vissuto in Brasile per ben diciassette anni, visitandolo ancor oggi spesso, mantenendo stretti contatti con molti brasiliani, credo di poter dire di conoscere bene il Paese e la sua gente.

Mi sorprende dunque riscontrare, anche in persone a me molto vicine, idee confuse sulla situazione brasiliana e sul significato di questa vittoria. Prevalgono i dubbi e le diffidenze, anziché l’ottimismo. Di fronte a una svolta storica, queste persone restano a guardare, indecise. Comprensibile per alcuni versi, ritengo che questa posizione sia unilaterale e, di conseguenza, fuorviante. Mi viene quasi da pensare che vi sia una macchina da propaganda che alimenta tali diffidenze, poiché si manifestano identiche ovunque. E hanno sempre lo stesso risultato: neutralizzare le persone perbene.

Le diffidenze prendono spunto dalla persona stessa di Bolsonaro: uomo alla terza unione coniugale, che adopera un linguaggio alquanto rozzo, vicino ai protestanti evangelici, al punto d’essere confuso come uno di loro, ecc…

Sulla sua personale situazione, c’è poco da ridire. Rincresce che non sia in regola con la morale della Chiesa, soprattutto trattandosi del capo di una nazione a maggioranza cattolica.

Quanto all’accusa di rozzezza, senza negare che nel corso della campagna elettorale, parlando al popolo, egli abbia a volte utilizzato “portoghese da caserma” (ricordiamo che è capitano dell’Esercito), l’accusa è in realtà una reazione pseudo indispettita della sinistra benpensante, abituata ormai da troppo tempo a sentire soltanto le idee politicamente corrette da essa imposte come canone, e comprensibilmente sorpresa e irritata con uno che dice pane al pane e vino al vino. D’altronde, giustizia manda che si registri che egli ha cambiato stile una volta assunta la massima carica dello Stato. Basta sentire i suoi discorsi da presidente per rendersene conto. Cosa che pochi italiani fanno, accontentandosi invece dei resoconti tendenziosi dei media nostrani.

Rincresce certamente la sua troppa vicinanza ai protestanti, pur proclamandosi apertamente cattolico. In questo caso, però, vi è un preciso motivo.

Per decenni, il clero brasiliano è stato in balìa alla cosiddetta Teologia della liberazione, di stampo marxista, condannata nel 1984 da papa Giovanni Paolo II. Con rare eccezioni, tanto discrete da essere in pratica invisibili, il clero brasiliano si gettò anima e corpo nella causa del socialismo, sull’onda di un’interpretazione estrema e ideologica dell’“opzione preferenziale per i poveri”, giungendo perfino ad appoggiare la lotta armata.

Mentre i vescovi sceglievano l’opzione preferenziale per i poveri, i poveri sceglievano l’opzione preferenziale per il protestantesimo. Si è così passati dal 95% di cattolici nel 1960 (quando è iniziata la svolta progressista), al 63% nel 2010. Stufi di ascoltare omelie rivoluzionarie, i fedeli hanno cominciato a disertare in massa la Chiesa, confluendo nelle sette evangeliche che al discorso religioso associano posizioni conservatrici in campo sociale, morale e politico. Così è nata una “destra evangelica”, oggi molto radicata sul territorio. Ovviamente, questa destra ha votato Bolsonaro, mentre i vertici della Chiesa si sono invece schierati in favore del candidato della sinistra marxista, Fernando Haddad.

Andiamo, però, un po’ più in profondità.

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La punta dell’iceberg

In politica non è tanto importante ciò che una persona sia, quanto piuttosto ciò che rappresenta. Senza chiudere gli occhi davanti ai, tanti o pochi, difetti personali del presidente Bolsonaro, la domanda da farsi è altra: come mai una persona con queste posizioni e con questo stile è riuscita a ottenere il 56% dei consensi? Quali sono le caratteristiche del movimento di opinione pubblica che egli oggi capeggia? Si tratta di un fenomeno effimero, o piuttosto di un cambio di paradigma che consente qualche speranza?

Jair Bolsonaro è appena la punta dell’iceberg di un vasto fenomeno di opinione pubblica che si espande su tutto il territorio brasiliano e tocca ogni ambiente sociale. Questo fenomeno è visibile a occhi nudi.

Si moltiplicano i blogger di destra, quasi tutti giovanissimi, con milioni di follower. Sorgono nuovi gruppi politici e culturali di orientamento conservatore. Guadagnano notorietà le conferenze online di orientamento tradizionalista. Si diffondono negozi di abbigliamento morigerato, in aperto contrasto con le mode immorali odierne. Dopo decenni di virtuale monopolio culturale della sinistra, si pubblicano sempre più libri e si realizzano sempre più convegni di area centro-destra. Infine, un dato per niente trascurabile: i sondaggi mostrano il 37% dei brasiliani favorevoli alla restaurazione dell’Impero.

In campo cattolico, aumentano le Sante Messe in rito romano antico, mentre cresce esponenzialmente il numero dei sacerdoti giovani che usano la talare. Un giro di conferenze del cardinale Raymond Burke, un paio di anni fa, ha riempito auditori con migliaia di partecipanti, per lo più giovani. Impressionava il numero di ragazzi in giacca e cravatta e di ragazze con gonne sotto il ginocchio.

Tutto questo è sfociato in uno tsunami ideologico che ha spazzato via la sinistra dal potere. Gli scandali per corruzione a carico del marxista Partito dei lavoratori (PT), che ha governato il Brasile per quattordici anni, sono appena l’indizio de un rigetto molto più profondo. Basta vedere le oceaniche manifestazioni anticomuniste che hanno costellato il Brasile al grido: “O Brasil jamais será socialista!”.

Sono tutti segni di un mutamento profondo nell’opinione pubblica brasiliana che, secondo gli analisti, trascende i fattori congiunturali. Si parla di un gigante addormentato che finalmente comincia a svegliarsi.

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Una previsione di trent’anni fa

Nemo repente fit summus. Niente di molto grande è sorto da un giorno all’altro. Fine osservatore dell’opinione pubblica, Plinio Corrêa de Oliveira aveva scorto le prime avvisaglie del fenomeno già nel lontano 1984. Commentando allora la vittoria elettorale della sinistra in alcune regioni, egli scrisse sul maggiore quotidiano brasiliano:

“Se la sinistra si mostrerà implacabile nell’applicare le rivendicazioni ‘popolari’ e livellanti con cui è arrivata al potere; se si mostrerà amareggiata e permalosa quando riceverà critiche dall’opposizione; se perseguiterà l’opposizione attraverso meschini cavilli legislativi, arbitrarietà amministrative o l’oppressione della Polizia, il Brasile si sentirà frustrato nella sua aspirazione di una vita rilassata e spensierata. All’inizio prenderà le distanze dalla sinistra. Poi comincerà a mostrare insofferenza. Alla fine si solleverà furioso. La sinistra avrà perso la partita della popolarità. […] In altre parole, se la sinistra, ora così influente nello Stato e nella Chiesa, non capirà il carattere fondamentalmente pacato del popolo brasiliano, smetterà di attrarre e finirà per inabissarsi nell’isolamento. Prima parlerà a moltitudini silenziose, poi queste moltitudini gli si ritorceranno contro”.

Approfondendo l’analisi, egli commentava nel gennaio 1994:

“Il numero di persone favorevoli alla TFP[1] mi sembra stia aumentando considerevolmente. Io credo che, se non oggi, fra qualche anno ci sarà una maggioranza la quale, sebbene potrà non aderire totalmente a noi, si mostrerà bendisposta alle nostre posizioni. Cinque anni fa, io non avrei detto questo. C’era molto rancore nei confronti della Contro-Rivoluzione. Cosa è cambiato? 

“In mezzo al caos moderno, un crescente numero di persone aveva perso la capacità di avere un’opinione. La confusione è diventata così soverchiante, che non sapevano più cosa pensare. In preda a una sorta di smarrimento, adesso provano gioia nel vedere la Contro-Rivoluzione, con i suoi principi di ordine, il suo buon orientamento, ecc. E cominciano a desiderare ciò che finora avevano rifiutato. Di fronte al caos, cominciano ad avere nostalgia della casa paterna”.

E ancora nel dicembre 1994:

“Credo che stiamo entrando in un’era storica nella quale si può cominciare a dire: ‘Ecco che inizia a spuntare l’aurora!’. Dall’inizio dell’aurora fino a che si fa giorno può trascorrere ancora molto tempo. Ma il processo è cominciato. (…) Vediamo questo processo, per esempio, nell’inizio del crollo della sinistra in tutto il mondo e nel sorgere di movimenti opposti a essa”.

È proprio la nostalgia della casa paterna che spiega, in profondità, quanto sta avvenendo in Brasile e in molti paesi occidentali, tra cui l’Italia.

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Il discorso inaugurale

Che cosa implica, in concreto, questa nostalgia? Lo possiamo intravedere da alcuni passaggi del discorso inaugurale del presidente Bolsonaro. “Semplici promesse elettorali…” dirà qualcuno. E sia. Dietro le promesse, però, vi è un pubblico avido di sentirle. E questo è il dato importante. Che cosa vogliono i brasiliani? Riportiamo alcuni passaggi, accolti con applausi fragorosi dalla folla riunitasi davanti al Palazzo presidenziale:

– “Questo è il giorno in cui i brasiliani hanno cominciato a liberarsi dal socialismo, a liberarsi dall’inversione dei valori, dal gigantismo statale e dal politicamente corretto”;

– “Non possiamo tollerare che ideologie nefaste dividano i brasiliani, ideologie che distruggono i nostri valori e le nostre tradizioni, distruggono le nostre famiglie, fondamento della nostra società”;

– “Dobbiamo affrontare la sfida dell’ideologizzazione dei bambini, della distruzione dei valori morali e della decostruzione della famiglia”;

– “Dobbiamo farla finita con l’ideologia che, mentre difende i banditi, criminalizza le nostre Forze dell’ordine”.

– “Mi impegno a difendere il diritto alla proprietà e alla legittima difesa”;

– “Dobbiamo dare un taglio netto all’approccio ideologico dei nostri rapporti internazionali. Per troppo tempo il Paese è stato governato secondo interessi partitici e ideologici”;

– “Ringrazio Dio per aver preservato la mia vita, e voi perché avete pregato per me nei momenti più difficili. Chiedo al Buon Dio che mi dia la sapienza per condurre la Nazione. Che Dio benedica questa grande Nazione! Il Brasile al di sopra di tutti, Dio al di sopra di tutto!”.

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E adesso?

Dove ci condurrà tutto questo? Qual è il compito dei cattolici?

Tutto dipenderà dall’apertura delle anime alla grazia di Dio. Se questo vasto fenomeno già in atto andrà avanti, quante saranno le persone che capiranno di non potersi fermare a metà strada e di dover portare la reazione fino alle sue ultime conseguenze, fino cioè al rigetto totale della Rivoluzione? Ed ecco il compito dei cattolici: dare contenuto a questa reazione, allertando sulle false alternative, e mostrando invece la strada verso una conversione profonda delle anime, presagio della restaurazione delle civiltà cristiana.

Impossibile? Illusorio? La risposta l’ha data lo stesso Plinio Corrêa de Oliveira:

“Quando gli uomini decidono di collaborare con la grazia di Dio, allora nella storia accadono cose meravigliose: la conversione dell’Impero romano, la formazione del Medioevo, la riconquista della Spagna a partire da Covadonga, sono tutti avvenimenti di questo tipo, che accadono come frutto delle grandi risurrezioni dell’anima di cui anche i popoli sono suscettibili. Risurrezioni invincibili, perché non vi è nulla che possa sconfiggere un popolo virtuoso e che ami veramente Dio”.

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fonte: Tradizione Famiglia Proprietà / Biblioteca / Conferenze varie

1 commento su “L’enigma Bolsonaro spiegato”

  1. Cesaremaria Glori

    Condivido pienamente lo scritto e ringrazio l’autore che conosce la realtà da vicino e non per sentito dire. Quanto alla Chiesa e, soprattutto alla sua gerarchia ( non tutta ma in buon numero!) per farsene un’idea basta ricordare ai balli durante la vista di Papa Francesco. Una gerarchia ben a braccetto con il gregge che doveva pascere e che invece di guidarlo si è persa nelle derive morali e di costume importate e rivisitate in gusto carioca. Che pena vedere preti e vescovi ballare anche con i sacri paramenti addosso! Deinde, come meravigliarsi dell’esplosione delle sette evangeliche. Saranno i laici, se Dio vorrà, a salvare la Chiesa di Cristo e non certi suoi pastori.

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