Lettera ai ragazzi che hanno “lottato” per il clima

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Cari ragazzi,

ieri vi hanno detto (e in materia vi avevano ben bene catechizzato da tempo) che dovevate sfilare per le strade del mondo per fare uno “sciopero globale” per il clima. E voi lo avete fatto. Certo, penso e spero che una buona parte di voi avesse solo il desiderio di liberarsi, per una mattina, della noia della scuola. E in questo vi capisco in pieno, suvvia, sono stato anch’io un ragazzo.

Però, vedete, c’è una cosa che mi addolora profondamente: vedere che avete rinunciato ad essere uomini liberi. Vedere che vi siete fatti irreggimentare.

Riflettete, per favore, su alcuni punti:

  • Il vostro “sciopero globale” contro chi era diretto? Non avete un datore di lavoro, quindi escludiamo questa ipotesi (che peraltro sarebbe la più logica parlando di “sciopero”).
  • Allora il vostro sciopero aveva come avversario il “Potere” genericamente inteso, che avrebbe, come vi hanno insegnato, distrutto il clima sano sulla terra. Ma il “Potere” non è solo un’astrazione, si incarna in persone con un volto, con nome e cognome.
  • E allora, non vi suscita qualche sospetto il fatto che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si sia dichiarato così contento del vostro “sciopero globale” da invitare i vostri insegnanti a considerare come giustificata la vostra assenza dalle lezioni? Ma come, voi protestate contro il “Potere” e quest’ultimo si dichiara d’accordo con voi. Non c’è qualcosa che stride?
  • Avete manifestato in un sacco di città italiane e altrettanto hanno fatto tanti vostri colleghi all’estero. Ma sapete quanto costa solo l’organizzazione mediatica di un evento del genere? E credete che chi ci ha messo i soldi lo abbia fatto gratis?

Insomma, non vi viene il sospetto di essere usati?

Sapete chi era il “Grande fratello”? Non mi riferisco all’ignobile fesseria di quel programma televisivo. Mi riferisco al romanzo “1984” dello scrittore britannico George Orwell. Il “Grande fratello” era il dittatore di una società totalitaria (Orwell pubblicò il romanzo nel 1949 e il 1984 era l’anno in cui ambientava la vicenda), nella quale ogni movimento dei cittadini era controllato da un rigido sistema di polizia. I cittadini dovevano lavorare disciplinatamente, andare a casa negli orari stabiliti e, quando veniva ordinato, dovevano interrompere le loro attività per i “due minuti di odio”. In questa occasione tutti dovevano riunirsi davanti a grandi schermi televisivi che trasmettevano le immagini di “nemici”, più o meno esistenti, che tutti erano tenuti a odiare. Durante la visione collettiva dovevano urlare e inveire contro i personaggi che apparivano sul teleschermo. La pratica dei “due minuti di odio” era considerata così importante dal regime, che periodicamente venivano indette anche le “settimane dell’odio”.

Tutti manifestavano. Il regime dirigeva, e quindi ovviamente approvava e favoriva le “spontanee” manifestazioni.

Provate a rifletterci… ieri urlavate per le piazze, e il regime si è congratulato, anzi, vi facilita, invitando i vostri insegnanti a giustificarvi.

Siete proprio sicuri di avere agito da uomini liberi?

E qui chiudo, per non essere troppo noioso. Aggiungo solo un ricordo: ho vissuto tutto il periodo del “sessantotto”. In quell’anno avevo diciannove anni. Una decina di anni fa ho anche pubblicato, con le Edizioni Fede & Cultura, un libro (da alcuni giudicato non del tutto disprezzabile) sul “sessantotto”. Il ricordo più triste che ho di quel periodo è proprio lo sfruttamento dei giovani, anche allora irreggimentati. Almeno, non era il “Potere” di allora a irreggimentare, ma il Partito Comunista. E il PCI usò i giovani finché gli fecero comodo, poi li buttò a mare. I più cinici, come un Capanna o un D’Alema, seppero usare quel periodo come trampolino di lancio delle loro carriere politiche (e delle ottime pensioni di cui godono adesso); ma la gran massa, ingenua e onesta, fu usata finché fece comodo e poi… il limone, prima si spreme e poi si butta.

Pensateci, per favore. Difendete la vostra libertà.

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2 commenti su “Lettera ai ragazzi che hanno “lottato” per il clima”

  1. Caro Deotto, questo articolo è una delle più concrete, reali, esatte descrizioni e interpretazioni di quanto avvenuto!
    COMPLIMENTI SINCERI PER IL SUO ECCEZIONALE ACUME!!!!!!
    GRAZIE!!!!!!

  2. Gaetano Fratangelo

    Abbiamo assistito a marce organizzate ed eterodirette di automi, ovvero le fotocopie di Greta, simbolo universale scelto dalla propaganda globalista.
    I marciatori, rimpinzati di ideologia climatica sono portatori sani (?) del virus dello scientismo che rifiuta il confronto democratico e la scienza.
    Tra questi studenti “scioperanti” è assente persino la capacità di critica culturale o la richiesta di una formazione scientifica. Non ho notizie di assemblee scolastiche, forse contrastate per prevenire il dissenso.
    Una volta eliminata la coscienza critica, le mode culturali demagogiche con le lo loro liturgie (sfilate) impongono facilmente i propri dogmi ambientali.

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