Lettera al ministro della Scuola Fioramonti sulla giustificazione delle assenze per partecipazione a manifestazioni per il clima

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Caro ministro Fioramonti, c’era una volta, tanto tempo fa, il sottile e complesso piacere della bigiata. Ma quanto, fa? Personalmente parlo degli anni immediatamente precedenti e immediatamente successivi ai fatidici ’70: un torno di tempo che si può ben assumere come uno spartiacque (non l’unico, certo) della storia recente.

La bigiata si complottava con i compagni di classe o gli amici del bar il giorno prima, e non si era mai in tanti. Si andava a letto con un misto di ansia, timore, eccitazione, nonché sollievo e rimorso preventivi. Sollievo per lo scampato tormento dell’indice del prof che scorre lento sull’elenco degli studenti, la scena muta durante l’interrogazione, le parole sferzanti, gli sguardi pietosi e impietosi, l’umiliazione. Rimorso perché in quei tempi lontani esistevano le famiglie, c’erano le madri e c’erano perfino i padri. E l’educazione che ti impartivano era qualcosa che cagliava dentro, e violare le regole era un’intima ferita che andava oltre la possibile punizione. Strani tempi, vero? Bé, allora era così.

Il mattino del giorno X ci si trovava in un luogo prestabilito non troppo vicino a casa, ma soprattutto lontano dalla scuola, e si migrava verso il centro cittadino (a Milano, per quanto mi concerne). Si bighellonava, si chiacchierava, ci si infilava in certi intimi cinemini aperti al mattino, e infine si tornava a casa con quella desolazione che ti lasciano dentro i piaceri ambigui quando hanno la fine.

E quando l’occasione era il volantinaggio, il corteo, altra manifestazione, poco cambiava, perché agli albori della rivoluzione che non ci fu i genitori erano propensi a  consigliare ai figli di badare ai fatti propri e a pensare allo studio: pochi erano quelli che ne assecondavano l’impegno sociale.

Era, a suo modo, un’esperienza formativa, di cui sapevi che non dovevi abusare  per non cadere nel girone delle anime perse e che aveva quasi sempre, come corollario, il rito della falsificazione della firma paterna sul libretto delle assenze: altre ansie, altre dubbie soddisfazioni quando ti accorgevi, dopo numerose prove, che il falso era vicino all’originale.

Ed ecco, dopo cinquant’anni, d’un tratto risolti i problemi. Ma risolti come, caro Ministro Fioramonti? Eliminando l’ostacolo, appianando il terreno, edulcorando l’assenzio. Insomma legittimando l’inadempienza, e così uccidendo allo stesso tempo  sia il gusto della trasgressione che la soddisfazione  del dovere assolto.  E quindi diseducando. E non vale dire che questa legittimazione, in fondo, varrebbe solo per il clima e una tantum. Perché un domani non dovrebbe valere per qualcos’altro? Le “buone” cause sono potenzialmente infinite, in tempi di creatività. Accanto a Greta potranno crescere e operare altre minorenni subornate, altri fenomeni mediatici fabbricati a tavolino e inviati in pellegrinaggio per il mondo a spargere il verbo. E la Sua scuola, caro Signor ministro, somiglierebbe sempre di più a una grande adunanza di zuzzurelloni, una compagine di teste in vacanza,  un luogo dove tutto è permesso. Per farla breve, signor Ministro:  somiglierebbe al governo di cui Lei fa parte.

 

Alfonso Indelicato

Insegnante di Italiano e Storia

Consigliere comunale indipendente a Saronno

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5 commenti su “Lettera al ministro della Scuola Fioramonti sulla giustificazione delle assenze per partecipazione a manifestazioni per il clima”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Se tra quei ragazzi ansiosi di scioperare, perché tanto appassionati di ecologia, ci fosse stato mio figlio, lo avrei portato io stessa a scuola legato come un salame dopo, naturalmente aver fatto il diavolo a quattro presso il preside per fargli ritirare il permesso di sciopero. Ma forse la mia è solo utopia!

    1. Alfonso Indelicato

      Probabilmente avrebbe incrociato un preside prono al politicamente corretto che l’avrebbe stigmatizzata per l’insensibilità …

  2. Gaetano Fratangelo

    Vi sono stati tempi nei quali la scuola era ancora una maestra di vita ed era la fucina del pensiero critico e di una coscienza libera.
    Ora è un contenitore vuoto che viene riempito con asserzioni ideologiche fuorvianti dalla vera scienza, la quale parla con i dati e non con le favole apocalittiche.
    Il Ministro della Pubblica Istruzione ha dato subito, agli studenti, il “buon esempio” di moralità di regime, allineandosi alla dittatura di un pensiero imposto.
    Nella scuola è sempre prevalsa la cultura sinistroide, ora trova la strada spianata con l’armamentario di sciocchezze (scientifiche) climatiche.

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