L’Islam e l’Occidente. Cesaremaria Glori risponde all’intervento di un lettore

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Domenica scorsa, 12 gennaio, abbiamo pubblicato l’articolo di Cesaremaria Glori “L’Islam e l’Occidente”. Un lettore, Gaetano Fratangelo, aveva inviato il seguente commento:

Il Concilio Vaticano II ha dato un giudizio positivo sulle altre religioni, come portatrici di salvezza ma non come vie di salvezza e non ha espresso giudizi teologici sul pluralismo religioso. C’è solo stima dei mussulmani (Nostra Aetate) e proposte di nuove verità, ove conformi alla Tradizione (Lumen Gentium). La differenza è irriducibile ove la giustificazione teologica del dialogo è l’Incarnazione di Cristo. Quindi, l’ermeneutica di Wojtyla e Ratzinger è stata di riformare nella continuità. La tragedia non è il Concilio Vaticano II ma il post Concilio di Bergoglio, ove ne falsifica le tesi, attribuendogli contenuti teologici ove non sono espressi. La misericordia e la giustizia sociale, privi di dottrina, sono mezzi subdoli per entrare nel Vaso di Pandora.

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Pubblichiamo ora la risposta di Cesaremaria Glori

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Caro Deotto,

                   il lettore Gaetano Fratangelo mi ha risposto brevemente con il file che ti inoltro. Ne prendo atto e replico.

Il  C. V .II ha dato un giudizio positivo sulle altre religioni e su questo particolare potremmo trattarne a iosa ma, siccome non è rilevante per l’argomento principale, lo trascuro.  Al contrario è stimolante l’osservazione che il Concilio ha ritenuto le altre religioni soltanto portatrici  ma non vie di salvezza.  Che differenza passa tra il portare, cioè arrecare la salvezza  a chi non ce l’ha,  ed essere via per raggiungere la salvezza?  Se vogliamo intendere correttamente la dottrina cristiana dobbiamo affermare che soltanto il Cristo è via di salvezza , perché è Lui stesso la salvezza, per cui altre possibilità di raggiungere questo traguardo, che è il fine escatologico della vita dell’uomo,  sono inesistenti.  Altre dottrine potranno avere elementi di salvezza, cioè semplici segnali di un percorso che è unico e che porta irrimediabilmente a Gesù Cristo, ma non essere portatrici di salvezza, giacché chi porta la salvezza è la stessa persona di Cristo, la Sua dottrina, la Sua parola.

Fratangelo accenna poi a nuove Verità. Non ci siamo. La Verità è una sola e non esistono più Verità. La pluralità delle Verità significa menzogna pura e non offre alcuna credibilità. Ciò che è plurimo è la menzogna, non la Verità. La verità non è un concetto che emerge da un condominio di varie idee, ovvero un concentrato di idee diverse. Se esistessero più verità non potrebbero essere nemmeno complementari  e/o funzionali tra loro, perché una verità differente da un’altra non esiste. La Verità è come Dio, unico nella sostanza. Potrà avere tre facce ma sarà sempre unica la percezione di trovarsi di fronte ad una unità. Concludendo ci potranno essere elementi di verità nelle altre religioni ma non altre verità.

Concordo  che la giustificazione teologica del dialogo sia l’incarnazione di Cristo. Questa, infatti, deve essere la base e la guida di chi voglia dialogare con le altre religioni. Dialogare teologicamente, quindi, non filosoficamente, perché mediante la filosofia possiamo intuire la necessità di Dio ma non chi sia e come si presenti. Dio si è presentato nella persona del Figlio Suo prediletto ovvero nella persona di Gesù Cristo e questo evento non era assolutamente nelle possibilità della filosofia. La teologia è sorta dopo che Dio ha parlato per mezzo di Suo figlio. Prima non esisteva la  teologia ma soltanto la filosofia, come nelle università italiane, le quali, avendo cacciato la Chiesa cattolica dalle cattedre universitarie, sono costrette a trattare di filosofia anche sulla persona di Gesù Cristo ma, per l’appunto, sotto l’aspetto storico o filosofico.

Ancora una riflessione, prima di concludere. L’ermeneutica di Wojtila e Ratzinger è stata  di riformare nella continuità . Sì, ma che cosa? Non la dottrina, cioè il dogma ma il modo di presentarlo e di approcciarsi con la gente. Questo soltanto può significare riformare nella continuità, non la sostanza della dottrina e, di conseguenza, della tradizione.  Azzardate e non proprio ecumeniche le processioni oranti dei due Papi con i rappresentanti delle altre religioni. Ad esempio gli Ebrei vi hanno partecipato  ma non hanno certamente pensato di fare un omaggio a Gesù Cristo, peraltro mischiato assieme a Budda, Visnù e altri idoli.  Pregare insieme il vero Dio assieme ad altri che si rivolgono alle loro divinità può essere un gesto di distensione e di pace ma non certo un modo di cercare la salvezza. Ad altro quelle cerimonie non sono servite.

Quanto a papa Francesco limitiamoci e dire che sovente non è chiaro e che lascia dubbi. Voler venire incontro ai peccatori, cioè al mondo, non è facile e, spesso, per l’ansia di convincere si offre zucchero ad un malato grave di diabete

Cesaremaria Glori

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