“Mamma stira e cucina”. Oddio, apriti cielo. Sono bastate queste parole in sequenza, comparse in un banale esercizio grammaticale per bambini su un libro di testo scolastico, a scatenare polemiche inimmaginabili sul presunto sessismo del sussidiario in questione. Polemiche alimentate anche dalla frase “Papà lavora e legge”, che compariva poco più sotto. “Scandalo!”, hanno subito gridato gli alfieri del politically correct.

Scandalo? Eppure, nella mente di chi qui vi scrive, ricorrono i ricordi di frasi ed esercizi dal contenuto del tutto simile del periodo scolastico. E non si parla di 50 o 60 anni fa, al più di 20. E, all’epoca, sembrava del tutto normale che una madre potesse stirare e cucinare, oltre ad avere un lavoro, senza che le prime due attività dovessero escludere necessariamente l’altra e, anche quando questo fosse accaduto, senza vederci nulla di offensivo.

Probabilmente però, chi oggi ritiene (a ragione) di essere “normale” nel considerare altrettanto “normale” questa frase, non considera i mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni. Mutamenti per cui è “normale” che un attore maschio salga sul palco della notte degli oscar in gonna gender-fluid ed è “anormale” che una madre possa, per l’appunto, svolgere le faccende di casa. Una società in cui è “normale” che le madri lavorino tutto il giorno, facciano le manager perennemente attaccate al cellulare e staccate dalla famiglia ed è “anormale” che mettano al mondo figli prendendosene cura, pretendendo il giusto riconoscimento per un ruolo fondamentale, quello di essere le garanti della sopravvivenza e della proiezione futura di una comunità (e qui vanno applaudite quelle parti politiche che suggeriscono  di concedere uno “stipendio” alle casalinghe). Una società in cui è “normale” passare le proprie giornate fagocitati da un illimitato egotismo da selfie, intenti a condividere su Instagram anche le foto dei funerali dei propri cari ed è invece “anormale” il desiderio di una vita fatta di solidità con casa, lavoro o famiglia stabili (illuminanti sono l’irrisione collettiva del “posto fisso” e l’esaltazione continua del nomadismo abitativo e professionale).

Purtroppo però di anormale c’è soltanto questa società malata, patologica, investita dalla nube tossica della mefitica imago mundi di elites che non è assolutamente scorretto identificare come sataniche, diaboliche, demoniache. E quindi? Quindi, per sconfiggerle, per consegnarle alla cloaca della storia bisogna reagire. Bisogna avere il coraggio e le palle di sconfessarle con forza, anche a costo di essere additati da una maggioranza di pecore deficienti. Per cui, mamma stira e cucina? Meno male! E grazie mamma.

 

fonte: Il Giornale   

2 commenti su “Mamma stira e cucina? Meno male!”

  1. Giusto, viva mamma che stira, cucina, rassetta, legge le favole ai figli, insegna loro le preghiere e insegna che essere femmina è altrettanto bello che essere maschio: diversi, ma complementari così come ci ha voluti e creati Dio. Fulvia

    1. Io ho scelto di fare la mamma lava e stira cucinare pregare e tutto il resto che comporta fare la mamma moglie e casalinga a tempo pieno. Non mi sono mai pentita, Quando i miei figi sono crescuiti sono tornata a fare l’insegnatnte senza però togliere tempo alla famiglia. Ora sono nonna tutta casa e famiglia.
      Viva le donne che fannoi le donne.

Rispondi a Fulvia Lupi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *