“Natale a tavola. Ricette da tutto il mondo” – presentazione di Don Marcello Stanzione

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La solennità del Natale ha come oggetto la celebrazione di un avvenimento reale, vale a dire la nascita di Gesù, e nello stesso tempo la celebrazione del mistero dell’incarnazione, perché quel bambino, nato dalla Vergine Maria è proprio il figlio di Dio che si è fatto uomo. L’incarnazione di Dio in un bambino, e quindi in un essere umano, appare come un mistero di illuminazione, di unione intima tra l’umano e Dio.

Nel presepe napoletano, che è un trattato di teologia figurativa, vediamo andare verso la grotta della natività i “pastori del cammino” cioè statuine di personaggi maschili e femminili che portano in dono al Bambinello i beni della propria semplice quotidianità. Vi sono il pastore con l’agnello sulle spalle, che richiama il tema di Gesù buon pastore; immancabili sono il cacciatore, il pescatore e gli agricoltori con verdure e frutti vari. Nel presepe napoletano poi è sempre raffigurato il vecchierello che inginocchiato offre alla Sacra Famiglia un cestello con la ricotta. Sulle colline laterali alla grotta di Betlemme vi sono due scene che riguardano gli indifferenti al Natale. Sulla prima altura è raffigurato un sontuoso banchetto – altre volte invece è raffigurata una bettola con gli avventori che giocano a carte – nel quale a causa dell’eccesso di vino e di cibo i commensali hanno i sensi eccitati e si lasciano andare a comportamenti lussuriosi. Poco distante dalla grande “abbuffata” su di un ponte sta passando un carro carico di botti per il banchetto. Il carrettiere è “Ciccibacco” che indica con il suo nome la strada larga e spaziosa che conduce al vizio ed all’inferno. Sulla seconda altura vi è una macelleria con i quarti di vaccino esposti ed il proprietario intento al suo lavoro con la mannaia, simbolo della passionale aggressività.

Nel presepio napoletano l’oste, il macellaio ed il cane che sempre accompagna il carro con le botti sono simboli del demonio tentatore. In realtà presentare in senso negativo il mangiare e il bere ha fatto si che nell’immaginario collettivo la “mistica” andasse per una sua strada e la “mastica” per un’altra strada completamente opposta… In realtà il vero cristiano sa che ci sono tempi per il digiuno e la penitenza alimentare e altri tempi invece, come appunto il Natale, di grande festa pure a tavola ma nella prospettiva prima della gioia dell’anima e poi della gola.

Il libro “Natale a Tavola. Ricette da tutto il mondo” edito dall’editrice cattolica Mimep-Docete, che ho scritto insieme alla dottoressa Bianca Bianchini, si propone appunto di unire in maniera armoniosa la “mistica” con la “mastica”…

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