Neologismi maliziosi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

.

Populismo, sovranismo, dialogo, eccetera… ma cosa vogliono dire realmente?

 

Gli espedienti retorici non sono un’invenzione né odierna né recente. L’arte di manipolare la lingua è una vecchia porcheria. Però tale malizia ebbe sovente, come le bugie, le gambe corte. Un’onestà formale ineludibile, autorevole, vanificò l’uso insinuante, allusivo di vocaboli per svilirne il valore, vanificò le nuove accezioni che denigravano i buoni significati; i mali giochi linguistici vennero smascherati dal loro significato effettivo.

Il vocabolario mise le cose in ordine, grazie soprattutto all’etica eterna della Chiesa, che metteva in soggezione quella mondana, benché sempre si cercasse il modo per gabbare la gente con usi impropri e locuzioni sofistiche, atte a trarre in inganno. Volenti o nolenti, fino a una certa data i dizionari rispettarono i significati cattolici della terminologia religiosa ed oltre.

Populismo – Chi oggi vuol accusare qualcuno o una associazione di essere demagogica, non usa più il termine proprio, demagogia, ma ha stravolto il vecchio significato di populismo sostituendolo a demagogia. Il Dizionario Garzanti degli anni Ottanta così definiva la voce populismo: “atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende genericamente all’elevamento delle classi più povere, senza riferimento a una specifica forma di socialismo o a una precisa impostazione dottrinale”. Dunque il senso spregiativo è nuovo e sostituisce un termine preciso perché la novità fa maggior presa sull’immaginazione, perché populismo è maggiormente comprensibile da quel popolo che si presume raggirato, e per diminuire il valore del consenso popolare che sarebbe carpito con le lusinghe. Tale azzardo, con cui si mette in dubbio la capacità di discernimento del popolo e lo stesso valore del principio democratico, dice la crisi dei partiti ancorati al sistema, dice l’impopolarità dei conformisti difensori dello status quo, la loro disperazione, non essendo riusciti a escogitare una loro soluzione demagogica.

L’ultima trovata è il sovranismo. Coloro che hanno coniato e adoperano questo neologismo, non si rendono conto di impugnare un coltello a doppio taglio, che gli si sta ritorcendo contro. Esso si oppone al sentimento che la gente, avvertendo il profondo malessere sociale, prova verso una sottintesa rinuncia alla propria identità, alla sovranità, in nome di un internazionalismo o globalismo o società multietnica, in nome di un buonismo (neologismo questo sì, utile, quantunque non bello) che fa d’ogni erba un fascio. A tali idee e proposte molta gente non crede, ne subodora la macchinazione. Sminuire la sovranità significa pregiudicare la proprietà di quanto ci appartiene, che si è giustamente ereditato e che non si è disposti a spartire col primo venuto, il quale ne godrebbe senza merito, col quale si ha poco da spartire; costui, comportandosi a modo suo, turba la pace e l’armonia. Il sentimento di tutto ciò, benché sovente inconsapevole, è diventato più forte della propaganda contraria. Questo spiega la sconfitta e il discredito dei partiti che propugnano la politica continuità e la moderazione. Il problema non è semplicemente economico. Anche la massa che può vivere o vivacchiare si sente moralmente a disagio, minacciata, e ha fiutato l’inganno, ha smesso di credere e di obbedire. I segni della diffidenza e dello scetticismo sono evidenti; l’establishment procede in un vicolo cieco, finché qualcun’altro avanzi con forza un’alternativa.

Dialogo – Ma quanto durerà ancora questa parola diventata pestifera? Consiste in una violenza morale per distruggere la Verità, quando chi acconsente al dialogo (che presuppone una pari dignità) dovrebbe rappresentare il Vero. Ed è questo il caso della chiesa cattolica usurpata e stravolta, che propugna e pratica il dialogo. Oppure si tratta di scambiare ragioni o di transigere con uno più forte, che ne uscirà vincitore e  più forte di prima.

Sostenibile – “Compatibile con le esigenze di salvaguardia delle risorse ambientali” dice il nuovo dizionario. Ma il vago significato serve alla politica venduta e agli allocchi credenti nei movimenti ecologisti, per promuovere un rispetto dell’ambiente e della natura secondo le intenzioni della grande finanza. In altri termini, si attribuisce la qualifica di sostenibile o non sostenibile come un giudizio preconcetto facilmente, sommariamente applicabile, e subìto da chi opera nell’economia, al di fuori di leggi (diverse già viziate) e tribunali.

Mi fermo qui. Impossibile continuare davanti al flagello del coronavirus, davanti a un castigo che, voluto o permesso dall’Onnipotente, sta facendo giustizia delle maggiori empietà e dei tradimenti inflitti a Nostro Signore.

Condividi questo articolo:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Print

Lascia un commento:

1 commento su “Neologismi maliziosi”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra newsletter

Ogni settimana riceverai i nostri aggiornamenti e nulla di più.

Torna su