Il popolo delle Penne Nere è piccolo, ma attivo, tutto fatti e non chiacchiere, e chi vi è dentro, o vicino, prende esempio e a sua volta agisce… E’ un’altra Italia, appunto, quella di cui parliamo: fatta di gente operosa, professionalmente valida, generosa, pronta a dare e non a chiedere. Non a vantare diritti, ma capace di sacrifici, l’Italia del dovere e del fare, del volontariato vero.

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E siamo ancora qui, 76 anni dopo, a ricordare, con cuore, con mente, quella battaglia, quegli alpini, quegli uomini che disperatamente lottarono per uscire dalla sacca e riprendere il cammino della speranza… la possibilità di tornare a baita.

Facciamo memoria di quel 26 gennaio 1943, di quel luogo, di quegli uomini, con la consapevolezza di rendere un doveroso omaggio alla memoria di chi cadde sul campo, di chi tornò in patria recando ferite nel corpo e lacerazioni nello spirito.

Nikolajewka è dire soprattutto alpini – Tridentina, con alla testa il generale Reverberi, allora.

Ma Nikolajewka è continuare a dire Alpini, Ana, oggi, perché c’è un filo che unisce le due date. Un filo che non è soltanto quello della storia e della memoria, ma di una autentica amicizia con i nemici di allora. Un filo che si dipana in date e momenti ben precisi.

Settembre 1993: l’inaugurazione dell’Asilo Sorriso, in quel di Rossosch, struttura progettata e costruita da menti e mani di Penne Nere.

A seguire, nel tempo, l’abbellimento di quella struttura, con la realizzazione di un piccolo parco giochi e di un giardino.

Fino al settembre 2018, con la costruzione del Ponte degli Alpini per l’amicizia, sul fiume Valuj in quel di Livenka-Nikolajewka il cui sindaco ne aveva fatto richiesta sei anni or sono.

Non è un grande manufatto, ma il significato della sua realizzazione va oltre le dimensioni. E c’è ancora l’amicizia di mezzo, appunto, c’è ancora quella solidarietà dalle Penne Nere manifestata sempre nella loro storia, per chi abbia una necessità, per chi si trovi in difficoltà, nel bisogno, nel dolore, dentro e fuori i confini della Patria.

E c’è la capacità di coinvolgimento dimostrata dall’Ana quando si tratti di fare qualcosa di utile, in questo caso, anche, di enorme!

Il popolo delle Penne Nere è piccolo, ma attivo, tutto fatti e non chiacchiere, e chi vi è dentro, o vicino, prende esempio e a sua volta agisce.

Così, se per l’Asilo Sorriso, molti furono quelli che operarono, a vari livelli e in diversi modi, per realizzare la struttura di Rossosch, non sono mancati i generosi che hanno accolto l’appello per il Ponte di Nikolajewka, quel ponte sul quale, come ricordato dal presidente dell’Ana Sebastiano Favero, 76 anni fa, durante il ripiegamento, erano passati tanti alpini.

E allora, diciamoli i nomi dei generosi che hanno dato tanto per questo manufatto, o almeno facciamone qualcuno. Dal vecchio Armando Cimolai di Pordenone, con la struttura in acciaio, a Giovanni Perin di Fontanafredda con l’impianto di illuminazione, nonché le Penne Nere della sezione pordenonese.

E li diciamo, e li facciamo, i nomi, perché sono espressione di un’Italia malnota, forse perché diversa da quella che ci viene mostrata per lo più dai media: egoista, superficiale, pressapochista, l’Italia dell’effimero, delle mode.

E’ un’altra Italia, appunto, quella di cui parliamo: fatta di gente operosa, professionalmente valida, generosa, pronta a dare e non a chiedere. Non a vantare diritti, ma capace di sacrifici, l’Italia del dovere e del fare, del volontariato vero.

Nel viaggio-pellegrinaggio del settembre scorso, poi, non è mancata, per ricordare il quarto di secolo della donazione dell’Asilo Sorriso, una novità: il dono da parte del Comune di Conegliano, pronubo il vecio Lino Chies, di un’opera in ceramica sulla favolistica italiana (Pinocchio) e russa (Riccioli d’oro e i tre orsetti) realizzata dagli artisti e dagli allievi della Scuola di Scomigo che abbellisce ulteriormente la facciata dell’edificio.

Sono segni eloquenti, emblematici di quel che è l’Ana, di quel che gli Alpini sanno costruire e trasmettere poi alla nostra società, alle realtà locali e all’Italia intera.

Ecco, allora, che nel nome e con il senso dell’alpinità, il sentimento del cuore per chi non tornò a baita e per i reduci di allora, trova compiuta sintesi nell’oggi, in imprese come quelle di Rossosch e di Livenka.

Onore agli Alpini Caduti, dunque!

E omaggio a quelli del nostro tempo!

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Testo del discorso ufficiale tenuto dal giornalista Giovanni Lugaresi in piazza a Giavera del Montello su invito dell’Amministrazione Comunale domenica 27 gennaio 2019

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