Non si muore di solo virus

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Ma anche di giustizialismo, di esibizionismo di tanti magistrati, di speculazione sui morti… eccetera

15 aprile 2020. Mercoledì. Stamattina leggo che è già avviata una prima inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio, lo storico ricovero per anziani di Milano. Del resto, da diversi giorni gli organi di informazione, usando toni di pacata riflessione (“ecatombe”, “strage”, “situazione agghiacciante”, e chi più ne ha più ne metta) ci hanno informato sui morti in diverse case di riposo. E, naturalmente, da subito è iniziata l’inevitabile – a quanto pare – gara a trovare i colpevoli.

Ma il discorso non si ferma certo alle case di riposo. Adesso che sembra, Dio voglia, che le cose vadano un pochino meglio, anche se siamo ancora lontani da un ritorno alla normalità, già tuonano gli implacabili giustizialisti full-time: “Adesso qualcuno dovrà pagare!”. Si noti bene: non “Se ci sono dei colpevoli dovranno pagare”. No: “Qualcuno dovrà pagare”. Come dire: dei colpevoli ci devono essere e se non ci sono bisognerà comunque trovarli. Siamo alle solite: se la realtà non è quella dipinta dall’ideologia, tanto peggio per la realtà.

Già, perché dei colpevoli “Devono esserci”.

Devono esserci per tanti motivi:

  • Per ridare fiato a una magistratura messa un po’ in ombra dall’epidemia. Essendo un po’ difficile “aprire un fascicolo” contro il sig. Coronavirus, di residenza imprecisata, nazionalità non determinata, è però facilissimo aprire il mitico “fascicolo” per mettere sotto inchiesta medici, infermieri, amministratori, direttori, magari anche portinai e addetti alle pulizie delle strutture sanitarie. Tanto, se anche un magistrato del Pubblico Ministero apre un’inchiesta inutile, spende inutilmente denaro pubblico, infanga un po’ di persone, non sarà mai chiamato a pagare i danni.
  • I colpevoli devono esserci anche per quella massa di frustrati che hanno bisogno di qualcuno su cui scaricare la loro patologia. In questo periodo di epidemia “Il medico” ha assunto senza dubbio un ruolo centrale nell’opinione pubblica, nell’informazione, nelle nostre paure in genere. È “potente” e quindi è come tale da odiare, a prescindere dal fatto che abbia agito bene o male. 20.000 morti? “Qualcuno” dovrà pagare. Per questi personaggi frustrati non è importante che paghi chi realmente ha delle gravi responsabilità per atti criminosi. No, si perde troppo tempo a fare indagini serie, magari senza strombazzare tutto a tutti. No, quello che soddisfa i frustrati è la carretta che porta i nobili alla ghigliottina. Ma meritano davvero la pena di morte? E chi se ne frega! Sono comunque nobili, quindi uccidiamoli.
  • I colpevoli devono esserci anche per i non pochi profittatori che, visto che il nonno o il prozio sono morti, non vogliono perdere l’occasione per ricavare un po’ di quattrini con cui asciugarsi le lacrime. Vedrete che sorgeranno i “Comitati parenti delle vittime”. In Italia produciamo comitati per tutte le vittime. E non mancheranno mai gli avvocati che si assumeranno (per soli fini di giustizia, ma è ovvio…) la rappresentanza del Comitato di turno. E negozia di qua, tratta di là, qualche soldo può sempre arrivare a casa… perché non provarci?

Ma cerchiamo di parlare di cose serie. Se in questo momento c’è una categoria che andrebbe lasciata in pace, è senza dubbio quella degli addetti alla Sanità, medici, infermieri, tecnici, amministratori. È una categoria che va lasciata in pace, affinché possa lavorare con la serenità dovuta, ed è una categoria verso la quale possiamo solo, se siamo seri, provare gratitudine.

Quanti medici e loro collaboratori sono morti da quando è iniziata l’epidemia? Non sono forse questi vittime del dovere, davanti alle quali si può solo mettersi sull’attenti?

Ok, ci sarà di sicuro qualche medico, qualche infermiere che ha sbagliato, o che ha fatto il possibile per dribblare il pericolo.. le pecore nere ci sono dappertutto. Ma ciò che vediamo quotidianamente è il sacrificio e il lavoro instancabile di migliaia di uomini che non hanno pensato a sé stessi. Hanno pensato solo a fare il loro dovere, e molti di loro sono morti.

E va aggiunto un particolare, tutt’altro che secondario. Nessuno, ripeto, nessuno, era in grado di prevedere la reale pericolosità di questo virus, del quale del resto si sa ben poco anche adesso. Due mesi fa ancora si parlava di una “influenza”, un po’ più grave delle solite influenze stagionali. E vogliamo ricordare qualche politico deficiente che si era preoccupato del “razzismo”, esibendosi in pubblici abbracci con i cinesi di Milano, anziché sforzarsi di capire la reale portata della malattia? E vogliamo magari ricordarci anche che le nostre supreme autorità hanno dato, e tuttora danno, spettacolo di totale confusione, con provvedimenti presi a puntate, a brandelli, con contraddizioni tra autorità centrale e autorità locali? E vogliamo ricordarci il teatrino infinito di “esperti” (ma quanti ne abbiamo!) che sono sfilati e sfilano in televisione per dire ognuno la sua?

D’accordo. L’Italia è l’inimitabile Paese in cui ci furono anche magistrati che misero sotto accusa scienziati e amministratori locali perché non avevano previsto un terremoto… Ma questo non è certo un periodo che permetta di perdere tempo con le carnevalate più o meno coscienti di magistrati esibizionisti e di forcaioli da discount.

Questo è un periodo assolutamente serio e unico, caratterizzato dalla totale imprevedibilità di ciò che è accaduto.

Urge piuttosto una normativa che possa dare a tutti gli addetti alla Sanità e a quanti, in qualsiasi ruolo, stiano operando per sconfiggere l’epidemia, la tranquillità necessaria per poter continuare a lavorare. Sarebbe davvero una beffa atroce se il medico X o l’infermiere Y, o l’amministratore Z, dopo aver affrontato l’emergenza con i (pochi) mezzi di cui disponevano, lasciandoci magari la salute – se non la vita – si trovassero ripagati con una bella incriminazione o con una richiesta di risarcimento dei danni.

Urge una normativa che tenga nella dovuta considerazione l’eccezionalità del periodo e garantisca uno scudo legale adeguato a quanti oggi vengono chiamati “eroi”, con la solita retorica, ma domani potrebbero ritrovarsi in manette.

Se ne era parlato, c’erano già proposte concrete per limitare la responsabilità ai casi di colpa grave (e, ovviamente, di dolo). Poi è caduto il silenzio.

Perché?

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