Sociologia a Trento e il sessantotto che non muore mai

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Le violente contestazioni contro il giornalista Fausto Biloslavo

 

Ne hanno parlato solo Il Giornale (clicca qui) e poche altre testate, forse perché non è “politicamente corretto” far sapere al pubblico che nel nostro singolare Paese la libertà di parola, la libertà di stampa, la libertà in genere, sono sempre più in pericolo.

No, meglio non parlarne, perché dobbiamo essere tutti contenti. Abbiamo l’Europa, abbiamo l’euro, abbiamo evitato il terribile pericolo del governo quasi-leghista, gli omosessuali sono una categoria protetta ed esaltata, c’è il libero aborto in libero Stato, tra poco sarà del tutto legalizzata anche l’eutanasia. Perché parlare di cose sgradevoli, tanto più se avvenute a danno di un personaggio che è cattivo e brutto “a prescindere”, perché non bela con il resto del coro?

E così il fatto gravissimo che il giornalista Fausto Biloslavo abbia dovuto correre seri rischi per esercitare il suo sacrosanto diritto di tenere una conferenza nella “mitica” Facoltà di Sociologia di Trento, è passato sotto un silenzio quasi totale.

Biloslavo era stato invitato dalla stessa università, per tenere una conferenza sulla Libia. Pochi come lui, che fin da giovanissimo è stato presente nei principali teatri di guerra, e spesso correndo seri rischi ha fornito reportage di altissimo livello, possono vantare una profonda esperienza delle molte crisi che hanno e stanno travagliando il mondo.

Ma Biloslavo ha dei peccati originali imperdonabili per i nipotini del sessantotto: in gioventù ha militato in gruppi di destra (orrore!) e nella sua attività professionale ha parlato di tante cose di cui “non sta bene” parlare, come i massacri delle foibe o la realtà della guerra civile nella ex-Jugoslavia (doppio orrore!).

Di conseguenza, ai nipotini del sessantotto è arrivato l’ordine di contestare, con i soliti sistemi violenti e prevaricatori, e di impedire a Biloslavo di tenere la prevista conferenza, calpestando così anche il diritto sacrosanto di chi voleva andare a sentire.

Ripeto: è arrivato l’ordine, perché gli esagitati (che non sono riusciti a impedire la conferenza, ma comunque hanno fatto tutto il possibile per disturbare con urla, schiamazzi e violenze) non si muovono mai per “spontanea” iniziativa. A parte la favolosa ignoranza che contraddistingue in genere quei personaggi, che probabilmente nemmeno sapevano con precisione cosa e dove sia la Libia, la favola delle “spontanee” manifestazioni di indignazione, eccetera, è vecchia e stantia. Per mobilitare i malviventi serve comunque un’organizzazione e del denaro. La storia del sessantotto ce lo ha insegnato.

È arrivato l’ordine di far tacere Biloslavo e anche se la conferenza si è tenuta, lo scopo in parte è stato raggiunto, perché le violenze e la contestazione selvaggia restano come un monito minaccioso: siamo “noi” a decidere chi può parlare e dove e come. Dove il “noi” non riguarda certo i quattro piccoli delinquenti di Trento, ma chi li manovra e li utilizza. Un po’ come capita nei quartieri controllati dalla malavita, che decide chi può entrare e chi deve tenersi alla larga…

E, guarda caso, queste faccende riprendono fiato proprio ora che c’è un governo “politicamente corretto”, infestato da elementi che sguazzano nello stesso brodo di coltura dei contestatori di Trento. Non ci risulta che nessun membro del governo (che, è bene ricordarlo, non rappresenta la maggioranza degli italiani) si sia sentito in dovere di deprecare i fattacci di Trento. Chissà perché…

A Fausto Biloslavo va tutta la nostra solidarietà di uomini liberi, che vogliono restare liberi. E per la nostra povera Italia, che meriterebbe di meglio, non possiamo che invitare, ancora e sempre, a moltiplicare le preghiere.

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2 commenti su “Sociologia a Trento e il sessantotto che non muore mai”

  1. Gaetano Fratangelo

    Un giornalista (Fausto Biloslavo) è stato attaccato e minacciato: non mi risulta che l’Ordine dei Giornalisti abbia difeso un loro collega.
    E’ da notare che le contestazioni avvenute a Trento hanno una comune ideologia con quelle inscenate nei comizi di Salvini e della Meloni: è ipotizzabile un unico burattinaio che tira le fila. E’, forse, lo stesso che organizza manifestazioni di benvenuto ai clandestini che sbarcano.
    Manifestazioni opposte, o non ci sono o vengono censurate, come la notizia della conferenza di Trento.

  2. PAOLO DI GENOVA

    Non c’è nulla di strano nella contestazione dei rossi a Biloslavo….anzi
    mi stupirebbe se non ci fosse stata! E’ sempre successo così dal 1945 in poi; ogni volta che tiene un comizio o una conferenza una personalità o un politico che possa essere anche vagamente qualificato come di Destra, cioè anticomunista, cioè fascista! Succedeva ad Almirante di essere contestato ad ogni comizio come oggi succede a Salvini e Meloni; i rossi di oggi sono uguali a quelli di ieri,hanno solo cambiato le insegne dei loro partiti o gruppuscoli più o meno extraparlamentari, ma la sostanza marxista leninista non muta.

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