Una (apparentemente) paradossale frase di Gesù

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“Amen dico vobis: Publicani et meretrices praecedunt vos in regnum Dei” (Mt 21, 31).

 

Sulla controfacciata del Duomo di Terni c’è uno strano affresco del pittore argentino Ricardo Cinalli raffigurante Cristo risorto che ascende al cielo. Dico subito che, secondo me, questo dipinto è, non solo “strano”, ma anche blasfemo e in totale disarmonia con la Casa di Dio nella quale si trova. Il motivo è desumibile da un’affermazione dello stesso autore riportata in “Repubblica TV “ del 26 marzo 2016: “Nella mia Risurrezione anche gay e trans vanno in cielo”.

Infatti l’autore – che io mi rifiuto di chiamare artista perché contraddice in pieno il principio fondamentale che dovrebbe informare tutta l’Arte Sacra, e cioè la Fede[1]  – ha raffigurato il Cristo che ascende al cielo trasportando con se due enormi reti piene di figure umane, contorte e drammaticamente aggrovigliate l’una  con l’altra, che dovrebbero rappresentare tutti i peccatori del mondo: ladri, assassini, truffatori, spacciatori, malavitosi, prostitute, insomma tutte le principali categorie di peccatori nominati sia dai Vangeli che dalle cronache moderne, ai quali l’autore aggiunge, di propria iniziativa, anche gay e trans. Ora, io non nego affatto che questi peccatori possano accedere alla salvezza se si convertono e cambiano vita, anzi glielo auguro con tutto il cuore, ma il drammatico atteggiamento in cui il pittore ha raffigurato la sua umanità non rivela affatto la gioia della conversione e della purificazione interiore – raggiunte con il sincero pentimento per aver condotto uno stile di vita contrario al Vangelo, e con il ritorno a Dio (la “teshuvà” di cui parlano gli Ebrei) – ma conferma il loro pervicace radicamento nello stile di vita precedente. Insomma, quegli esseri umani peccatori sono stati in vita e peccatori rimangono anche dopo la morte perché, secondo il buon Cinalli, essi meriterebbero il Paradiso anche senza la loro esplicita conversione. E’ la convinzione, veicolata dal pensiero moderno dominante, di quei falsi cristiani che credono di avere sempre e comunque diritto alla salvezza. Come potrei allora io, cattolica “bambina”, non definire blasfemo questo affresco e non addolorarmi per essere stato commissionato e approvato dai pastori della Chiesa locale, gli stessi che dovrebbero essere per il loro gregge, come per tutti noi, i più sicuri punti di riferimento per la comprensione della dottrina evangelica?

Infatti il significato dell’affresco contraddice in pieno l’assunto evangelico; è evidente che l’autore ha interpretato la frase di Gesù che ho citato in epigrafe assolutizzandone il tono paradossale e interpretando quelle parole come un consenso (se non proprio un incitamento) alla dissolutezza, ad abbandonarsi all’immoralità quale via facile e comoda per entrare nel Regno, dando retta soltanto ai propri istinti ovvero, come è di moda dire adesso, alla propria coscienza, anche quando questa non è orientata sulla Parola di Dio, ma esclusivamente sul proprio EGO.

No, le cose non stanno affatto come crede Cinalli. Gesù ha usato un’espressione paradossale per rivolgere a tutti  un sincero invito alla “metànoia” e allora, per chiarire meglio il mio lungo preambolo, è necessario analizzare il contesto evangelico.

Mentre Gesù sta insegnando nel Tempio di Gerusalemme, Gli si avvicinano i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, vale a dire le massime autorità religiose riconosciute dai credenti di Israele, per chiederGli “con quale autorità faccia questo”, ossia chi crede di essere per sentirsi in diritto di insegnare, di cacciare i mercanti dal Tempio, di entrare trionfalmente in Gerusalemme, di guarire i malati e molti altri fatti ancora. In pratica gli chiedono una prova della Sua autorità o di ammettere esplicitamente che Egli è il Messia. Ma Gesù –  ben conoscendo le cattive intenzioni dei suoi interlocutori che credono, in questo modo, di metterLo in difficoltà – non dà una risposta diretta, ma preferisce porre una domanda preliminare che obblighi quegli ipocriti a uscire allo scoperto e provocare una crisi che li induca a un esame di coscienza e quindi alla conversione. E allora narra la breve parabola del padre che ordinò ai figli di andare a lavorare nella vigna (Mt 21, 28 – 30). Il primo rispose: “Si, signore” ma non andò. Il secondo rispose: “Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò”. Alla conseguente domanda di Gesù: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”, i presenti non possono che rispondere : “il secondo”.

A questo punto Gesù pronuncia il detto paradossale e scandaloso, facendolo seguire dalla spiegazione: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. E’ venuto a voi Giovanni sulla via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Il Battista aveva insegnato la via della santità, annunciando il Regno di Dio e predicando la conversione. Gli scribi e i farisei non gli avevano creduto, quantunque vantassero un formale atteggiamento di fedeltà ai piani di Dio. Perciò essi sono personificati nel figlio che dice “vado”, ma poi non va. Invece i pubblicani e le meretrici, che si saranno pentiti e avranno rettificato la loro condotta di vita, sono raffigurati nel figlio che dice: “non vado”, ma poi va. Perciò saranno loro, nel Regno, a passare avanti agli altri che si sentono santi senza esserlo affatto.

L’espressione di Gesù “passare avanti” può essere inteso in senso esclusivo e provocatorio, ossia “prendono il vostro posto”. E’ un’espressione che rovescia il senso comune e punge sul vivo l’identità dei destinatari. Come è possibile, ci si domanda, ai tempi di Gesù come oggi, che le persone bennate, religiose e oneste si vedano prendere il posto dai peccatori pubblici, conosciuti da tutti come tali? Infatti Gesù, paradossalmente, mostra di preferire la compagnia dei peccatori conclamati al punto di essere definito “un mangione e un beone, amico di pubblicani e di peccatori” (Mt 11, 19). Gesù sa bene che i cosiddetti perbenisti, quelli che peccano di nascosto mantenendo sempre una facciata di irreprensibilità, non si convertono mai su esortazione altrui, perché il consenso sociale di cui godono fa credere loro di essere sempre perfetti. E’ quanto accade all’umanità da sempre, dai tempi di Gesù come nel XXI secolo. Invece i peccatori “pubblici”, costantemente esposti al disprezzo e alla riprovazione sociale, possono essere indotti al pentimento, perché più facilmente sentono che “il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, / egli salva gli spiriti affranti” (Sal 34, 19).

Gesù non esclude nessuno dal Regno: vuole farci capire che la via è più lunga e accidentata per coloro che, ingabbiati nelle loro certezze religiose, non sono più capaci di riconoscersi peccatori bisognosi della misericordia di Dio.

Qualcuno avrà spiegato a Ricardo Cinalli il significato esatto di questo passo evangelico che lui ha così palesemente travisato? Temo di no, perché la Chiesa del nostro tempo è troppo occupata a ossequiare il “mondo” e a dare ragione a chiunque si spacci per intellettuale di tendenza, permettendo così che il dissacrante e la blasfemia si inseriscano anche nei contesti sacri.

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[1] In proposito consiglio a tutti di leggere l’ottimo libro a cura di Cristina Siccardi “L’Arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee” Cantagalli 2017.

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3 commenti su “Una (apparentemente) paradossale frase di Gesù”

  1. Ci si chiede qui se “qualcuno avrà spiegato a Ricardo Cinalli il significato del passo evangelico” citato…Perché, non lo sappiamo? È la misericordia di papa francesco che glielo ha spiegato..e l ‘argentino pittore ha ben capito il compaesano suo papa …troppo occupato con la ‘sua’ chiesa [NON la Chiesa!] a ossequiare il mondo…e a omaggiare Nostra Madre Terra…(un papa ecologista…vedi greta… e anche sardina…. Siamo al colmo!)

  2. Gaetano Fratangelo

    Il meravigliarsi che nelle Chiese ci sono opere d’arte “strane” è solo all’inizio. Questo Papa ha spalancato i Musei Vaticani a tutte le religioni e alle loro opere artistiche. Entrando nel merito (dell’affresco), va ricordato (al Papa) che non si elimina l’Inferno, tanto c’è la misericordia, la quale ha bisogno del riconoscimento di colpa, ma si sa, l’Anticristo si serve delle favole! Tra l’altro sia il Vangelo che le 7 opere di misericordia spirituale prescrivono di ammonire i peccatori. Senza il loro pentimento vi è un ‘idea satanica di perdono e quindi siamo in piena eresia gnostica sulla Salvezza.

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