Tutti i tribunali nazionali e internazionali finora interpellati dai genitori Vincent Lambert, nel disperato tentativo di veder riconosciuti al figlio quei diritti minimi, che di norma non vengono negati neppure agli animali (rif. https://www.ilnuovoarengario.it/sentenza-di-morte-per-il-detenuto-vincent-lambert/), hanno invece immancabilmente emesso una sentenza di condanna a morte.

Non ha fatto eccezione la CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), che il 30 aprile scorso si é limitata a ribadire la propria decisione del 5 giugno 2015, senza tener in alcun conto dei quattro anni trascorsi, dei vizi di forma e di sostanza sollevati dagli avvocati della controparte, ma soprattutto della perizia dei medici nominati dal Tribunale Amministrativo, che si era espressa a favore del mantenimento dei sostegni vitali (idratazione e alimentazione) non ritenendoli, nel caso in oggetto, accanimento terapeutico.

Rimane la domanda su come sia possibile che in un paese civile, un paziente tetraplegico in stato di minima coscienza venga tenuto da 6 anni chiuso a chiave in una stanza d’ospedale, inchiodato a letto, negandogli la possibilità di uscire all’aria aperta o anche soltanto di spostarsi in sedia a rotelle e rifiutandogli il trasferimento in un’unità specializzata, dove riceverebbe cure adeguate al suo stato.

Misure molto restrittive sono inoltre applicate ai visitatori di Lambert: sono ammessi  solo quelli che compaiono nella lista stabilita dalla moglie Rachel, previo l’obbligo di depositare preventivamente la propria carta d’identità presso l’ufficio infermieristico.

Senza eccezioni.

E’ capitato che al padre di Vincent, Pierre Lambert, 88 anni, medico in pensione, sia stato impedito di entrare nella stanza del figlio perché non aveva con sé il documento richiesto.

Anche le ore di visita sono limitate alle volte in cui Vincent è meno sveglio del solito, appositamente per impedire ulteriori tentativi di alimentarlo per bocca.

Che la Corte Europea dei Diritti Umani non abbia trovato nulla da eccepire a questa situazione, anzi abbia avvalorato la decisione dei giudici francesi di terminare l’esistenza del detenuto Lambert, è semplicemente paradossale e vergognoso (per approfondire si legga l’ottimo editoriale di Luisella Scrosati http://www.lanuovabq.it/it/la-cedu-da-lok-alluccisione-di-vincent-lambert).

In questa tragedia, tanto assurda quanto crudele, un estremo spiraglio di speranza è riposto nell’ultimo appello rivolto al CIDPH (Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità) che è stato chiamato ad esprimersi sulla conformità delle decisioni eutanasiche del dottor Vincent Sanchez, del Tribunale Amministrativo di Châlons en Champagne e del Consiglio di Stato con gli impegni internazionali assunti dalla Francia per la protezione delle persone disabili.

Venerdì 3 maggio 2019 il CIDPH ha chiesto ufficialmente che lo Stato francese non proceda all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, in attesa di rendere nota la propria decisione sul caso.

I  genitori, il fratello e la sorella di Vincent hanno accolto la notizia con grande sollievo e hanno dichiarato di attendere con fiducia l’esame della loro richiesta.

Da parte nostra mentre rinnoviamo l’invito alla preghiera, invitiamo a riflettere sull’importanza di quelle terapie riabilitative nel recupero dei disabili in stato di minima coscienza, che a Lambert sono tenacemente negate, ricordando la vicenda di Munira Abdulla, una donna di 59 anni risvegliatasi dal coma dopo ben 27 anni in cui era stata dichiarata in stato vegetativo (rif. https://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/si-risveglia-dal-coma-dopo-27-anni-la-vita-esce-dal-buio/).

Questo “miracolo” é stato possibile grazie al trasferimento nel 2017 in Germania, in una struttura sanitaria, dove ha potuto sottoporsi ad alcuni trattamenti specifici avanzati.

Nel giugno scorso, per la prima volta dopo 28 anni di silenzio, ha chiamato per nome il figlio, che dormiva nel letto accanto al suo.

Oggi, dopo diversi interventi chirurgici per ricostruire i muscoli di braccia e gambe, unitamente alla riabilitazione fisioterapica, è in grado di pregare, avvisare nel momento in cui percepisce un dolore e tenere una conversazione.

Il figlio ha voluto lasciare, come testimonianza, queste parole, che ci auguriamo possano leggere anche i membri del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità: «La ragione per cui ho condiviso la sua storia è per dire alla gente non perdete la speranza, non considerateli morti quando si trovano in questo stato. Per anni i dottori mi hanno detto che era un caso senza speranza e che non c’era motivo per il trattamento che stavo cercando per lei, ma ogni volta che mi trovavo in dubbio, mi sono messo

al suo posto e ho fatto tutto il possibile per migliorare le sue condizioni».

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Sugli ultimi sviluppi di questa vicenda vi segnaliamo anche l’articolo di Sabino Paciolla su https://www.sabinopaciolla.com/breaking-news-il-comitato-delle-nazioni-unite-salva-vincent-lambert-cerebroleso-dalla-morte-per-fame-e-sete/

2 commenti su “Una tregua per Vincent Lambert: moltiplichiamo le preghiere”

  1. Non ci stancheremo di pregare per la vita. A Dio questa intenzione piace perche’ e’ data dall’amore. Ci ascolta sicuramente

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