Non è in coma, nè in fin di vita, né a rischio, ma ha solo bisogno di essere alimentato e idratato. Ma la “giustizia” lo vuole morto. Un tremendo calvario iniziato nel 2013 con la prima sospensione dell’alimentazione, ripristinata dopo il ricorso fatto dai genitori, a cui seguirono altri tre tentativi di ucciderlo. Una petizione per salvare la vita di Vincent Lambert. 

 

Il 31 marzo del 2005 negli Stati Uniti veniva uccisa per soppressione dell’alimentazione  e dell’idratazione la quaratunenne cattolica Terri Schlinder,  meglio nota come Terri Schiavo, dal cognome del marito, Michael, che dal 1998 tenacemente si adoperava per raggiungere questo scopo.

A nulla valsero gli sforzi dei genitori della donna, per assumerne la tutela in luogo del marito, che già durante la convivenza la tradiva spudoratamente e, da tutore, ne gestiva il patrimonio con estrema disinvoltura.

Un primo distacco della nutrizione venne disposto il 24 aprile del 2001 e in seguito sospeso, in attesa della risoluzione della causa intentata dagli Schlinder contro Michael Schiavo per falsa testimonianza, riguardo alla presunta volontà eutanasica della moglie.

Ne seguì un secondo nel 2003, che venne revocato solo grazie all’intervento diretto del presidente Bush, con l’approvazione della “Legge di Terri” nella legislazione della Florida.

Un anno dopo, la Corte Suprema della Florida cassava la “Legge di Terri” come incostituzionale, mentre il giudice Greer respingeva definitivamente la mozione della famiglia Schindler di praticare alla figlia una terapia della deglutizione, richiesta corredata da trentatré dichiarazioni giurate di dottori in diverse discipline, disponendo quindi il distacco dell’alimentazione artificiale per il 18 marzo del 2005.

Dopo un’atroce agonia di 14 giorni, Terri Schlinder moriva.

Oriana Fallaci intervistata dal quotidiano “Il Foglio” commentava: nella nostra società parlare di Diritti-Umani è davvero un’impostura, una farisaica commedia. Ne deduco che da noi essere malati in modo inguaribile è un delitto per cui si rischia la pena capitale. Ne deduco che nel nostro tempo chi è malato in modo inguaribile viene considerato un cittadino inutile, un disturbo da cancellare, quindi un reprobo da punire. Ne deduco che, per non esser gettati dalla rupe, nella nostra società bisogna essere sani e belli e in grado di partecipare all’Olimpiadi o almeno giocare la fottuta partita di calcio. Be’, allora eliminiamoli tutti quei cittadini inutili, quei disturbi da cancellare, quei reprobi da punire. Ammazziamoli tutti gli handicappati, i paralitici, i paraplegici, i tetraplegici, i mongoloidi, i nonni e le nonne novantenni che giacciono a letto col femore rotto. E con loro i rachitici, i gobbi, i monchi, gli zoppi, i ciechi, i sordi. Anche se sono sordi come Beethoven che da sordo scrisse l’Eroica. Anche se sono ciechi come Omero che da cieco scrisse l’Iliade e l’Odissea. O come Milton che da cieco scrisse il Paradiso perduto poi il Paradiso ritrovato. Anche se sono rachitici e gobbi come Leopardi che da rachitico e gobbo scrisse A Silvia e L’Infinito. O anche se sono tetraplegici come Stephen Hawking, da circa cinquant’anni immobilizzato da una sclerosi amiotrofica e da almeno dieci incapace di parlare. Infatti vive su una sedia a rotelle dalla quale ciondola come un fiore appassito, e per comunicare usa un sofisticato computer dove non riesce a trasmettere più di quindici parole al minuto. Eppure è uno degli scienziati, dei cosmologi, più celebri della nostra epoca.

 

Una tragedia del tutto analoga è toccata al francese Vincent Lambert, la cui vita oggi è appesa ad un filo, vale a dire all’esito dell’appello alla Corte di Stato da parte dei suoi genitori, nonostante esista una petizione, firmata da cinquantacinque medici, in cui si dichiara che il paziente non è in coma, nè in fin di vita, né a rischio, ma ha solo bisogno di essere alimentato e idratato.

Anche se la vicenda si svolge in una nazione confinante con l’Italia, ormai la cultura eutanasica ha talmente permeato la nostra società, che la notizia non desta particolare clamore mediatico, se non nei rari media di inclinazione pro-life.

Eppure è davvero importante ripercorrere il calvario di Vincent Lambert, perché una sorte simile potrebbe capitare a ciascuno di noi, grazie alla legge sulle DAT, approvata a fine 2017 e al ddl sull’eutanasia, depositato in Senato dal parlamentare del M5s Matteo Mantero, col sostegno dell’intergruppo parlamentare, promosso dall’associazione Luca Coscioni.

Il caso di Vincent viene usato come una testa d’ariete per allargare le maglie della legge francese sull’eutanasia, trovando nel tutore legale, la moglie Rachel, un prezioso alleato.

Quest’uomo straordinario che, come Terri Schlinder, si illumina alla vista dei suoi cari e ha compiuto progressi nella terapia di riabilitazione comunicativa, finora è riuscito a resistere a ben quattro tentativi di eutanasia, dimostrando nei fatti la sua strenua determinazione a vivere.

Il primo di questi tentati omicidi viene messo in atto a fine marzo 2013 dal dottor Karinger, in accordo con Rachel Lambert e all’insaputa dei genitori e dei fratelli di Vincent: viene interrotta l’alimentazione e ridotta drasticamente l’idratazione (200 ml/24 ore).

Il 20 aprile, durante una visita, uno dei fratelli, scopre che Vincent sta subendo questa tortura (terapia eutanasica, nell’antilingua) da oltre 10 giorni.

I genitori di Vincent mandano un ufficiale giudiziario per indurre il Dr. Kariger a ripristinare l’alimentazione e presentano un rapporto al Procuratore della Repubblica per tentato omicidio.

Dopo settimane di trattative, il giudice costringe il Dr. Karinger a reintrodurre l’alimentazione artificiale: Vincent Lambert è rimasto completamente privo di alimentazione per 31 giorni.

E’ l’11 maggio 2013.

Il dott. Kariger avvisa i genitori e il loro avvocato che quanto prima prenderà esattamente la stessa decisione, ma che lo farà nel “rispetto della procedura” per non incorrere in altri intoppi.

A questo tentato omicidio ne seguiranno altri tre, sempre interrotti per iniziativa dei familiari di Vincent, che, nel disperato tentativo di salvare il figlio, coinvolgeranno tribunali nazionali e sovranazionali, ottenendo  immancabilmente sentenze di morte, inclusa l’ultima emessa dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne (31 gennaio 2019), che condanna Vincent Lambert a morire di fame e di sete, contro il parere dei medici a cui gli stessi giudici hanno affidato la perizia, dalla quale sarebbe dovuta dipendere la loro decisione definitiva.

E’ evidente che ci troviamo di fronte non ad un accanimento terapeutico, ma ad un disumano accanimento eutanasico.

Dato che la dignità inviolabile di ogni vita umana è fondamento della società e il grado di civiltà di una nazione si misura sulla cura prestata alle persone più deboli, questa diffusa cultura di morte può essere effettivamente considerata il cancro dell’Occidente.

E’ tempo che ciascuno di noi si svegli dal sonno stanco dell’anima, prima che una sorte simile a quella di Terri o di Vincent tocchi ai nostri cari o a noi stessi.

 

Per firmare l’appello in difesa di Vincent Lambert: http://www.jesoutiensvincent.com/lappel/signez-lappel/

 

Approfondimenti caldamente consigliati:

Programma televisivo americano con intervista a Bobby Schlinder sul caso di Vincent Lambert e le impressionanti analogie con sua sorella Terri:

 

 

Sito della fondazione Jérôme Lejeune, che ha promosso una petizione in difesa della vita di Vincent Lambert, che attualmente ha raccolto 110.964 firme (inclusa l’autrice del presente articolo) http://www.jesoutiensvincent.com/ 

3 commenti su “Vincent Lambert, condannato a morte in Francia. Come Terri Schiavo negli Stati Uniti”

  1. Alberto Speroni

    ottimo riassunto di Wanda Massa,Paladina della Vita,che lascia basiti ma non sconfitti e arresi nella lotta per la Verità e la Vita !

  2. Sembra di vivere in uno di quei film anni ’70/’80 dove si immaginavano scenari allucinanti di questo tipo, ma che ovviamente tutti ritenevano di pura fantasia. Erano in realtà una prefigurazione di quanto sarebbe accaduto. Satana si sta troppo divertendo.
    Complimenti all’autrice per questo articolo così esaustivo e dettagliato.

  3. Borchielli Stefano

    I nazisti si divertivano a rinchiudere i prigionieri lasciandoli morire di fame e sete divertendosi ad ascoltarne le urla strazianti.
    Per Vincent la sofferenza sarà identica solo che non potrà urlare.
    Auguro a tutti quelli favorevoli all’assassinio di questi innocenti la possibilità di pentirsi e convertirsi prima di morire per non passare l’eternità con i peggiori dolori che il demonio saprà riservare a chi in vita a saputo servirlo così bene.

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