Oltre 15.000 vite salvate, 99 centri abortisti chiusi, numerose e clamorose conversioni di ex-abortisti

 

 

Nel 1998, Planned Parenthood, la multinazionale abortista, decide di aprire un nuovo centro per aborti  a College Station, una cittadina del Texas.

Da subito un gran numero di cristiani si mobilita con tutte le energie per contrastare questo progetto, ma senza alcun esito.

Constatato il fallimento di ogni mezzo umano, il texano David Bereit e altri tre leader pro-life si riuniscono in fervida preghiera per ottenere ispirazione sulla strategia da adottare per affrontare il problema.

La meditazione sulla Sacra Scrittura suggerisce loro che nel corso della storia Dio ha concesso agli uomini grandi grazie spirituali attraverso periodi di 40 giorni di intensa preghiera e digiuno: dall’esempio di Ninive, salvata dai meritati castighi divini a quello di Nostro Signore nel periodo di purificazione nel deserto, prima dell’inizio della Vita Pubblica, ai quaranta giorni che separano la Resurrezione dall’Ascensione al Cielo.

Il ritorno a Dio appare loro come il mezzo più efficace per fermare la piaga dell’aborto e per avvicinare i cuori e le menti da una cultura di morte ad una cultura di vita.

Nel solco degli insegnamenti di Giovanni Paolo II – “La preghiera e il digiuno costituiscono la forza più potente nella storia umana” – nasce l’iniziativa: 40 days for life, una sorta di maratona di preghiera e testimonianza, divenuta un evento mondiale.

L’iniziativa è fondata su tre capisaldi:

  • Preghiera e digiuno: è l’invito rivolto a tutte le persone di fede di sostenere l’iniziativa con 40 giorni di fervente preghiera e digiuno in difesa della Vita.
  • Veglie pacifiche: è la testimonianza attraverso la veglia davanti agli ospedali abortisti.
  • Sensibilizzazione delle coscienze: è l’opera di diffusione della cultura pro-life, attraverso il messaggio positivo e ottimista della sacralità della Vita, mediante i media, la Chiesa e la scuola, le petizioni e la visibilità pubblica.

I frutti di questa strategia superano di gran lunga le speranze dei suoi promotori.

Dopo due anni l’iniziativa si estende ad altre sei città e la prima campagna nazionale, nel 2007, coinvolge 89 città in 30 Stati americani.

Inoltre i frutti di conversione spirituale sono sorprendenti.

Clamorosa, durante una campagna nel 2009, è la conversione di Abby Johnson, che, da direttrice della clinica Planned Parenthood in Texas, diventa un’attivista pro-life, strenuamente impegnata per la vita.

Oggi i 40 days for life sono presenti in 56 nazioni di 816 città con 750.000 volontari.

Grazie alle 5.251 campagne locali, possono vantare al loro attivo 15.256 vite salvate, la chiusura di 99 centri abortisti e la conversione 186 ex abortisti.

Nel 2017 gli Universitari per la Vita (UpV) di Roma, sotto la guida di Robert Colquhoun, direttore dei 40 days for life, partecipano ad una campagna internazionale, con una veglia di preghiera a Roma il 6 Maggio 2017, davanti all’Ospedale S. Eugenio.

In preparazione alla prossima marcia nazionale per la Vita, che si terrà a Roma sabato 18 maggio, in Italia verrà promossa una campagna nazionale sul modello dei 40 days for life.

E’ un’iniziativa a cui stanno lavorando le associazioni “Ora et Labora in difesa della Vita” e UpV.

Ve ne parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo ci affidiamo alle vostre preghiere per la buona riuscita dell’impresa.

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Visita il sito di 40 DAYS FOR LIFE: https://40daysforlife.com/#

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«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»
http://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
ti preghiamo di diffondere fra i tuoi contatti le iniziative di “ORA et LABORA in Difesa della Vita” a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

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