Racconto

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– Ho deciso: da domani faccio solo didattica per competenze. – Così parlò il prof. Grosso, una mattina apparentemente uguale a tutte le altre, entrando nella sala professori dell’Istituto Tecnico *** di ***.

Ma poiché le sue parole non avevano suscitato presso i colleghi le auspicate  reazioni, anzi ciascuno aveva continuato a fare quello che stava facendo  prima, ecco che, sedendosi sull’unica poltroncina libera, pensò bene di replicare il concetto a voce più bassa, affinché si potesse pensare che anche prima stava parlando a se stesso. – Sì, da domani… mi interessano solo le competenze  – bofonchiò, e intanto annuiva con lo sguardo  fattosi assorto, invero un po’ artificiosamente.

– … E poi dimmi come ti sei trovato, che magari la faccio anch’io la didattica per competenze! -. La voce del collega Schirinzi, noto  per il suo allegro cinismo, gli giunse insieme a una risata dal lato opposto dell’aula.

– É una cosa seria, la didattica per competenze – replicò allora Grosso scandendo le parole con solennità, come a dire che quella non era faccenda per tipi come Schirinzi,  anarcoide celebre nella scuola per tanti motivi, fra i quali anche perché riusciva a fare lezione perfino nelle classi prime. La qual cosa  peraltro non costituiva un titolo di merito, piuttosto una curiosità : “Schirinzi? Quello che riesce a far lezione in prima C?” –

***

Il giorno dopo il prof Grosso entrò in classe, ma quest’ultima, impegnata  a leticare per antiche ruggini e dissidi recenti, non se ne accorse. Dopo un quarto d’ora di urla e minacce, però, il docente riuscì a riportare una parvenza di ordine  quanto meno nelle due prime file. Una parvenza: già nella terza i ragazzi giochicchiavano con il cellulare e parlavano a quest’ultimo, ed esso gli rispondeva come fosse una creatura viva. Tra la quarta e la quinta si accendevano lampi di risse e si incrociavano  insulti e imprecazioni. Fino a qualche tempo prima egli si chiedeva, in questi frequentissimi casi, che cosa avrebbe fatto se il Dirigente fosse improvvisamente piombato in  classe trovandovi il bailamme. Non se lo chiedeva più da quando proprio quella testa calda di Schirinzi gli aveva dato un buon suggerimento:  – E tu di’ a sua maestà che stai … sperimentando una strategia di interazione per singoli gruppi, e vedrai che ci fai bella figura, e magari ti prendi pure il bonus. – Come al solito, quel tomo non si capiva se scherzava o faceva sul serio, ma quella volta le sue parole le aveva prese per buone.

– Bene ragazzi, oggi come sapete cominciamo qualcosa di nuovo. Basta con il sapere fine a se stesso! Le nozioni sterili, le formule mandate a memoria … siete pronti? –

Ora si deve sapere che, essendo Grosso docente di Diritto, quello che aveva a lungo progettato e preparato con una serie di lezioni ad hoc, era una simulazione – o per meglio dire: una “situazione formativa con approccio multiprospettico” –  di un’udienza di processo penale.

***

Nella I F i personaggi idonei a impersonare il ruolo dell’ imputato erano in realtà numerosi. Probabilmente, anzi, alcuni erano destinati a passare dal ruolo fittizio a quello reale nel torno di pochissimi anni. Dopo lunga riflessione, infine, il professore si era deciso per Chico, detto “Pablo Escobar”, il quale, lungi dall’offendersi, sembrava ora gratificato dall’essere sotto i riflettori per quello che riteneva il ruolo di maggior prestigio. Per quanto riguarda il Giudice monocratico, ruolo adatto a studente equilibrato e saggio, vi erano state maggiori difficoltà a reperirlo. Alla fine il docente, procedendo per esclusione,  si era deciso per Grigore il quale, essendo arrivato in Italia da due settimane e non capendo niente della lingua, se ne stava sempre zitto nel suo angolo dondolandosi sulla sedia, e così poteva dare l’impressione di essere un prudente ponderatore di casi umani. Per il ruolo del PM aveva pensato a  Khalid, lingua affilata e svelto di mano. Quale avvocato – naturalmente d’ufficio, per fare didattica attiva sul diritto alla difesa che non si nega a nessuno –  la scelta era caduta su Brian (italiano nonostante il nome) in ragione della sua sperimentata attitudine a mentire anche di fronte all’evidenza. Testimoni ai fatti i “carabinieri” Dylan e Justin, anch’essi italiani. Infine era stato prescelto come cancelliere – verbalizzatore Dumitru, il quale scriveva in italiano meglio di tutti.

***

Poiché Grigore, dopo alcuni minuti dall’inizio dell’udienza,  rimaneva solennemente impassibile e silenzioso, intervenne il prof Grosso in veste di coach, suggerendo pressantemente al PM: – il Pubblico Ministero riassume i capi d’accusa e chiama i testimoni a deporre! –

Si alzò allora in piedi dallo scranno del PM Khalid, fissando torvo Chico. Fra i due non correva buon sangue, e così a Khalid stavano un po’ strette le formule stereotipate cui  Grosso aveva cercato di avvezzarlo, lui come gli altri. In ogni modo prese in mano i fogli di appunti che rappresentavano simbolicamente il fascicolo del PM e cominciò a leggere.

– Dunque signor giudice … Il fatto è avvenuto nella discoteca “Il Barracuda” di ***… verso le ore 2 del giorno 12 febbraio scorso. Per motivi imprecisati questo …. l’imputato veniva a vie di fatto con altri cinque – sei avventori. Il proprietario del locale, che oggi non è presente ma ha spedito certificato medico, ha immediatamente allertato la locale Stazione Carabinieri. Interveniva la pattuglia composta dai qui presenti carabinieri Dylan e Justin. Al loro arrivo gli altri coinvolti nella rissa si erano già allontanati, e rimaneva in loco solo questa m***a … volevo dire l’imputato, il quale persisteva nel suo atteggiamento aggressivo sia verbalmente che materialmente, insultando e minacciando i militi, rifiutando di fornire le generalità e opponendosi attivamente all’arresto, che veniva comunque eseguito. I reati che si contestano sono i seguenti:  resistenza a pubblico ufficiale (art. 337   P.),  rifiuto di dare le proprie generalità (art. 651) oltraggio a pubblico ufficiale  (art. 341 bis)… –

– Sei proprio un fottuto sbirro di ***. –

Questa espressione era stata calata lì da Chico, il quale, inizialmente calmo e sorridente, all’insulto di Khalid si era alzato dalla sedia e aveva cominciato ad avvicinarsi silenziosamente al Pubblico Ministero, passo dopo passo.

– Sbirra sarà tua madre – replicò quest’ultimo con voce roca. E, deposti i foglietti degli appunti, si mise in guardia.

Il pubblico in aula, vale a dire gli studenti che non erano investiti dei vari role playing, i quali fino a quel momento  avevano seguito assai distrattamente tutta la  faccenda, improvvisamente si rianimarono.

– Spaccaglielo, Chico! – mormorava la corporazione dei latinos.

– Khalid, senza pietà! – facevano eco i ruspanti ragazzi del Maghreb.

A quel punto il prof. Grosso, visibilmente allarmato, pensò bene di prodursi in un look-inside: – è il tuo momento Brian, intervieni tu! –

L’avvocato d’ufficio, con aria annoiata e voce strascicata, si rivolse al professore-coach: – Per quello che sono pagato, e con che tempi … posso pure starmene zitto – e continuò a mirare l’aula dalla parte opposta del cortile, che diversamente dalla sua era piena di f**a.

– Però, questo sì che ha seguito la mia lezione … – pensò in un lampo Grosso il quale, forte di una sua lontana esperienza legale, aveva spiegato ai ragazzi le problematiche tecniche della difesa d’ufficio. Ma ora, al di là di questa epidermica soddisfazione, bisognava scongiurare il peggio.

Khalid e Chico, due mondi diversi, due culture, due stili di vita, erano l’uno di fronte all’altro. Solo un indifeso centimetro d’aria li divideva …

Il prof. Grosso non sapeva bene che fare, dimidiato tra la volontà di frapporsi fra i due rissosi e quella di non stravolgere la “situazione formativa” che egli stesso aveva costruito …

Dolce e benedetto suono della campanella! Suono che sciogli i nodi, che lenisci i patemi, che sedi le risse! Ecco che Chico e Khalid, come sfiorati dalla bacchetta del mago, cessano gli sguardi truci, e lentamente si volgono indietro allontanandosi l’uno dall’altro … Negli anni dipoi, il prof. Grosso avrebbe ricordato spesso quel magico suono, proprio quello di quel giorno là, ogni volta provando lo stesso sollievo. Chi resiste alla dolce fermezza di quel richiamo? Richiamo che dice, anzi sussurra: oh, deponi ogni cosa, esci di qui, raggiungi la pace della tua casa. Domani saranno forse altre amarezze, ma ora, ora siano serenità e riposo!

***

– Allora? – chiese Schirinizi a Grosso pochi minuti dopo, incrociandolo presso l’uscita. – Com’è andata? Gliele hai date le competenze? –

Ma poi vide la tensione, la delusione e la stanchezza negli occhi del collega, e il precario sollievo della fine dell’ora, e non ebbe animo di andare oltre, e gli mise la mano sulla spalla con simpatia, e gli sorrise.

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Alfonso Indelicato – Responsabile della Comunicazione dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

1 commento su “Cercando un’altra scuola: la didattica per competenze”

  1. Sono stata alunna e insegnante quando ancora squola si scriveva con la ‘c’.
    Del diluvio che dal resto del mondo vi si è scaricato sopra non riesco ancora a capacitarmi. Forse perché ho sempre fatto del tutto per rimanere una persona e non diventare un robot

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