E’ ormai evidente la volontà in Francia, ma anche in diverse nazioni europee, di considerare i pazienti in stato vegetativo come uomini in stato di sopprimibilità, inutili fardelli di cui sbarazzarsi. È l’inevitabile traguardo della società pagana, che perde il senno di fronte al dramma della sofferenza, che invece trova la sua luce e la sua ragione nella Croce di Cristo. L’ipocrisia di Macron, un po’ Don Abbondio e un po’ Pilato. Le chiare parole di Giacomo Rocchi

 

 

Dal 21 maggio scorso il sito http://www.jesoutiensvincent.com/ non viene più aggiornato, da quando per il detenuto Lambert la Corte d’Appello di Parigi aveva chiesto la sospensione dell’esecuzione capitale, in attesa della sentenza del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

La decisione era stata accompagnata da una dichiarazione del presidente Macron, insolita  – visto che in passato non si è mai curato di rispondere ai ripetuti, accorati appelli pubblici, rivoltigli da Viviane, la madre di Vincent – in cui con tono mellifluo e buonista, sosteneva:

Come tutti voi, sono profondamente commosso dalla situazione di Vincent Lambert. Come cittadino, ho seguito il suo incidente nel 2008 e la sua situazione per più di 10 anni. Come uomo, come tutti i francesi, mi sono interrogato per me, per i miei cari. A questa domanda, che tocca la parte intima di ciascuno, non c’è una risposta semplice o inequivocabile. Solo incertezze e lacerazioni che hanno attraversato la famiglia di Vincent Lambert e attraversano così tante famiglie in Francia. E il desiderio di rispettare la dignità di ogni vita umana. Oggi, come Presidente della Repubblica, non spetta a me sospendere una decisione che deriva dalle valutazioni dei suoi dottori e che è conforme alle nostre leggi. Ma tocca a me ascoltare l’emozione suscitata e rispondervi. Vincent Lambert ha subito un incidente stradale il 29 settembre 2008, più di 10 anni fa. Tutti gli esperti medici hanno concluso che la sua condizione è irreversibile. La decisione di interrompere il trattamento è stata presa dopo un dialogo permanente tra i suoi medici e sua moglie, che è il suo tutore legale. È stata presa in applicazione della nostra legislazione che consente di sospendere le cure in caso di ostinazione irragionevole – che, secondo le varie équipes mediche, è il caso di Vincent Lambert. Dietro le spaccature, sento un’angoscia: quella che in Francia si può decidere arbitrariamente la morte di un cittadino. È proprio perché non è così, perché non c’è posto nel nostro paese per l’arbitrarietà, che non devo interferire nella decisione di trattamento e di diritto che è stata presa nel caso di Vincent Lambert. Proprio per riaffermare i principi fondamentali che reggono la nostra nazione e prevalgono su tutte le altre considerazioni: la lotta per la vita, il rispetto per la morte, la protezione di tutti. Oggi dobbiamo qualcosa a Vincent Lambert e alla sua famiglia: il rispetto per la loro intimità e il loro dolore“.

Mancavano pochi giorni alle elezioni europee e questa vicenda avrebbe danneggiato l’immagine del presidente progressista, sostenuto dalle élite finanziarie e massoniche.

Molto meglio lasciar trascorrere una manciata di giorni, esattamente fino a venerdì scorso 31 maggio, data in cui il governo francese ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’appello di Parigi, che aveva ordinato la ripresa della somministrazione di cibo e idratazione al giovane tetraplegico, da 6 anni detenuto all’Ospedale Universitario di Reims, in completo abbandono terapeutico e relazionale.

E’ ormai evidente la volontà in Francia, ma anche in diverse nazioni europee, di considerare i pazienti in stato vegetativo come uomini in stato di sopprimibilità, inutili fardelli di cui sbarazzarsi.

Come ha illustrato chiaramente il Magistrato Giacomo Rocchi in una recente intervista (rif. http://www.lanuovabq.it/it/eutanasia-dobbligo-ecco-il-futuro-che-ci-preparano), nel caso di Vincent Lambert ogni paravento è caduto: la sua condizione di disabile psichico con scarse (o nulle) possibilità di miglioramento ha portato direttamente a giudicarlo indegno di continuare a vivere e a valutare come un’ostinazione irragionevole perfino continuare a nutrirlo e idratarlo.

A chi obietta che se Vincent Lambert avesse redatto una Disposizione anticipata di trattamento (DAT) il problema sarebbe stato risolto, il magistrato risponde che l’unica funzione delle DAT è quella di permettere, al momento opportuno, di uccidere senza problemi il paziente o il disabile, ma in assenza di queste, essi vengono ugualmente soppressi.

Si parte dal diritto dell’interessato a rifiutare le terapie salvavita, si passa per quello dei suoi rappresentanti legali (tutore, genitore di minori) a rifiutarle per suo conto, fino a giungere molto rapidamente alla decisione dei rappresentanti dello Stato – ovviamente un Collegio che attua una precisa procedura – insindacabile, autorevole, obbligatoria.  Lo abbiamo già visto, del resto, per Alfie Evans: l’opposizione dei genitori non è servita a nulla, perché lo Stato aveva deciso che quel bambino doveva morire.

Stante la generale indifferenza e ignoranza in tema di eutanasia, è raccomandabile leggere l’agilissimo libro di Giacomo Rocchi “Licenza di uccidere”, presentato alla conferenza di apertura della Marcia per la Vita a Roma lo scorso 18 maggio.

Di quella presentazione riportiamo un breve passaggio, particolarmente illuminante dell’attuale scenario:

Chi si illude che gli venga riconosciuto il “diritto di morire”, non si accorge che la spinta sociale, filosofica e normativa è verso il “dovere di morire” di alcune categorie di persone; soprattutto, non si accorge che al legislatore che ha introdotto il diritto al suicidio medicalmente assistito (immediato o per il futuro, tramite testamento biologico) interessa soltanto l’eutanasia non consensuale di determinati soggetti: il riconoscimento della piena autodeterminazione sulla propria vita è lo strumento per introdurre e legalizzare il fenomeno esattamente opposto, la piena eterodeterminazione sulla vita altrui.

Insomma, al legislatore non interessa affatto come muoiano Piergiorgio Welby o Fabiano Antoniani (DJ Fabo); al Parlamento interessava che vengano uccisi i soggetti in stato vegetativo, i neonati con disabilità, i bambini gravemente malati, gli anziani in stato di demenza o poveri, i malati cronici …

Quindi la legge riguarda tutti, perché tutti, prima o poi, ci ammaliamo o diventiamo disabili, invecchiamo e ci avviciniamo al termine della vita.

Perciò la battaglia in sostegno di Vincent Lambert, non riguarda soltanto la difesa della nostra civiltà, quanto la nostra stessa vita, il futuro che attende noi e le persone che amiamo.

Non possiamo ignorarla.

4 commenti su “Da pazienti in stato vegetativo a pazienti in stato di sopprimibilità: La Francia ha fretta di uccidere Vincent Lambert”

  1. Marcello.giuliano@icarcene.edu.it and all other information on the site will

    Hitler è tornato sotto le mentite spoglie di uno Stato provvidenze e previdente. Vorrei morire quando lo vorrà Dio e non l’uomo.

  2. Oswald Cobblepot (the Penguin)

    “Lo Stato aveva deciso che quel bambino doveva morire”: nessun frase descrive meglio quanto sta per succedere. Ed è ancora peggio l’aggiunta, secondo la quale devono essere “uccisi i soggetti in stato vegetativo, i neonati con disabilità, i bambini gravemente malati, gli anziani in stato di demenza o poveri, i malati cronici”. A parte ogni analogia con l’Aktion T4 nazista (soppressione delle “vite indegne di essere vissute”). E l’aspetto più rivoltante è la vera motivazione di questo orrore. Ma quale senso di umanità, quale morte dolce, quale fine della sofferenza?! Ci prendono tutti per allocchi, se pensano che crediamo ancora a questa massa di bugie! Se è vero quello che circola in rete (“Il Governo inglese ha deciso di aumentare gli stanziamenti al servizio sanitario pubblico, che passeranno da 130 miliardi di sterline a 150 miliardi di sterline in quattro anni. Una somma che non sarà in ogni caso sufficiente per tenere il passo con l’aumento dei costi dei farmaci e l’invecchiamento della popolazione che ha esigenze sempre più complesse.” Fonte: quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=62941. ), la ragione sono i soldi! Sempre loro! Se si convince la gente che un bambino con una malformazione congenita o contratta dopo o per il parto, un malato terminale, un anziano ormai non curabile, possono essere soppressi, sai quanti bei soldini possono essere stornati dalla sanità nazionale e pubblica, per essere destinati altrove! Lucro spacciato per umanità. LJC da Gotham, il Pinguino.

  3. Antonio Diano

    Mi sembra assai acuto il riconoscimento da parte del dott. Rocchi del fatto che è l’eterodeterminazione della vita altrui lo scopo vero delle politiche di eutanasia: l’eliminazione delle persone giudicate inutili, scomode, soprattutto costose. Hitler al confronto era un’educanda. Tutto questo è mascherato come “libertà” ma è il peggior sacrilegio contro Dio (dopo quello di disconoscerlo, che è alla base di tutto il resto) e il peggior delitto conto l’uomo. Ma non dimentichiamo che, concettualmente, anche l’autodeterminazione è cattolicamente da rigettare, in quanto non esiste un “diritto” al suicidio. La vita, tout simplement, non ci appartiene, non appartiene agli altri (a chiunque altro, fosse lo stato, il medico, l’avvocato, il giudice, il parente, il vicino di casa, l’autista dell’autobus…) e non appartiene a noi stessi.

    1. Infatti. La deviazione è proprio in quell’assunto. Non esiste “autodeterminazione” per la vita. La vita non è un vestito, non è un’opzione politica, non è un menù. Nutrizione ed idratazione, il bere semplicemente, non sono un “trattamento”. Sono un dovere per ogni essere umano. C’è da rimanere inorriditi di fronte di tanta freddezza. La deriva sembra aver preso il sopravvento : dall’Olanda è giunta ieri la notizia dell’adolescente emotivamente sofferente che ha compiuto l’atto estremo, avendo ricevuto il rifiuto di un intervento esterno da parte del personale medico. Non possiamo emettere giudizi in assenza di informazioni circostanziate. E tuttavia il tragico dubbio resta : il curare “senza se e senza ma” deve o no restare la via maestra? E’ possibile intercettare i segnali inequivocabili del dolore ed intervenire per arginarli. Padre Pio chiamò l’Ospedale da Lui fondato “Casa sollievo della sofferenza”. Sollevare, alleviare, curare, consolare e nei casi di stanchezza invincibile lasciare il compito arduo a chi si sente di abbracciare la Croce, evitando di aggredire le Istituzioni – sebbene laiche, asettiche, gelide, negativamente influenzate – o peggio di ricevere un responso impossibile da un’aula di Tribunale, sovraccarica di suo di altra fatica e altro dolore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *