Ma quali “carte segrete”? I capitoli più riservati (e più importanti) dell’attività pacificatrice di Pio XII durante il secondo conflitto mondiale furono già svelati dieci anni fa dallo storico Luciano Garibaldi

 

Grande (ma forse neppure così grande) attesa dopo l’annuncio, dato da Bergoglio, che tra meno di un anno (esattamente il 2 febbraio 2020) saranno aperti agli studiosi gli archivi segreti di Pio XII. Papa Eugenio Pacelli, che, secondo la stragrande maggioranza dei credenti, dovrebbe essere stato da tempo proclamato Santo, è “soltanto” Venerabile e il processo di beatificazione è stato sospeso, non si è mai ben capito perché. Sta di fatto che le accuse, gettate a man salva su di lui, di non avere fatto abbastanza per contrastare la follia e la violenza nazista prima e al tempo della seconda guerra mondiale, sono da tempo smontate. E lo sono anche, in gran parte, grazie al libro del nostro collaboratore, il giornalista e storico Luciano Garibaldi, il quale, nel suo «O la Croce o la Svastica», pubblicato da Lindau nel 2009 e ristampato nel 2017, rivelò alcuni episodi ignorati che testimoniavano il coraggioso comportamento di Pio XII di fronte alla violenza nazista. Episodi che smentirono clamorosamente il commediografo Rolf Hochhut e il suo dramma teatrale “Il Vicario” con il quale accusava tout court Pio XII di acquiescenza e complicità con i nazisti. In attesa dunque di sfogliare l’«archivio segreto» di Pio XII, e sperando che esso non sia stato “ripulito” dalle carte che documentano il coraggio del grande pontefice, proprio a Luciano Garibaldi  “Il Nuovo Arengario” ha chiesto un intervento su questa vicenda. Che pubblichiamo in due puntate.

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Quando uscì, nel novembre 2009, stampato e lanciato dalla Lindau, «O la Croce o la Svastica», a chi mi chiedeva che cosa mi avesse spinto a gettarmi in quella non facile impresa, risposi che nel mio archivio di giornalista di lungo corso avevo del materiale, anche inedito, che non poteva più restare tra le carte polverose. Un esempio per tutti: le confidenze che mi aveva fatto nel 1983, un anno prima di morire, il generale Karl Wolff, comandante in capo delle SS in Italia durante l’ultima fase della guerra, l’ufficiale che aveva avuto da Hitler l’ordine di rapire Pio XII e rinchiuderlo in una fortezza del Liechtenstein. Oppure le interviste che avevo realizzato a suo tempo in Germania incontrando i principali superstiti dell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 (l’Operazione Walkiria), interviste che mi consentirono di scoprire che la partecipazione degli ambienti cattolici alla congiura per uccidere il dittatore nazista era stata molto, ma molto più intensa ed importante di quanto si potesse immaginare.

Tutto questo mi autorizza ancora oggi a fornire la mia modesta testimonianza per mettere finalmente un punto sicuro sulla controversa vicenda dei presunti cedimenti di Papa Pacelli verso il nazismo. E questo punto sicuro consiste nel fatto che la Chiesa cattolica fu la più eroica, la più determinata, la più intransigente comunità ad opporsi alle follie razziste e alla persecuzione antiebraica. Con il risultato di salvare – conti alla mano – non meno di un milione di ebrei in tutta Europa, e con un tragico conto da pagare al Terzo Reich, e consistente in non meno di 4000 religiosi immolatisi in nome della fede e della giustizia, e sterminati nei Lager nazisti.

Il primo religioso tedesco a finire in un Lager fu il gesuita Josef Spieker. In una predica a Colonia, nel 1934, aveva esclamato: «La Germania ha un solo Führer ed è Cristo!». E il primo ad essere eliminato dai nazisti fu monsignor Bernard Lichtenberg, arciprete della cattedrale di Berlino: aveva pregato assieme ad un gruppo di ebrei. Non fu che l’inizio di una sfida senza equivoci che si concluse con il sacrificio di quattromila sacerdoti e religiosi cattolici. Alla guida di questa eroica impresa, due grandi Pontefici: Pio XI e Pio XII. Ho l’ambizione di aver raccontato la vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il Nazismo chiudendo definitivamente la disputa sui presunti silenzi di Pio XII, il Papa che Reinhard Heydrich – il promotore della «soluzione finale del problema ebraico» – in un rapporto segreto definì «schierato a favore degli ebrei, nemico mortale della Germania e complice delle potenze occidentali». Nel libro raccontai anche i due enigmi che ancora avvolgono la vicenda di Claus Von Stauffenberg, l’ufficiale che il 20 luglio 1944 tentò di uccidere il Führer: se cioè sia vero che il colonnello, fervente cattolico, prima di collocare la bomba si confessò dal vescovo di Berlino, ne ottenne l’assoluzione e si comunicò; e se si possa affermare che il Vaticano fu preventivamente informato dell’Operazione Walchiria. Altri capitoli li dedicai alle donne tedesche che si batterono per la fede e la carità contro l’antisemitismo nazista; ai non pochi ebrei, anche famosi, scesi in campo in difesa di Pio XII, un Papa ingiustamente diffamato; ed anche, per una informazione completa ed obiettiva, ai sacerdoti e monsignori che si schierarono a fianco di Hitler.

Del resto, le vere intenzioni di Hitler nei confronti del cattolicesimo si erano manifestate fin dall’inizio.

1 febbraio 1933: Hitler va al potere e s’impegna a «proteggere fermamente il cristianesimo». Poco dopo, seguendo l’esempio di Mussolini, firma il concordato con la Santa Sede. Ma ben presto rivela le sue vere intenzioni. Una serie di soprusi e violenze ai danni della Chiesa cattolica tedesca spinge Pio XI a promulgare l’enciclica «Mit brennender Sorge». L’assassinio del presidente dell’Azione Cattolica di Berlino segna l’inizio di un’autentica persecuzione: soppressione delle scuole cattoliche, chiusura della stampa confessionale, arresto dei suoi direttori, ondata di processi-farsa contro il clero. In Austria, dopo l’Anschluss (la sua annessione alla Germania), si arriva al saccheggio e all’incendio delle scuole cattoliche e del palazzo arcivescovile. Negli stessi anni, una persecuzione ancora peggiore, caratterizzata da un atroce spargimento di sangue, colpisce il clero cattolico nella Spagna repubblicana, dove l’esercito si è ribellato al governo filocomunista spalleggiato dalla Russia sovietica, dando inizio alla guerra civile.

In Germania, fu Clemens von Galen, futuro Beato, vescovo di Muenster, ad assumere un ruolo fondamentale nello schierare la Chiesa cattolica tedesca contro la dittatura nazista. Accanto a lui, il vescovo di Berlino, Konrad von Preysing, suo cugino primo. Furono essi a dare inizio ad una lotta senza quartiere, da parte delle organizzazioni cattoliche, contro Alfred Rosenberg e il suo «Mito del XX secolo», il razzismo. Il segretario di Stato vaticano, Eugenio Pacelli, già nunzio apostolico in Germania, inviò ben settanta note di protesta al governo di Hitler mentre i vescovi tedeschi, riuniti alla Conferenza di Fulda, pronunciarono una condanna definitiva nei confronti del «neopaganesimo del sangue e della razza».

Del pari, parole inequivocabili di condanna del nazismo erano contenute nei due radiomessaggi pronunciati da Papa Pacelli in occasione del Natale del 1941 e del Natale 1942. Ma già nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’enciclica «Summi Pontificatus», Pio XII si era schierato apertamente in difesa degli ebrei. E quando era ancora segretario di Stato, aveva pubblicato alcuni articoli dedicati al nazismo su «L’Osservatore Romano», in uno dei quali aveva scritto che il partito di Hitler non è «socialismo nazionale», ma «terrorismo nazionale».

Un capitolo a sé è quello che si occupa della sorte degli ebrei ungheresi deportati nei Lager. Avuta la certezza della terribile fine che attendeva quelle creature, Pio XII giocò la carta dell’ammiraglio Horty, reggente d’Ungheria e a lui devoto, per cercare di salvare 300 mila persone, appunto i componenti della comunità ebraica di quella nazione ancora formalmente indipendente. Le sue note restano quali veri capolavori di diplomazia ma anche di fermezza. Horty trovò la forza di resistere ai «protettori» nazisti, ma fu fatto prigioniero dai tedeschi e obbligato a trasferirsi in Germania. Tutto fu inutile. I prigionieri ungheresi furono sterminati in 15 giorni nelle camere a gas di Auschwitz. Nulla poté fare neppure il Congresso Mondiale Ebraico, anche perché non volle credere, almeno fino al termine del conflitto, alla mostruosa ferocia dei nazisti.

Questi, ed altre decine di elementi di prova della tenace azione svolta dalla Chiesa di Pio XII contro il nazismo non sono bastati a sgomberare il campo dai dubbi e dai sospetti. Così come non sono bastati i dieci libri che suor Margherita Marchione ha dedicato a raccogliere e catalogare le prove del soccorso prestato dal Papa agli ebrei. Il Congresso Mondiale Ebraico ha infatti chiesto alla Chiesa di bloccare la causa di beatificazione di Pio XII. Eppure è provato che un milione di ebrei si salvarono grazie alle sue iniziative. A cominciare dai cinquemila nascosti nei conventi, nelle case religiose della capitale e a Castelgandolfo, durante la razzia nazista nei quartieri ebraici di Roma. Ma tanti ebrei, anche famosi, si sono schierati in sua difesa. Mi limito a ricordare otto nomi: Albert Einstein, Golda Meir, Martin Gilbert, Michael Tagliacozzo, Gary Krupp, Elio Toaff, William Zuckermann.

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Nella prossima puntata:

QUANDO HITLER ORDINO’ DI RAPIRE PIO XII

 

Così il noto mensile italiano di storia, «Storia in Rete», diretto da Fabio Andriola, presentò il libro-rivelazione di Luciano Garibaldi sull’azione svolta da Pio XII per contrastare la violenza nazista

1 commento su “Dopo l’annuncio di Bergoglio sulle “carte segrete” di Papa Pacelli (prima parte)”

  1. Dante Pastorelli

    Da ricordare anche i libri di Pinchas Lapide (ebreo), Angelozzi Gariboldi, e soprattutto, per i documenti, di suor Margherita Marchione.

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