Così proprio non va. Dopo anni di accondiscendenza nei confronti di scafisti, trafficanti e Ong finanziate dai fan dell’accoglienza, Matteo Salvini ha finalmente messo al bando le organizzazioni non governative che facevano da spola dalle coste libiche ai porti italiani per riempirci di immigrati (la maggior parte clandestini). Ecco, però, che ora si trova a dover lottare contro una folta schiera di irriducibili che non vogliono piegarsi alla chiusura dei porti e che per questo gli fanno la guerra, sia nei talk show sia nelle aule dei tribunali, dando così sostegno (politico e giuridico) a quelle stesse Ong con cui speravamo di non dover aver più niente a che fare.

L’assist alle Ong è arrivato, ieri mattina, dal tribunale dei ministriche, riscrivendo la decisione della procura di Catania, ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Lo accusano di aver abusato dei suoi poteri di ministro dell’Interno, quando lo scorso agosto ha bloccato lo sbarco degli immigrati che si trovavano a bordo della Diciotti. Secondo i giudici, lo avrebbe fatto per finalità politiche, pur sapendo di violare le convenzioni internazionali. Accuse pesantissime di cui, però, Salvini fa carta straccia dicendo di non avere “alcuna paura” di farsi dai tre ai quindici anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini. La sua posizione, d’altra parte, resta la stessa del primo giorno in cui si è seduto al Viminale: “Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiai”.

La decisione del tribunale dei ministri di voler processare a tutti i costi Salvini ha già avuto due effetti degni di nota. Il primo si misura in termini di consensi. Ieri pomeriggio,non appena si è diffusa la notizia, milioni di utenti hanno fatto schizzare su Twitter l’hashtag #SalviniNonMollare in cima alle tendenze italiane e tra i principali trend mondiali. Un autogol, dunque, per tutti i buonisti. Il secondo risultato, invece, è un assist (volontario?) alle Ong che, nonostante la stretta del Viminale, continuano a operare nel Mar Mediterraneo. Proprio oggi, parlando del caso della Sea Watch 3 ancorata al largo di Siracusa, Enrico Rossi, l’ultrà dell’accoglienza che guida la Regione Toscana, si è richiamato al tribunale dei ministri inveendo contro Salvini e intimandogli di non “sequestrare” i 47 immigrati a bordo.

Con lo strappo di ieri i magistrati del tribunale dei ministri hanno regalato alle organizzazioni non governative un precedente giuridico da contrapporre alla linea dei porti chiusi. Non stupisce che tra le toghe che hanno preso questa decisione ci sia anche Paolo Corda che tre anni fa aveva liberato due scafisti nordafricani perché avevano sì portato in Italia 230 clandestini, ma lo avevano fatto “occasionalmente”. Oggi ci ritroviamo con un altro barcone a poche miglia dai nostri porti: batte bandiera di un altro Paese (l’Olanda) e appartiene a una Ong con sede in un altro Paese ancora (la Germania). Eppure nessuno dei due Stati, come nemmeno l’Unione europea, sembra volersene far carico. Probabilmente puntano tutti quanti a far precipitare nuovamente la situazione e a far arrivare la tensione al limite per mettere Salvini all’angolo. Perché ci saranno sempre Ong pronte infrangere le regole pur di raggiungere i propri scopi. Tanto sanno di poter contare sul politico o il magistrato di turno disposto a giustificare le loro scorribande.

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fonte: Il Giornale

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