Temo di no. Ma c’è, purtroppo, sempre, la pessima abitudine di sfruttare i giovani per avere schiere compatte e inconsapevoli da sbandierare, a sostegno di tesi precostituite e bugiarde. Il sessantotto è una malattia che, almeno per ora, è inguaribile.

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Non voglio entrare nel merito delle “motivazioni” dello sciopera “per il clima”, con i giovani che “lottano per il futuro”. Tutta la faccenda è talmente grottesca che non meriterebbe nessun commento. C’è, in più, anche un aspetto davvero bieco di sfruttamento di una povera ragazzina, oltretutto affetta da una malattia tutt’altro che lieve. Facendo leva sulla facile commozione, sul buonismo cretino che ormai pervade tutto e tutti, la povera figliola viene “sbattuta in prima pagina” a fare da icona a piani ben più grandi di lei e che alla sua età non è certo in grado di capire. Ma è il soggetto ideale: giovane, malata, ma “lottatrice”. Per la pubblica opinione stordita dalla disinformazione, non può che essere la bocca della verità. E Dio non voglia che davvero le venga dato il Premio Nobel. Alla sua età, e con la sua malattia, ha tutto il diritto di vivere tranquilla, fare la ragazzina e, ove, possibile, essere curata.

Chiusa la parentesi. Vorrei solo dire due parole ai giovani che ieri hanno riempito un po’ di piazze in giro per il mondo.

Ragazzi, state attenti: non fatevi sfruttare. Ponetevi almeno qualche domanda. Ad esempio:

  • Organizzare un evento a livello planetario come quello di ieri, costa un sacco di soldi. Da dove vengono? E chi li ha spesi, o meglio investiti, secondo voi lo ha fatto gratis?
  • Secondo voi, chi vi porta in piazza, vi inquadra, vi fornisce gli slogan da ripetere e le insegne da portare, in una parola vi trasforma in una truppa disciplinata, sta agendo per il vostro bene?
  • Cosa sapete realmente sui “problemi climatici”? Cosa sapete sulla disinformazione pazzesca che c’è in questo settore? Cosa sapete sulla disinformazione in generale?
  • Conoscete il proverbio siciliano che dice: “Il limone prima si spreme e poi si getta?”.

E potrei andare avanti con tante altre domande, ma risulterei noioso.

Quando ero un liceale (una valanga di anni fa) si diventava maggiorenni a 21 anni e quindi se si decideva di “bigiare” (ovvero non andare a scuola; non so se oggi si dica ancora così), bisognava poi fare i conti con il padre, che doveva firmare la giustificazione per le assenze… ed erano momenti un po’ (tanto) difficili…

Però la “bigiata” era pur sempre una libera scelta, magari per andare a spasso con la ragazzina (purché anche lei avesse avuto il coraggio di bigiare), magari solo per andare a spasso. Era una libera scelta che insegnava una cosa molto importante: liberi di scegliere, purché disposti poi a pagare le conseguenze delle proprie scelte.

Poi venne il miracoloso “sessantotto” e la bigiata di massa divenne possibile con il nuovo idolo: la “manifestazione”. I pochi professori che osarono, a quei tempi, considerare gli studenti “manifestanti” come “assenti”, dovettero fare rapidamente retromarcia, soprattutto perché lasciati soli da quelle autorità che, anziché sostenerli, preferirono stare alla finestra in attesa degli eventi.

E cominciò quella tristissima massificazione dei giovani, che ora rivedo, immutata, nelle varie “manifestazioni” che hanno tutte, al di là delle motivazioni (che del resto sono abbastanza indifferenti) il comune denominatore di cancellare gli individui e creare il gregge. Peccato che sia un gregge i cui pastori sono lupi… ma di questo ci si accorge poi.

Ricordo che il preside del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, il prof. Emilio Arlandi, quando la marea sessantottina dilagava, mi disse sconfortato: “Io posso permettere tutto ai miei ragazzi, ma non di diventare cretini”.

Inutile specificare che li prof. Arlandi fu tra i perdenti, anche lui abbandonato da Provveditori, Ministri e compagnia bella, che ritennero più conveniente stare alla finestra.

Ma chi pagò il conto fu una generazione di giovani, illusi, sfruttati e poi buttati via. Come il limone di quel proverbio siciliano.

Lo stesso copione si ripeté tante e tante volte, sempre con lo stesso sistema: lo sfruttamento dell’ingenuità giovanile per “fare massa”.

Ragazzi, recuperate la vostra libertà! Oltretutto voi, se appena diciottenni, potete “bigiare” liberamente e, visto ciò che ormai si insegna nelle scuole, non rischierete neanche di restare ignoranti.

Nel gregge, tutti sono uguali. Non preferite essere individui?

3 commenti su “Sciopero “per il clima”. C’è un limite al ridicolo?”

  1. Concetto Baronessa

    Con l’età ci si accorge che lo studio, al di là dell’aspetto tecnico e professionale, parlo ovviamente dello studio degli autori (che nella scuola non si pratica più con la dovuta intensità e convinzione) costituisce un’occasione preziosa per cogliere le reali problematiche, i motivi e i valori della vita. È una prova di vera maturità e serietà (der Ernst, dice Hegel). Rifiutarsi di perdere un giorno di scuola e presentarsi all’orario prescritto con i testi di Leopardi o di Manzoni o di Dante, mentre gli altri sono dietro uno striscione a belare castronerie, sarebbe una bella testimonianza.

  2. Non mi meraviglio più di tanto, pensate che è stato istituito presso la pontificia università lateranense, il……………Diploma sulla ecologia integrale. ovviamente molto più importante degli insegnamenti di nostro Signore.

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